Politica

Turchia, verso la proroga dello stato di emergenza. Erdogan: forse un anno

Segnali di prolungamento dello stato d’emergenza in Turchia. E’ infatti sempre più certo che il provvedimento, entrato in vigore per tre mesi a seguito del golpe fallito del 15 luglio scorso, verrà prorogato per altri 3 mesi. E’ quanto emerso ieri in forma di “raccomandazione” dalla riunione del Consiglio di sicurezza nazionale (MGK), presieduto dal presidente Recep Tayyip Erdogan. Una misura definita necessaria “per proseguire in modo efficiente le misure mirate alla protezione dei diritti e delle libertà dei cittadini”, secondo la comunicazione del Consiglio. Oggi Erdogan, portando l’esempio della Francia “dove è applicato lo stato d’emergenza da un anno senza che nessuno trovi qualcosa da ridire”, ha affermato che la misura è per il bene della Turchia”. “Forse”, ha aggiunto il presidente turco, “non saranno sufficienti nemmeno 12 mesi”. Ora la palla passa al Consiglio dei ministri al quale è indirizzata la “raccomandazione” del MGK e di Erdogan, la cui volontà, nonostante la carica politica essenzialmente rappresentativa, è da tempo ben lungi dall’essere messa in discussione. A supportare il prolungamento dello stato d’emergenza alcune recenti voci – che trovano spazio in alcuni media pro-governativi basati sulle affermazioni di esperti – secondo le quali non si sarebbe ancora scongiurata l’ipotesi di un nuovo tentativo di golpe. Per l’avvocato per i diritti umani Efkan Bolac si tratta di speculazioni messe in circolazione dagli stessi circoli governativi.

“Il governo spargendo queste voci sogna di rendere permanente il regime dello stato d’emergenza”, afferma l’avvocato. Nel corso degli ultimi due mesi, grazie alla condizione straordinaria fornita dallo stato d’emergenza, l’esecutivo turco ha approvato 8 decreti legge, validi solo per la durata effettiva della misura straordinaria. Questi decreti legge portato alla purga di migliaia di dipendenti e amministratori pubblici e statali, alla chiusura di numerose scuole e università nonché a quelle di decine di media. Tutti accusati di avere legami con una delle organizzazioni contro le quali Ankara sta conducendo una strenua lotta: FETO (Organizzazione terroristica ispirata a Fethullah) la cui mente è ritenuta essere per l’appunto Fethullah Gulen, ex imam, stanziato in esilio volontario negli Stati Uniti ed accusato dalla leadership turca di aver ordito il tentato golpe dello scorso luglio; e il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan). Secondo i dati del ministero della Giustizia si trovano attualmente in stato di detenzione 32mila persone, mentre secondo le organizzazioni internazionali di stampa figurano almeno 120 scrittori e giornalisti in carcere. Secondo l’opposizione è in atto una caccia alle streghe volta ad eliminare ogni tipo di opposizione critica nei confronti delle scelte di Ankara, mentre il Partito repubblicano del popolo (CHP, opposizione kemalista) ha recentemente presentato un ricorso alla Corte costituzionale per l’annullamento di diversi articoli dei decreti legge.

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