Terrorismo, centrali nucleari e migranti: dalla realtà alla fantasia

Terrorismo, centrali nucleari e migranti: dalla realtà alla fantasia
9 agosto 2019

Nel 2026 una serie di atti terroristici fece esplodere la metà delle centrali nucleari europee. Ci furono centinaia di migliaia di vittime, e le centinaia di milioni di sopravvissuti all’inizio si preoccuparono delle radiazioni; ma presto capirono che sarebbero morte non per il loro effetto diretto, ma di fame. Le radiazioni avevano messo infatti in crisi tutti i sistemi elettronici: si fermarono le centrali elettriche, i cellulari e i bancomat, le sale operatorie e i semafori ma, soprattutto, al blocco immediato delle ferrovie alimentate a energia elettrica si aggiunse quello degli aerei, delle navi e dei mezzi di trasporto su ruota, perché non arrivava più carburante, e le pompe non funzionavano più. La fermata totale dei trasporti causò immediatamente penuria di cibo, e si cominciò a morire di fame fra assalti ai supermercati e incursioni nelle fattorie i cui proprietari, che da qualche anno avevano potuto munirsi di veri e propri arsenali, sparavano per uccidere.

Chi aveva la fortuna di abitare vicino al mare e poteva contare su un po’ di oro faceva di tutto per tentare di raggiungere il Nordafrica su una delle poche imbarcazioni il cui proprietario era stato abbastanza intelligente da accaparrarsi in tempo qualche bidone di gasolio. L’ex ministro degli Interni italiano, ormai stabilmente presidente del Consiglio, al momento del disastro si trovava in vacanza a Lampedusa e, capita subito la situazione, riuscì a conquistarsi a caro prezzo un posto su un gommone insieme a un’altra trentina di persone. Ma l’imbarcazione, stracarica, non era fatta per viaggi così lunghi, e cominciò presto a riempirsi d’acqua. Sul gommone si soffriva una fame e una sete che nessuno nella sua esistenza di occidentale aveva mai provato, e già cinque occupanti si erano suicidati buttandosi in mare, quando i superstiti vennero finalmente avvistati da una motovedetta libica che si avvicinò, lanciò qualche bottiglia d’acqua e se ne andò senza prestare soccorso. La Libia aveva trovato le leggi italiane buone e giuste, e le aveva copiate.

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