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Tajani a Conte: “Lei si faceva chiamare ‘Giuseppi’, io no”. Scontro in Commissione al Senato

Uno scontro frontale tra Antonio Tajani e Giuseppe Conte ha paralizzato la Commissione Esteri e Difesa del Senato, convocata per discutere la crisi iraniana. Il ministro ha ribaltato le accuse di filo-trumpismo con un riferimento al soprannome che Trump aveva affibbiato all’ex premier, mentre la presidente Craxi era costretta a minacciare la sospensione.

La seduta era stata convocata per le comunicazioni urgenti del governo sulla situazione in Iran. L’agenda prevedeva geopolitica, escalation nel Golfo Persico, postura dell’Italia nel quadro atlantico. Quello che è andato in scena, invece, è stato un duello personale tra il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, con la presidente Stefania Craxi costretta a interrompere i lavori per evitare il collasso della seduta.

L’innesco è stato un cappellino. Quello rosso con la scritta “Make America Great Again” che Tajani aveva trovato sul suo scranno durante la prima riunione del Board of Peace a Washington. Gli esponenti del M5s lo avevano utilizzato come prova di un’eccessiva vicinanza del governo all’orbita trumpiana.

Tajani ribalta l’accusa su Conte

Tajani non ha incassato. Ha risposto. E lo ha fatto con una precisione chirurgica che ha trasformato la replica in attacco. “Trump non mi ha mai chiamato ‘Tony’ o ‘Anthony'”, ha detto il ministro rivolgendosi direttamente a Conte. “Lei la chiamava ‘Giuseppi’. Un rapporto di particolare amicizia ce l’aveva lei”.

Il riferimento è a uno dei momenti più imbarazzanti della stagione gialloverde: nel 2019, durante un’apparizione pubblica, l’allora presidente americano aveva presentato il capo del governo italiano storpiandone il nome in “Giuseppi”, con una familiarità che aveva suscitato più ilarità che rispetto nelle cancellerie europee. Tajani ha scelto di riesumare quell’episodio con deliberata tempistica.

Sul cappellino, Tajani è stato netto: “Io non mi vergogno di niente. Era un regalo.” Poi ha alzato il tiro: “Io non sono andato in ginocchio dalla Merkel come ha fatto lei. Lei è andato sotto banco a dirle ‘ci penso io’. Io non mi sono fatto chiamare ‘Giuseppi'”.

Craxi interviene, la seduta rischia la sospensione

L’escalation verbale ha avuto conseguenze procedurali immediate. La presidente della commissione, Stefania Craxi, ha interrotto la seduta e minacciato di sospenderla. L’intervento ha avuto effetto: gli animi si sono progressivamente raffreddati, i lavori sono ripresi.

Restano, tuttavia, le fratture esposte. Lo scontro ha mostrato quanto il tema del rapporto con Washington — e con Trump in particolare — continui a essere una linea di faglia nella politica italiana. Tajani ha scelto di non schivare l’accusa di filo-trumpismo, ma di rilanciarla verso chi gliela muoveva. Conte ha replicato con durezza. La crisi iraniana, per qualche ora, ha perso la scena.

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Redazione