Una cosa è certa: dal vertice romano è uscita con forza una parola, rinnovamento. Antonio Tajani l’ha rilanciata nell’incontro con Nino Minardo, mentre a Renato Schifani ha confermato la fiducia sul governo e sul risanamento dei conti, senza però garantire la ricandidatura. Una distinzione tutt’altro che formale.
Il segretario di Forza Italia non ha sfiduciato il governatore, ma neppure lo ha incoronato per il bis. Ha congelato la decisione, lasciando aperta la successione e affidando a Minardo il compito di proseguire il cambiamento del partito in Sicilia.
È qui che si misura la contraddizione. Se il rinnovamento deve tradursi in una nuova classe dirigente, la conferma automatica di chi governa già da anni diventa difficile da sostenere. Schifani può rivendicare i risultati ottenuti, a cominciare dai conti pubblici. Ma il riconoscimento del lavoro svolto non equivale a una garanzia sul futuro.
La vera trattativa riguarda il dopo Schifani. Tajani deve assicurare continuità al governo regionale, evitare una frattura nel partito e preparare una candidatura competitiva per le Regionali del 2027. Obiettivi che non necessariamente coincidono. Per questo la questione non è soltanto chi guiderà la Sicilia, ma quale collocazione politica trovare per l’attuale presidente della Regione quando si aprirà davvero la successione.
Un’eventuale soluzione dovrà evitare sia l’emarginazione di Schifani sia lo svuotamento della parola rinnovamento. Un incarico nazionale o una candidatura parlamentare potrebbero essere ipotesi da valutare, ma al momento non risultano decisioni ufficiali. Resta il dato politico: il futuro del governatore è ormai parte della trattativa.
Minardo, intanto, esce dal confronto con una legittimazione esplicita. Tajani gli ha chiesto liste competitive, apertura alla società civile e nuovi protagonisti. Non è una rottura con Schifani, ma è la conferma che il commissario può proseguire sulla strada che ha alimentato lo scontro con il presidente.
Il vertice romano ha quindi prodotto una tregua, non una soluzione. Schifani resta alla guida della Regione, ma non ha ottenuto l’investitura che cercava. Minardo conserva il mandato sul rinnovamento e Tajani si riserva la decisione più delicata.
La parola rinnovamento, adesso, è il vero banco di prova. Se deve avere un significato concreto, dovrà incidere anche sulla scelta del candidato. Tajani ha guadagnato tempo; resta da capire se lo userà per ricomporre il conflitto o per preparare una successione che consenta a Forza Italia di cambiare guida senza trasformare Schifani in un avversario interno.
Intanto, se l’incontro tra il governatore dell’Isola e Ignazio La Russa a Palazzo Giustiniani si è davvero svolto, dopo il colloquio con Antonio Tajani e la pubblica riaffermazione della fiducia di Forza Italia, il messaggio politico appare chiaro: Schifani continua a muoversi nel cuore delle relazioni che contano nel centrodestra nazionale. E, talvolta, un incontro riservato dice molto più di una dichiarazione ufficiale.

