Editoriale

“Tra qualche mese potrò riposare”. L’ultimo avviso del Presidente

L’ho ha scandito come un pendolo, il non voler rimanere al Colle alla scadenza del settennato, prevista il 3 febbraio del prossimo anno. Almeno cinque volte, in meno di cinque mesi. L’ultima ieri, parlando ai bambini dell’Istituto comprensivo Fiume Giallo-Scuola primaria Geronimo Stilton di Roma, ma rivolgendosi di certo ai partiti che, come spesso accade, fanno i conti senza l’oste. E così, per non dimenticare, il capo dello Stato è tornato a scandire. “Tra 8 mesi il mio incarico termina – ha detto Sergio Mattarella – io sono vecchio e tra qualche mese potrò riposarmi”. L’aveva ribadito già, in forma forse più ermetica, ventiquattr’ore prima, martedì 18 maggio, a Brescia. “È il tempo del rilancio, della ripresa, del pensare e progettare il futuro”, aveva detto il capo dello Stato nel corso di una visita nel capoluogo lombardo. Come dire, ai partiti, di non beccarvi fra di voi ma di attivare il senso di responsabilità perché l’Italia di questo ora ha bisogno.

Una sorta di paternale per richiamare all’appello una classe dirigente che continua a comportarsi come un azzeccagarbugli davanti un importante processo da cui dipendono le sorti di oltre sessanta milioni di italiani. In pratica, due “richiami” in questo mese ancora in corso. E non sono certo le uniche volte. “Quest’anno, anche perché è l’ultimo del mio mandato, non potevo e non volevo” fare a meno di questo incontro, affermava invece il 29 marzo scorso, ricevendo al Quirinale una rappresentanza dell’Aeronautica militare. Un ennesimo avvertimento, quello del presidente della Repubblica, con il quale sembra archiviare un eventuale Mattarella-bis, formula “a tempo” simile al Napolitano-bis, con i partiti che salgono al Quirinale a chiederglielo, ammettendo l’ennesimo fallimento della politica. Un avvertimento che richiama quello del 2 febbraio, nel pieno della crisi di governo, in occasione dei 130 anni dalla nascita, quando citò il messaggio inviato dal Presidente Antonio Segni alle Camere, soffermandosi sulle questioni della rieleggibilità e del semestre bianco.

“Fu anche l’occasione – affermava il capo dello Stato riferendosi a quel testo – per esprimere la convinzione che fosse opportuno introdurre in Costituzione il principio della ‘non immediata rieleggibilità’ del Presidente della Repubblica. In quell’occasione Segni definiva ‘il periodo di sette anni sufficiente a garantire una continuità nell’azione dello Stato’”. Ma già il primo colpo ai partiti, Mattarella, l’aveva lanciato con il discorso di fine anno, lo scorso 31 dicembre. “Care concittadine e cari concittadini – diceva Mattarella – quello che inizia sarà il mio ultimo anno come Presidente della Repubblica. Coinciderà con il primo anno da dedicare alla ripresa della vita economica e sociale del nostro Paese”. Chi ha orecchie per intendere intenda.

Segui ilfogliettone.it su facebook
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@ilfogliettone.it
Condividi
Pubblicato da