Test psicoattitudinali per aspiranti magistrati: una svolta controversa

Test psicoattitudinali per aspiranti magistrati: una svolta controversa
Carlo Nordio
27 marzo 2024

Il panorama della giustizia italiana sta per subire una significativa trasformazione con l’introduzione dei test psicoattitudinali per l’accesso alla professione dei magistrati, un’innovazione controversa che mira a valutare non solo le competenze tecniche, ma anche la personalità dei candidati. Il decreto legislativo, recentemente approvato durante il Consiglio dei Ministri, ha sollevato un acceso dibattito all’interno della comunità giuridica, mettendo in luce tensioni tra il governo e l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM). Secondo quanto riportato, i test, ispirati ai famosi test ‘Minnesota’ già utilizzati in altri contesti, verranno implementati a partire dal 2026. Si prevede che saranno simili a quelli già adottati per le forze dell’ordine, con l’obiettivo di valutare le capacità di leadership, la gestione dello stress e altri aspetti della personalità ritenuti cruciali per il ruolo di magistrato.

 

La polemica

 

L’introduzione dei test psicoattitudinali per accedere alla professione di magistrato “non è affatto invasione di campo da parte del governo nei confronti della magistratura. Tutta la procedura di questi test è affidata al Csm – ha spiegato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio- la valutazione finale è sempre rimessa alla commissione che decide sull’esito delle prove scritte e orali. Parlare di oltraggio a dipendenza della magistratura è assolutamente improprio. Questa disciplina non si applica ai concorsi in atto, ma entrerà in vigore successivamente. L’intera procedura è sotto la responsabilità del Csm. Non c’è nessun vulnus, nessuna lesa maestà”.

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Tuttavia, nonostante le modifiche apportate al decreto fino all’ultimo momento, l’ANM ha espresso ferme proteste. Secondo il presidente dell’associazione, Giuseppe Santalucia, la normativa è stata definita “irrazionale” e potrebbe portare a future mobilitazioni. Da parte sua, il Guardasigilli ha respinto tali critiche, definendole “polemiche sterili” e sottolineando il sostegno delle Commissioni Giustizia alla valutazione dei test. “L’esame psicoattitudinale è previsto per tutte le funzioni più importanti del Paese, ma soprattutto è previsto per le forze dell’ordine – aggiunge Nordio -. Il pm è il capo della polizia giudiziaria che è sottoposta al test. Se sottoponiamo ai test chi obbedisce al comandante, è possibile non sottoporre a test chi ha la direzione della polizia giudiziaria? Ditemi se sia razionale polemizzare sui test per chi comanda la polizia giudiziaria che peraltro è sottoposta a test psicoattidinali rigorosissimi”, ha concluso il ministro.

 

Previsto un colloquio

 

Uno dei punti chiave del dibattito è la questione dell’indipendenza nella valutazione dei candidati. Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) sarà responsabile della nomina dei docenti universitari specialisti in psicologia che formeranno parte della commissione giudicante, in collaborazione con il Consiglio Universitario Nazionale (CUN), un organo indipendente degli Atenei. Tuttavia, alcuni ritengono che la versione precedente del decreto, che prevedeva la nomina di commissioni di esperti da parte del Ministro della Giustizia, potesse garantire una maggiore trasparenza e controllo.

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Un altro elemento di discussione è la procedura di valutazione stessa. Mentre il colloquio psicoattitudinale avverrà durante la prova orale, i candidati riceveranno già dopo la prova scritta dei test sul modello di quelli utilizzati per gli agenti di polizia. Tuttavia, è stato chiarito che il presidente della commissione esaminatrice avrà il compito di dirigere il colloquio, mentre lo psicologo sarà presente solo come ausilio.

Nonostante le rassicurazioni del governo sul ruolo preminente del CSM nella supervisione dei test, molte preoccupazioni rimangono ancora irrisolte. La decisione di introdurre questi test rappresenta un tentativo di migliorare la selezione e garantire la qualità dei magistrati, ma l’equilibrio tra trasparenza, autonomia e rispetto della professione giudiziaria continua a essere oggetto di dibattito acceso. La vera prova dell’efficacia di questa nuova normativa sarà nella sua attuazione e nel suo impatto sul sistema giudiziario italiano.

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