Tagli e sobrietà: buttati i tubini, addio ai colori sgargianti e a orecchini troppo evidenti. La Rai affonda nei guai

Tagli e sobrietà: buttati i tubini, addio ai colori sgargianti e a orecchini troppo evidenti. La Rai affonda nei guai
29 maggio 2016

di Alberto Di Majo

monica-maggioniPassano i governi ma lo slogan più fortunato della televisione pubblica è sempre attuale: Rai, di tutto di più. Il premier Matteo Renzi era convinto che avrebbe fatto “cambiare verso” anche al piccolo schermo ma, invece, potrebbe venirne travolto. Tg e programmi hanno una linea di stretta osservanza renziana ma i discepoli dell’ex sindaco di Firenze, piazzati in posti strategici, rischiano di azzoppare definitivamente il cavallo di Viale Mazzini, sconvolgendo, peraltro, il vangelo secondo Matteo. Tanta fatica sprecata per il premier che, non a caso, debuttò nel 1994 in una tv privata (Canale 5) girando “La ruota della fortuna” accanto a Mike Bongiorno. L’ultima dalla RenziTv (pubblica) è di Daria Bignardi (foto home), fresca direttrice della terza rete. Addio a tacchi a spillo e scollature, la ex conduttrice delle “Invasioni Barbariche”, che offriva boccali di birra ai suoi ospiti e che non lesinava domande per farli arrossire, ha cambiato verso (lei sì) e vorrebbe mettere il burka, come ha ironizzato Dagospia, ai personaggi, femminili del canale. Camicie sobrie, gonne oltre il ginocchio, ballerine e, ovviamente, trucco appena accennato. Un “dress code” molto più preciso delle quattro indicazioni per i conduttori del Tg diramate dal direttore di Rai Parlamento Gianni Scipione Rossi (niente camicie con le maniche arrotolate sopra il gomito). Povere giornaliste della ex TeleKabul: buttate i tubini, addio ai colori sgargianti, banditi gli orecchini troppo evidenti. “Abbiamo ragionato su alcuni cambi di stile – ha minimizzato al Foglio la Bignardi – Cambieremo nei programmi dei day time le scenografie, le grafiche, le luci, e abbiamo pensato anche di ragionare su uno stile aggiornato per chi andrà in onda. Senza troppe cofane in testa o cravattoni. Accortezze, eleganza. Nessuna imposizione, è una condivisione semmai: la pensiamo tutti così”.

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Proprio tutti? Sarà un caso che dopo l’editto della Bignardi, Bianca Berlinguer sia apparsa in video con un abito scollato tanto da mostrare una spalla? E se a qualcuno potranno sembrare appunti da stilisti fai da te, anche sul versante trasparenza le cose non sono andate lisce come l’olio. Il Cda della Rai ha dato il via libera al piano che prevede la pubblicazione di curriculum e stipendi dei membri del consiglio di amministrazione, del collegio sindacale, dei dipendenti più pagati, dei consulenti e gli investimenti effettuati per produzioni e coproduzioni. Peccato che, come ha rivelato “Il Giornale”, sul piano della trasparenza manchi la firma del responsabile Anticorruzione Rai. Per “motivi di opportunità” è stata la giustificazione. Ma non è la prima tegola che cade sulla testa dell’amministratore delegato Campo Dall’Orto, sempre più lontano dai consiglieri (con cui sembra parli raramente) e alla guida del suo ristrettissimo cerchio magico, tant’è che pure un renzianissimo della prima ora come Luigi De Siervo, ex capo di RaiCom, ha dovuto lasciare l’azienda mentre l’ad di Rai Cinema, Paolo Del Brocco, è stato commissariato. Altro destino per Massimo Coppola, ex conduttore di Mtv, da dove arriva anche Campo Dall’Orto, che è diventato consulente editoriale per la fiction. E la presidente che fa? Monica Maggioni (foto) punta ai tagli, soprattutto di troupe. E pensare che tempo fa la sua permanenza a New York era ritenuta faraonica. Si cambia.

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Tanto che ora, a quanto spifferano a viale Mazzini, sarebbe quasi sempre irreperibile e avrebbe ordinato, per imprecisate ragioni di sicurezza, di non riferire i suoi spostamenti. Infine la questione più spinosa: la preferenza di questa Rai per gli esterni a scapito dei dipendenti interni. Redattori, capi servizio e capi struttura sarebbero relegati in spazi sempre più angusti, al contrario delle produzioni esterne. Peraltro l’Autorità nazionale Anticorruzione, guidata da Raffaele Cantone, ha aperto un’istruttoria, dopo un esposto presentato dall’Usigrai, sulle assunzioni di una ventina di dirigenti esterni. Aspettando un piano industriale, la Rai è una barca nel mezzo di una tempesta. Con programmi che chiudono (“Virus” di Porro) e conduttori che fanno le valigie (Giannini a “Ballarò”), lavoratori sul piede di guerra e manager pasticcioni. Povero Renzi! Anche la beffa. Il 2 giugno la Rai celebrerà la festa della Repubblica con lo spettacolo di Roberto Benigni sulla Costituzione. Quella che il premier ha modificato e che ora è impegnato a far digerire ai cittadini che dovranno esprimersi al referendum di ottobre. Peccato che il comico toscano abbia rivelato proprio pochi giorni fa di essere orientato a votare “No”.

 

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