Trattativa Autostrade-governo, schiaffo di Atlantia a Conte

Trattativa Autostrade-governo, schiaffo di Atlantia a Conte
6 agosto 2020

Regna un assordante silenzio dalle parti del ministero delle Infrastrutture e di Cassa depositi e prestiti. Nessuna reazione dopo che Atlantia ha lanciato il guanto di sfida al Conte 2 sull’ingarbugliata vicenda di Autostrade per l’Italia e che vede un braccio di ferro tra i Benetton e il governo e che già dura da due anni. Una prova di forza alimentata soprattutto da “fumus persecutionis” pentastellato e che sta prosciugando le casse di Aspi con perdite milionarie, e una serie di tonfi in Borsa come quello di ieri. E così, a ciel sereno, è arrivato un tuono che ha scosso Palazzo Chigi: i Benetton hanno deciso di vendere Aspi al miglior offerente, mettendola in sostanza sul mercato. Niente più quindi prelazione per lo Stato, di conseguenza Cdp sarà uno dei tanti potenziali pretendenti per l’acquisto dell’88 per cento di Autostrade, ovvero la quota Atlantia di cui – ricordiamo – i Benetton hanno il 30 per cento. Non solo. Atlantia mette sul tavolo un’altra possibilità, ovvero di puntare a una scissione parziale e proporzionale di una quota fino all’88 per cento di Autostrade mediante creazione di un veicolo beneficiario da quotare in borsa, creando quindi una public company “contendibile”, ha fatto sapere lo stesso gruppo.

In sostanza, una mossa che manda alle ortiche la stessa proposta fatta da Atlantia al Conte 2 lo scorso 14 luglio e che non fa altro che complicare la già difficile trattativa tra il gruppo e Cdp-governo. Nei piani alti di Cassa deposito e prestiti bocche cucite. Ovviamente, la volontà della società controllata dal Tesoro che gestisce il risparmio postale degli italiani è quella di continuare a trattare per togliere dalle mani dei Benetton Autostrade. Ma ora, alla luce dell’ultima mossa del gruppo, l’impresa appare più ardua. D’altronde, Atlantia fa il suo mestiere, dopo che il premier Conte ha tenuto nell’incertezza per due anni un’azienda che gestisce 3.020 chilometri di autostrade e dà lavoro a 7.350 dipendenti. La ciliegina sulla torta è arrivata col Covid-19 che per Aspi significa una perdita pari a 772 milioni di euro nel solo primo semestre 2020. Da qui il lancio del guanto. I Benetton, in soldoni, non avrebbero più intenzione di vendere a Cdp a un prezzo più basso rispetto a quello che potrebbero spuntare sul mercato, come previsto dall’accordo firmato il 14 luglio con il governo ma per uscire dall’azionariato di Autostrade per l’Italia, Benetton & C. vogliono guadagnarci il più possibile. Come dire: l’impresa non è la politica. E così s’è punto e a capo.

Di certo, Atlantia continuerà per la nuova strada. Già per il prossimo 3 settembre è previsto un cda straordinario per decidere la scissione o la vendita tramite un processo competitivo internazionale gestito da advisor indipendenti. Il che fino ad allora, saranno giorni caldi per il Conte 2, non solo meteorologicamente. Intanto, Edizione annuncia che venderà a condizioni di mercato la quota in Aspi entro 18 mesi dall’eventuale efficacia della scissione e quotazione in Borsa. La holding della famiglia Benetton e controllante di Atlantia, al proposito “prende atto delle decisioni assunte dal cda di Atlantia in merito all’uscita di Autostrade per l’Italia dal perimetro del gruppo, con modalità di mercato e nel rispetto dei diritti di tutti gli azionisti e stakeholders della società”. Anche il fondo inglese Tci, azionista di Atlantia, fa sapere che “sosteniamo in pieno le soluzioni di Atlantia”, rimarcando che “quello che il governo sta facendo è illegale e avrà un effetto agghiacciante sugli investimenti internazionali in Italia”. Non ha tutti i torti, allora, la ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli, che continua a ripetere che “c’è una difficoltà giuridica”. Staremo a vedere.

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