Trump impone a Zelensky elezioni entro maggio in cambio delle garanzie di sicurezza statunitensi. Kiev pronta ad annunciarle già il 24 febbraio

Il presidente ucraino pianifica consultazioni simultanee per il 24 febbraio, nel quarto anniversario dell’invasione, mentre i sondaggi registrano un calo dei consensi e l’esercito russo conquista terreno.

Volodymyr Zelensky e Ronald Trump

Volodymyr Zelensky e Donald Trump

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si appresta a comunicare alla nazione la data delle elezioni presidenziali e del referendum su un possibile accordo di pace con la Russia. L’annuncio dovrebbe avvenire il 24 febbraio, nel quarto anniversario dell’inizio dell’invasione. La notizia, diffusa oggi dal Financial Times sulla base di fonti ucraine ed europee direttamente coinvolte nel dossier, segna una svolta nella strategia politica di Kiev, sottoposta a crescenti pressioni dall’amministrazione Trump.

La pianificazione delle consultazioni elettorali nasce da precise richieste di Washington, che ha fissato la scadenza del 15 maggio per lo svolgimento del voto. In caso di mancato rispetto di tale termine, l’Ucraina rischierebbe di perdere le garanzie di sicurezza proposte dagli Stati Uniti. La scorsa settimana Zelensky ha dichiarato ai giornalisti che l’amministrazione americana intende “fare tutto entro giugno, in modo che la guerra finisca”, aggiungendo: “E vogliono un programma chiaro”. L’urgenza di Trump deriva dalla volontà di chiudere il capitolo ucraino prima delle elezioni di metà mandato, previste per novembre, quando l’elettorato statunitense giudicherà l’operato del presidente senza il fardello di un conflitto ancora aperto.

La smentita della presidenza e i dubbi sulla fattibilità

La pubblicazione dell’indiscrezione ha provocato l’immediata reazione dell’ufficio di Zelensky. “Finché non ci sarà sicurezza, non ci saranno annunci sulle elezioni”, avrebbe dichiarato la presidenza ucraina citata dall’agenzia Rbc Ucraina. La smentita formale non cancella tuttavia l’evidenza dei preparativi in corso. Secondo il Financial Times, il governo ucraino intenderebbe chiamare il popolo alle urne nella medesima giornata sia per le elezioni politiche sia per il referendum su un eventuale accordo di pace con Mosca. Una strategia che mira a concentrare in un unico momento democratico la legittimazione della leadership e la sanzione popolare su una possibile risoluzione del conflitto.

Funzionari ucraini e occidentali sentiti dalla testata londinese esprimono però scetticismo sulla reale fattibilità della tabella di marcia. L’incognita principale risiede nei progressi verso un’intesa con il presidente russo Vladimir Putin, obiettivo che appare ancora lontano. “Gli ucraini hanno questa idea radicata che tutto debba essere legato alla rielezione di Zelensky”, ha affermato un funzionario occidentale riferendosi al possibile referendum. I sondaggi d’opinione registrano un calo dei consensi per il presidente, circostanza che rende il contesto elettorale particolarmente delicato per l’attuale leadership.

Gli ostacoli normativi e i tempi stretti

Sul piano giuridico, l’organizzazione delle elezioni presenta difficoltà considerevoli. La legge marziale, tuttora in vigore, vieta all’Ucraina di tenere consultazioni nazionali durante un conflitto armato. Secondo il calendario di lavoro ipotizzato, il Parlamento di Kiev dovrebbe approvare fra marzo e aprile le modifiche legislative necessarie per consentire il voto in condizioni di guerra. Un iter parlamentare che richiede rapidità e consenso politico, in un momento in cui il paese affronta simultaneamente la pressione militare russa e quella diplomatica americana.

Zelensky si trova dunque davanti a un’equazione complessa: massimizzare le prospettive di rielezione rassicurando al contempo Donald Trump che Kiev non sta rallentando il processo di pace. L’equilibrio tra esigenze interne e richieste esterne definisce il margine di manovra del presidente ucraino, costretto a navigare fra la necessità di legittimare democraticamente il proprio mandato e quella di non alienarsi il sostegno militare e finanziario di Washington.

L’avanzata russa e il bilancio delle vittime

Sul fronte militare, la situazione rimane critica. Le truppe russe avrebbero conquistato terreno nelle ultime ventiquattro ore, soprattutto in due aree della Repubblica Popolare di Donetsk: Ilyinivka e Stepanivka. Lo ha dichiarato alla Tass l’esperto militare Andrei Marochko, secondo cui le forze ucraine stanno cercando di riconquistare posizioni perse nei pressi della stazione ferroviaria della città, dove i combattimenti vengono descritti come “feroci, intensi e tesi”. La scorsa settimana Mosca aveva ampliato la propria area di controllo fino a un chilometro e mezzo attorno a tre insediamenti vicini a Kostiantynivka.

I raid russi non accennano a fermarsi. Un attacco nella regione orientale di Kharkiv ha ucciso tre bambini e un adulto, ha annunciato il capo dell’amministrazione militare locale Oleg Synegubov. Il bilancio delle vittime civili resta drammatico. Secondo un rapporto della Missione di monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni Unite in Ucraina pubblicato all’inizio di gennaio, quasi quindicimila civili ucraini sono stati uccisi e quarantamilaseicento feriti dall’inizio dell’invasione il 24 febbraio 2022. Il rapporto afferma che il 2024 è stato l’anno più mortale dopo il 2022, con oltre duemilacinquecento civili uccisi. Una conta che continua ad aggravare il costo umano di un conflitto ormai giunto al quarto anno, mentre la comunità internazionale attende segnali concreti di una possibile soluzione diplomatica.