Turchia e Siria, dopo tre giorni si scava ancora: oltre 11mila morti

Turchia e Siria, dopo tre giorni si scava ancora: oltre 11mila morti
9 febbraio 2023

Seconda notte al gelo per i sopravvissuti al potente sisma che ha devastato intere regioni di Turchia e Siria, mentre le squadre di soccoso continuano le loro ricerche tra le macerie, talvolte indirizzate dalle urla di sopravvissuti allo stremo, travolti dai detriti di interi edifici sbriciolati dalla scossa. Quasi 11.000 le vittime del sisma, secondo le ultime stime fornite dalle autorità locali. Decine di migliaia i feriti. Una bambina è stata salvata dopo più di 40 ore da sotto le macerie della sua casa nella città di Salqin, nella regione di Idlib. Ancora in corso il tentativo di rintracciare l’unico italiano che manca all’appello, l’imprenditore Angelo Zen, secondo quanto confermato questa mattina dal ministro degli Esteri Antonio Tajani.

In Turchia, decine di corpi, alcuni nascosti da coperte e lenzuola e altri in sacchi neri per cadaveri, sono stati allineati a terra fuori da un ospedale nella provincia di Hatay, riferisce la Reuters. Secondo l’agenzia turca per le Emergenze e i Disastri naturali, Afad, le vittime confermate del sisma nel Paese sono almeno 6.234; oltre 37.000 i feriti. In Siria, già devastata da 11 anni di guerra, il bilancio accertato è invece di oltre 2.500 morti. Il totale, considerate alcune centinaia di persone attualmente dichiarate disperse, sarebbe al momento superiore a 10 mila vittime. In entrambi i paesi, molti cittadini hanno dormito in macchina o per strada nelle ultime due notti, timorosi di rientrare negli edifici colpiti dalla scossa di magnitudo 7,8 – la più letale in Turchia dal 1999 – che ha scosso il Paese nelle prime ore di lunedì.

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I soccorritori hanno avvertito che il bilancio delle vittime è inevitabilmente destinato a salire. Alcune zone pesantemente colpite dal sisma non sono ancora state raggiunte dalle squadre di emergenza. “Dove sono le tende, dove sono i camion di cibo?” ha chiesto Melek, 64 anni, nella città meridionale turca di Antakya, aggiungendo di non aver visto nessuna squadra di soccorso. “Non abbiamo visto alcuna distribuzione di cibo qui, a differenza dei precedenti disastri nel nostro Paese. Siamo sopravvissuti al terremoto, ma qui moriremo di fame o di freddo”, ha aggiunto, manifestando un timore sempre più diffuso. Il presidente turco Tayyip Erdogan, che sarà oggi nella aree colpite per seguire i lavori di ricerca e soccorso, ha dichiarato lo stato di emergenza in 10 province. Ma i residenti in diverse città turche danneggiate hanno espresso rabbia e disperazione per quella che hanno definito una risposta lenta e inadeguata da parte delle autorità. Particolare preoccupazione, d’altra parte, desta la situazione in Siria, dove i bisogni umanitari erano già enormi prima del sisma, per lo scoppio di un conflitto che da anni divide la nazione e sta ora complicando gli sforzi di soccorso.

Il capo dell’Organizzazione mondiale della Sanità ha confermato che gli sforzi di salvataggio devono affrontare una corsa contro il tempo, con le possibilità di trovare sopravvissuti che diminuiscono drasticamente con il passare dei minuti. Intanto continuano ad arrivare nei due Paesi veri e propri eserciti di volontari e team specializzati da molti Stati del mondo. Anche i talebani, al potere in Afghanistan, hanno promesso aiuti per circa 165.000 dollari. E la Cina ha offerto oggi aiuti umanitari di emergenza per 30 milioni di yuan (4,4 milioni di dollari) alla Siria, dopo i 40 milioni già destinati alla Turchia poche ore dopo il sisma. Una squadra di soccorso sismico è stata inoltre inviata da Pechino ed è arrivata oggi all’aeroporto turco di Adana, ha riferito l’emittente statale CCTV. La squadra, composta da 82 persone, ha portato 20 tonnellate di forniture e attrezzature mediche, oltre a quattro cani per la ricerca di persone sotto le macerie.

Il team coopererà con le autorità locali, l’ambasciata cinese in Turchia, le Nazioni Unite e altre agenzie in missioni come l’istituzione di un comando temporaneo, la ricerca di superstiti e la fornitura di assistenza medica. Inoltre, squadre di soccorso della società civile, che contano almeno 52 persone, provenienti da province come Guangdong, Jiangsu, Jiangxi e Zhejiang, si stanno dirigendo verso le aree colpite dal terremoto in Turchia, ha indicato ancora CCTV. Ancora nessuna notizia dell’unico italiano che manca all’appello, l’imprenditore Angelo Zen. “Continuiamo a cercare il nostro connazionale che ancora non riusciamo a contattare”, ha detto oggi Tajani in un intervento ad Agorà, su Rai3, spiegando che l’unità di crisi è “al lavoro” e in costante contatto con la protezione civile turca.

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“Angelo Zen avrebbe dovuto incontrare un socio turco la mattina dopo il terremoto, ma la notte c’è stato il sisma, quindi non si sono visti”, ha precisato il ministro. Tajani ha ricordato che non ci sono collegamenti telefonici funzionanti e che “purtroppo è tutto molto complicato dalla vastità dell’area colpita”. “Non è facile raggiungere le persone” sul posto, “si sta vivendo un momento drammatico”, ha commentato. La Farnesina sta lavorando anche con il ministero della Difesa per inviare nelle zone terremotate del “materiale utile”. “C’è una grande solidarietà degli italiani”, ha detto ancora Tajani, precisando che sarà inviato del materiale in Siria, “attraverso Beirut”: “siamo al lavoro per farlo anche se è più difficile”.

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