Politica

Svizzera, referendum su reddito di cittadinanza: vita dignitosa anche ai disoccupati

di Giuseppe Novelli

Giornata di referendum oggi in Svizzera, dove tra diversi quesiti spicca quello sull’introduzione di un “reddito di base incondizionato” (RBI), in pratica un reddito di cittadinanza che possa garantire una vita dignitosa a tutti, compresi quanti non lavorano, per scelta o per necessità. Una iniziativa definita da molti “utopia”, vista però anche come un primo test per una società che registra crescenti gap salariali e che prende atto della scomparsa di certi lavori sulla scia della rivoluzione digitale. Se passasse, la Svizzera sarebbe il primo Paese al mondo con un reddito di 2.500 euro assicurato dallo Stato, a tutti. Ma i sondaggi prospettano una bocciatura. La cifra in realtà non fa parte del quesito referendario, ma i promotori hanno impostato il dibattito sui 2.500 franchi svizzeri, ovvero 2.500 euro. Per i minori, ‘solo’ 625 euro. La proposta del reddito “incondizionato” arriva da un gruppo di cittadini indipendenti, ma pare avere poche speranze di passare. Il governo si è dichiarato contrario perché implicherebbe spese insostenibili – un conto federale da 25 miliardi di franchi – molti economisti hanno fatto notare che disincentiverebbe il lavoro delle donne, altri analisti hanno sostenuto che sarebbe una zavorra letale per la meritocrazia.

L’iniziativa, osserva un approfondimento di SwissInfo, “non ha fatto breccia tra i partiti: in parlamento è stata rifiutata in blocco dalla destra e dal centro e ha raccolto pochi consensi tra la sinistra rosso-verde. Alla Camera del popolo è stata respinta con 157 voti contro 19 e 16 astensioni”. Alla Camera dei Cantoni ha raccolto il sostegno solo della socialista Anita Fetz, che invita a riflettere su questa idea, che “potrebbe essere una soluzione concreta, presumibilmente tra 20 o 30 anni, quando dalla digitalizzazione del lavoro risulterà una forte perdita di posti”. Il reddito sarebbe incondizionato e non tassato e dovrebbe sostituire i vari strumenti di welfare attualmente attivi. Coloro che lavorano e guadagnano una cifra minore avrebbero un`integrazione, ai disoccupati andrebbe invece l`intero importo. Nel concreto, chi oggi guadagna 1800 franchi svizzeri, ne otterrebbe altri 700, mentre non ci sarebbe alcun cambiamento per chi guadagna almeno 2.500 franchi (in realtà ci sarebbero prelievi per contribuire al finanziamento della misura, ma compensati da un equivalente versamento). Secondo un sondaggio Demoscope, il 10% degli elettori della Confederazione dichiara che potrebbe smettere di lavorare in caso di istituzione del reddito minimo universale. Va comunque registrato che il salario medio in Svizzera sfiora i 6.500 franchi e la soglia di povertà si attesta a 2.220 franchi, poco sotto la cifra prevista come reddito di cittadinanza, che, se adottato, andrebbe a sostituire il sistema di welfare attualmente in vigore. In base a vari sondaggi, l’idea del reddito per tutti otterrebbe l’approvazione di circa il 40% degli elettori, quindi ha ben poche speranze di passare.

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