Cronaca

Il Tribunale di Milano gela Corona, no a dissequestro di 1,3 milioni di euro

No al dissequestro di metà del cosiddetto “tesoretto” di Fabrizio Corona. La sezione misure di Prevenzione del Tribunale di Milano ha respinto la richiesta dei legali dell’ex fotografo dei vip di “togliere i sigilli” a circa 1,3 milioni, più o meno la metà dei circa 2,6 milioni di euro che Corona nascondeva tra il controsoffitto dell’appartamento della sua storica collaboratrice Francesca Persi e in due cassette di sicurezza di una banca di Innsbruk, in Austria. Soldi sequestrati dalla stessa Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale insieme alla casa milanese di Via De Cristoforis riconducibile dell’ex fotografo. Lo scenario, secondo la difesa, è cambiato per effetto della condanna “light” incassata da Corona nel processo penale (1 anno di carcere per sottrazione fraudolenta dal pagamento delle imposte contro i 5 chiesti per lui dall’accusa). Così, nell’udienza davanti alla sezione misure di prevenzione del 4 luglio scorso, uno dei suoi difensori, l’avvocato Luca Sirotti, aveva chiesto ai giudici di dissequestrare 1,3 milioni di euro. Una somma necessaria, come aveva sostenuto il legale in aula, per permettere all’ex paparazzo di aderire alla procedura di “rottamazione” delle cartelle esattoriali e pagare finalmente le tasse regolarizzando così la posizione fiscale della sua società “la Fenice”.

“Per giurisprudenza costante – sottolineano i giudici Maria Rispoli, Veronica Tallarida e Ilario Pontani nel provvedimento di rigetto – le somme oggetto di evasione fiscale non possono costituire una fonte di lecita provvista”. In pratica, secondo il Tribunale, Corona non può pagare le tasse servendosi di denaro frutto di evasione fiscale. Ulteriore problema, rilevano ancora i giudici, è che al momento “non sono ancora state depositate le motivazioni della sentenza” del processo penale che si concluse il 12 giugno scorso con la condanna a un anno di Corona. Colpevole, ha decretato il collegio presieduto da Guido Salvini, di un un reato tributario (sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte) relativo proprio al mancato pagamento di una cartella esattoriale da 123 mila euro ricevuta all’inizio del 2016 (ma relativa all’anno di imposta 2012) dalla sua società “La Fenice”. Inoltre, rileva ancora il Tribunale, “non può essere restituzione dei beni solo quando emerga con evidenza la non confiscabilità degli stessi”, mentre in questo caso non c’è certezza sulla loro “provenienza lecita”. Un no provvisorio e non definitivo quello della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale. Che, come si legge ancora nel provvedimento, si “riserva ogni decisione nel merito” al termine della fase istruttoria al via a partire dalla prossima udienza in calendario per il 3 ottobre prossimo.

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