Tra minacce di Putin e aiuto Usa, la partita del gas per l’Ue

Tra minacce di Putin e aiuto Usa, la partita del gas per l’Ue
25 marzo 2022

Sanzioni, rubli, l’intervento di Usa e Cina. Sono gli ingredienti della partita che si sta giocando intorno al gas russo, partita fondamentale per l’Europa e a maggior ragione per l’Italia. Il presidente russo Vladimir Putin ha fatto la sua mossa, annunciando che dalla prossima settimana le aziende russe dovranno accettare solo pagamenti in rubli per le forniture di gas. Una decisione che avrebbe la conseguenza diretta di far apprezzare il rublo (rafforzando Mosca) e indiretta di far accrescere ulteriormente il prezzo per la fornitura. Il presidente del Consiglio Mario Draghi, arrivando al Consiglio europeo di Bruxelles, sul tema è stato netto: “E’ una violazione contrattuale, i contratti sono considerati violati se questa clausola viene applicata dalla Russia”, ha detto. L’annuncio di Putin viene visto, a Bruxelles, un po’ come un bluff.

“Sicuramente è un segno di debolezza perché le sanzioni funzionano – sottolinea una fonte italiana -. E può essere un’arma spuntata: la quasi totalità del gas russo arriva tramite pipeline, se non lo vende a noi a chi lo vende?”. Non tutti però sono sicuri di questa interpretazione e quindi intenzionati a fare una scommessa rischiosa. Del resto la posta in gioco (lo stop alla fornitura) è molto alta. Lo dimostra il fatto che del ‘ban’ del gas russo negli incontri di oggi a Bruxelles non si è parlato, né lo ha chiesto il presidente americano Joe Biden, consapevole della debolezza dell’Europa su questo fronte. Fare a meno del gas di Putin non è dunque possibile. Non al momento almeno. L’Italia e l’Europa cercano di diversificare il prima possibile le fonti di approvvigionamento perché, ha ribadito il premier, “l’Europa vuole diventare indipendente dal gas russo”.

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Però il “buco” che sarebbe lasciato dall’eventuale distacco da Mosca sarebbe troppo grande. Per la sola Italia, secondo una stima della Fondazione Eni “Enrico Mattei”, il sistema gas potrebbe contare (con un mix diverso e nuovi fornitori) su un apporto di circa 54 miliardi di metri cubi nei prossimi dodici mesi, a fronte dei 75 importati nel corso del 2021. Per l’Europa la stima è di riuscire a coprire circa i 2/3 del totale di 155 miliardi di metri cubi di gas russo, quindi resterebbero fuori circa 50 miliardi di metri cubi. Un possibile aiuto dovrebbe arrivare da Stati Uniti e Canada. Domani Biden vedrà la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e dovrebbe annunciare una fornitura di gas liquido (Gln) per 15 miliardi di metri cubi. Una quota non risolutiva (contando anche la difficoltà di rigassificazione) ma che comunque è anche un “segnale” politico.

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