Un anno fa moriva Maroni, cerimonia al Viminale

Un anno fa moriva Maroni, cerimonia al Viminale
Roberto Maroni
23 novembre 2023

Cerimonia commemorativa al Viminale questa mattina in ricordo di Roberto Maroni, ad un anno dalla scomparsa. Esponente di spicco della Lega Nord, segretario del Carroccio dal 2012 al 2013, ministro del Lavoro e dell’Interno nei governi Berlusconi. All`evento, organizzato dal ministro Matteo Piantedosi, sono intervenuti il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, il sottosegretario alla Presidenza del consiglio dei ministri Alfredo Mantovano e il sottosegretario all`Interno Nicola Molteni. Un evento istituzionale, in un ministero chiave per la Lega, che ha visto alla guida del Viminale, a partire da Maroni, suoi tre ministri dei governi di centrodestra degli ultimi anni.

“Roberto è stato un esempio di come un uomo di parte possa essere uno dei migliori servitori delle istituzioni”, ha detto Salvini, soffermandosi poi sulla “militanza leghista: se tutto è andato avanti nella Lega, se sono qui oggi, se è qui Nicola, e se tutto è andato avanti è anche grazie a Maroni”, l’uomo che Umberto “Bossi chiamava” quando c’era una “mission impossible”, “la Lega ha avuto tre segretari e Roberto è stato il più determinante nella fase più difficile” del Carroccio. “Quando mi disse ‘il prossimo segretario della lega sei tu’, pensai che era complicato dopo Bossi e Maroni”, ha tenuto a dire.

Il sottosegretario Mantovano ha ricordato il suo ‘passaggio’ al Viminale: “personalmente in queste stanze ho imparato molto e il periodo di apprendistato più proficuo è stato quello con Maroni”, con gli “staff meeting settimanali”. Di ‘Bobo’ Mantovano ha sottolineato il “metodo ancora valido”, il “gioco di squadra”, un modello in cui “non ci sono prime donne e solisti”. “Roberto Maroni è stato un grande innovatore. Veniva da una storia di un movimento politico che rompeva gli schemi ma che ebbe un rigorosissimo approccio istituzionale”, sono state le parole del ministro Piantedosi, il quale ha rammentato di essere stato nominato prefetto da lui.

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“Un barbaro sognante, così amava definirsi”, ha esordito Molteni (richiamando la corrente che fondò in reazione al ‘cerchio magico’ stretto attorno a Bossi). Il sottosegretario ne ha evidenziato la “passione” e la “generosità” nella “vita delle istituzioni e nel governo e nella sua comunità politica”. “E’ stato un ministro dell’Interno apprezzatissimo, in modo trasversale”, che ha difeso “i territori, le autonomie, i sindaci”, che “era aperto al dialogo” e “non ha mai dimenticato le sue origini e le sue radici. E’ stato un indiscutibile pilastro nel contrasto alla criminalità organizzata, un visionario, un precursore”.

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