Tunisia, prime elezioni libere. Al voto per eleggere presidente

Tunisia, prime elezioni libere. Al voto per eleggere presidente
23 novembre 2014

Oggi un giorno importante per 11 milioni di tunisini, con le prime elezioni libere e democratiche di un presidente. Sono ben 27 i candidati in lista e, fra questi, l’87enne ex premier Beji Caid Essebsi (foto) figura in pole position. Il suo partito anti-islamico Nidaa Tounes aveva vinto le elezioni legislative del 26 ottobre scorso. Quattro candidati di spicco, fra cui anche l’ex governatore della Banca centrale Mustapha Kamel Nabli, hanno annunciato di rinunciare alla corsa. Fra i concorrenti ancora presenti vi sono il presidente uscente Moncef Marzouki, alcuni ministri del presidente deposto Zine El Abidine Ben Ali, un esponente della sinistra, Hamma Hammami; poi il ricchissimo uomo d’affari Slim Riahi e un magistrato, Kalthoum Kannou, unica donna candidata. Se nessun candidato raggiungerà la maggioranza assoluta al primo turno, sarà necessario il ballottaggio, previsto a fine dicembre.

Il partito islamico Ennahda, arrivato secondo dietro Nidaa Tounès alle legislative con 69 seggi su 217, non ha presentato candidati alle presidenziali e lascerà libertà di scelta ai suoi membri per “eleggere un presidente che garantisca la democrazia”. Dall’indipendenza del 1956 ad oggi il Paese ha conosciuto solo due presidenti: Habib Bourguiba, il “padre dell’indipendenza”, deposto il 7 novembre 1987 da un colpo di stato del suo Primo ministro, Ben Ali; quest’ultimo ha occupato il Palazzo di Cartagine fino al giorno della sua fuga verso l’Arabia Saudita, il 14 gennaio 2011, inizio della Primavera araba.

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La Costituzione, per evitare il ripetersi di nuove dittature, attribuisce al futuro capo di Stato poteri molto limitati, a favore di un ruolo rafforzato del primo ministro, vero capo dell’esecutivo. L’esito del voto presidenziale si ripercuoterà sulla formazione del nuovo governo e l’ipotesi di una coalizione, apparentemente contronatura, tra Nidaa Tounès e Ennahda si fa sempre più concreta. Nessuno dei sue partiti ha escluso un’eventuale collaborazione con l’altro.

Caid Essebsi ha detto di voler attendere i risultati delle presidenziali prima di avviare trattative per assicurarsi una maggioranza nell’Assemblea. Il suo partito ha conquistato 86 seggi alle legislative ma gliene mancano 23 per raggiungere la maggioranza assoluta di 109 eletti, necessaria per formare un governo. “La sfida principale delle presidenziali è la formazione della futura coalizione, per poter nominare un governo che abbia una maggioranza stabile per i prossimi cinqeu anni”, ha spiegato un analista politico indipendente, Selim Kharrat. Askanews/Fonte Afp

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