Tram deragliato a Milano, la Procura indaga sul sistema di sicurezza “uomo morto” rimasto misterioso

Autopsie disposte per Favia e Touré. Una cinquantina di feriti, alcuni in codice rosso. Il conducente sostiene di aver avuto un malore improvviso

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Due morti, oltre cinquanta feriti, un tram della linea 9 fuori dai binari in viale Vittorio Veneto. La Procura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo e lesioni colpose. Il nodo centrale è uno: il sistema automatico di sicurezza montato sul convoglio ha funzionato o no? Il convoglio coinvolto era dotato di due dispositivi distinti. Il primo è il cosiddetto “uomo morto”: rileva la pressione attiva del conducente sulla leva di controllo e, in assenza di essa, blocca il mezzo. Il secondo, detto “sorvegliante”, interviene autonomamente se non registra alcun movimento attivo da parte del guidatore per trenta secondi consecutivi. Entrambi i meccanismi avrebbero dovuto fermare il tram. Non lo hanno fatto, o quantomeno non in tempo. La pm Elisa Calanducci vuole capire perché.

Il conducente, un autista esperto e prossimo alla pensione, è stato trasportato al Policlinico in codice verde subito dopo l’incidente. Alle forze dell’ordine ha dichiarato di aver accusato un malore che gli avrebbe fatto perdere il controllo del mezzo. Al momento non risulta iscritto nel registro degli indagati. La magistratura lo ascolterà soltanto dopo aver ricevuto il dossier ricostruttivo della Polizia Locale, che ha già condotto un primo interrogatorio informale.

L’inchiesta aspetta i dati tecnici

La pm Calanducci ha scelto di procedere con cautela. Prima di compiere atti formali, attende la documentazione completa degli agenti municipali, che stanno raccogliendo le testimonianze dei presenti e analizzando i dati registrati dagli strumenti di bordo. È una prassi consolidata: intervenire sul piano giudiziario senza un quadro chiaro dei fatti rischia di compromettere la solidità dell’istruttoria. Nel frattempo sono state disposte le autopsie delle due vittime, Ferdinando Favia e Abdoul Karim Touré. Le date non sono ancora state fissate.

Resta aperta la questione tecnica, che è anche quella più delicata. Se il sistema “sorvegliante” fosse entrato in funzione entro i trenta secondi previsti, il tram si sarebbe fermato prima di affrontare la curva in cui ha perso il controllo. Gli accertamenti dovranno stabilire se il dispositivo abbia rilevato il malore del conducente, se abbia tentato di intervenire e, in caso contrario, per quale ragione non lo abbia fatto. Un guasto tecnico e un errore umano non si escludono a vicenda: la Procura li valuterà insieme.

Il lutto discreto della città

Sul luogo della tragedia, nel pomeriggio, sono comparsi i segni di un cordoglio sobrio e duplice. I vertici di Atm hanno deposto due mazzi di fiori bianchi, rose e calle, accompagnati da un cartello scritto a mano con la formula essenziale: “Il cordoglio di Atm”. Un gesto istituzionale, misurato nella forma, inevitabile nella sostanza. Accanto, qualcuno ha lasciato in modo anonimo una singola gerbera bianca appoggiata al tronco dell’albero contro cui il tram ha urtato nel momento della curva. Due registri del dolore, quello collettivo e quello privato, che si affiancano senza sovrapporsi sul selciato di viale Vittorio Veneto.