Trump scuote la Nato sulla Groenlandia: “Potrei scegliere l’isola invece dell’Alleanza”
L’ipotesi truppe europee divide i governi. L’Italia presenta il piano artico, ma esclude soldati
Donald Trump
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato al New York Times che potrebbe anteporre l’acquisizione della Groenlandia alla preservazione dell’unità della Nato. “La Russia non è affatto preoccupata della Nato senza di noi”, ha affermato nell’intervista pubblicata mercoledì scorso. Le parole del presidente aprono una crisi transatlantica senza precedenti, con l’Europa costretta a valutare risposte diplomatiche, economiche e persino militari.
“Purtroppo l’Europa sta diventando un posto molto diverso, e devono davvero darsi una regolata”, ha proseguito Trump. Il presidente ha rivendicato il merito di aver convinto gli alleati europei ad aumentare la spesa per la difesa e ha sostenuto che senza il suo intervento “la Russia avrebbe tutta l’Ucraina in questo momento”. La dichiarazione segna un punto di svolta nei rapporti transatlantici, con Washington che subordina implicitamente la lealtà all’Alleanza agli interessi territoriali americani nell’Artico.
L’Italia presenta il piano artico, ma esclude truppe
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato dalla Farnesina che venerdì il governo presenterà “il piano dell’Italia per l’Artico, quindi compresa la Groenlandia, con il ministro Bernini e il ministro Crosetto”. Tajani ha però escluso categoricamente l’invio di truppe italiane, ipotesi che sarebbe allo studio del premier britannico Keir Starmer. “Non se n’è mai parlato, non ci è mai stato chiesto di inviare truppe”, ha precisato il ministro.
“Credo che sulla questione si debba lasciare alla Groenlandia e alla Danimarca la libertà di decidere del loro destino”, ha aggiunto Tajani, incalzato dai cronisti.
La posizione italiana riflette l’imbarazzo di molti governi europei, stretti tra la necessità di preservare l’alleanza con Washington e quella di difendere la sovranità di uno Stato membro della Nato come la Danimarca.
La Svezia denuncia: “Incertezza nell’Alleanza atlantica”
Il ministro della Difesa svedese Pal Jonson ha dichiarato all’emittente Svt che le recenti affermazioni dell’amministrazione Trump “stanno generando incertezza anche all’interno dell’alleanza” atlantica. “Essere imprevedibili nei confronti dei propri alleati è dannoso”, ha sottolineato Jonson, aggiungendo che Stoccolma sta monitorando attentamente la situazione. Il ministro ha ribadito che la questione della Groenlandia è “affare esclusivo dei groenlandesi e dei danesi, non di altri Paesi”.
La Svezia, entrata nella Nato solo di recente, si trova in una posizione particolarmente delicata. Il paese scandinavo ha abbandonato decenni di neutralità proprio per rafforzare la sicurezza europea di fronte alle minacce russe, ma ora si trova a dover gestire tensioni provenienti dal principale alleato atlantico.
Lo scontro diplomatico tra Washington e Copenaghen
Nel dicembre 2025 Trump ha nominato il governatore della Louisiana Jeff Landry inviato speciale per la Groenlandia. Landry ha poi confermato l’intenzione degli Stati Uniti di includere l’isola nel proprio territorio. Il ministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen ha manifestato “estrema indignazione” e ha convocato l’ambasciatore americano a Copenaghen per chiedere spiegazioni.
In una dichiarazione congiunta, i primi ministri di Danimarca e Groenlandia, Mette Frederiksen e Jens-Frederik Nielsen, hanno messo in guardia Washington contro qualsiasi tentativo di acquisire l’isola. Trump ha ripetutamente affermato che la Groenlandia dovrebbe entrare a far parte degli Stati Uniti, citandone l’importanza strategica per la sicurezza nazionale e la difesa del “mondo libero” contro Cina e Russia. L’ex primo ministro groenlandese Mute Egede ha dichiarato che l’isola non è in vendita.
Il paradosso giuridico della Groenlandia nell’architettura europea
L’isola fu colonia danese fino al 1953. Dopo aver ottenuto l’autonomia nel 2009, è rimasta parte del Regno di Danimarca, con la possibilità di autogovernarsi e determinare le proprie politiche interne. Il territorio artico, geograficamente collocato nell’emisfero occidentale, è dotato di ampia autonomia che ha prodotto una sorta di paradosso giuridico.
Fa infatti parte del Regno di Danimarca, non dell’Unione europea: tecnicamente è territorio d’oltremare associato all’Ue, da cui riceve finanziamenti. La Groenlandia riceve fondi europei per lo sviluppo sostenibile e ha firmato accordi che rafforzano la cooperazione con Bruxelles.
Allo stesso tempo, tramite la Danimarca, che è Stato membro Ue, rientra nelle garanzie Nato. Una situazione che di fronte all’escalation verbale trumpiana pone Bruxelles e gli alleati europei in una posizione delicata. Secondo diversi analisti, l’Europa dispone di margini di manovra, tuttavia non esiste una strategia univoca.
Le tre linee rosse secondo il think tank Bruegel
In un’analisi pubblicata l’8 gennaio, il think tank Bruegel invita l’Unione europea a evitare tre errori commessi nei negoziati commerciali con Washington. Innanzitutto non bisogna sottovalutare le minacce di Trump. Il secondo è evitare concessioni sostanziali in cambio di promesse procedurali, come negoziati o consultazioni non vincolanti.
Il terzo è non considerare nessun accordo come definitivo, data l’imprevedibilità dell’amministrazione americana.
Secondo Bruegel, concessioni su temi come l’accesso statunitense alle risorse minerarie o l’espansione della presenza militare Usa sull’isola rischierebbero di alimentare ulteriori richieste. Sul piano diplomatico Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno avviato contatti, mentre inviati danesi e groenlandesi intensificano il dialogo con il Congresso americano.
Copenaghen rilancia l’accordo di difesa esistente
Copenaghen vuole ribadire direttamente agli americani che l’accordo di difesa Usa-Danimarca del 1951, aggiornato nel 2004, consente già un’ampia presenza militare statunitense sull’isola. In ambito Nato, secondo fonti diplomatiche, è allo studio un rafforzamento della sicurezza artica attraverso maggiori investimenti, nuove esercitazioni e il dispiegamento di mezzi, sul modello delle missioni Baltic Sentry ed Eastern Sentry.
Questa mobilitazione aumentata sulla frontiera artica permetterebbe di affrontare le preoccupazioni di Washington senza mettere in discussione la sovranità danese e groenlandese. Le opzioni in discussione spaziano dalla diplomazia alla deterrenza militare, oltre a strumenti economici e investimenti diretti. Finora i leader europei hanno ribadito il principio di sovranità e il diritto della Groenlandia e della Danimarca a decidere del proprio futuro. Resta però aperta la questione centrale: come dissuadere concretamente l’amministrazione Trump da possibili mosse unilaterali.
Le leve economiche europee: il bazooka commerciale
In teoria l’Unione europea dispone di strumenti di pressione economica significativi. Tra questi figura l’anti-coercion instrument, il cosiddetto bazooka commerciale, che permetterebbe di colpire beni, servizi e investimenti statunitensi. Tuttavia, secondo molti osservatori, l’effettiva credibilità di tale minaccia appare limitata, data la dipendenza europea da tecnologie e servizi americani, oltre alla volontà di molti governi di preservare il sostegno di Washington sull’Ucraina.
In sostanza, l’uso delle sanzioni viene considerato al momento un’ipotesi remota. Un’altra opzione riguarda il rafforzamento del legame economico tra Ue e Groenlandia. L’isola dipende in larga misura dai trasferimenti danesi, circa quattro miliardi di corone l’anno, che coprono una quota rilevante della spesa pubblica.
Bruxelles studia il raddoppio dei finanziamenti all’isola
Una bozza di proposta della Commissione europea, circolata nei mesi scorsi, suggerisce di raddoppiare l’impegno finanziario dell’Ue, affiancando il contributo di Copenaghen. L’obiettivo sarebbe offrire un’alternativa credibile alle promesse di investimenti miliardari avanzate da Trump.
La strategia punta a dimostrare alla popolazione groenlandese che l’Europa può garantire sviluppo economico e rispetto della sovranità, senza subordinare l’aiuto a rivendicazioni territoriali. La proposta più controversa è quella avanzata da Bruegel: attivare la capacità di dispiegamento rapido dell’Ue e inviare truppe europee in Groenlandia, previo accordo con Danimarca e autorità locali, come segnale politico di difesa dell’integrità territoriale.
L’ipotesi truppe europee divide i governi
Secondo il recente report, una simile mossa renderebbe estremamente costosa, sul piano politico e simbolico, qualsiasi iniziativa militare statunitense. Alcuni governi europei si sono detti pronti a valutare forme di deterrenza. Berlino ha parlato di un piano che includa una dimensione europea, mentre la Francia ha evocato in passato l’ipotesi di un proprio contingente. Secondo diversi analisti, un’azione del genere potrebbe incidere sui calcoli di Washington, senza arrivare a uno scontro armato diretto.
Resta da capire se l’Europa sarebbe disposta a compiere un passo così audace, che segnerebbe una rottura senza precedenti con l’alleato americano. La partita sulla Groenlandia si gioca ora su più tavoli: diplomatico, economico, militare. Il rischio è che l’ambiguità delle posizioni europee venga interpretata da Trump come debolezza, aprendo la strada a nuove rivendicazioni.
