Un trasferimento mai compiuto, il richiamo della Juve nelle parole di Osimhen
Victor Osimhen
Victor Osimhen ha scelto la via più diretta. Alla vigilia del ritorno dei playoff di Champions League tra Juventus e Galatasaray, l’attaccante nigeriano ha raccontato un passaggio della propria carriera rimasto sospeso. Un’occasione sfiorata, mai trasformata in accordo, ma sufficiente a lasciare una traccia. Le sue parole, pronunciate con tono misurato, hanno riaperto un capitolo che sembrava archiviato.
Osimhen ha ricordato come, prima dell’arrivo della proposta turca, l’ipotesi bianconera fosse concreta. “Ero desideroso di andare”, ha spiegato, sottolineando la forza simbolica della Juventus, la sua storia, il peso delle figure che ne hanno costruito il prestigio. Ostacoli non precisati hanno però interrotto il percorso, lasciando il trasferimento allo stato di intenzione.
Il valore simbolico della maglia
Il riferimento alla Juventus non è casuale. Per Osimhen, come per molti calciatori cresciuti osservando il calcio europeo, la società torinese rappresenta un punto di arrivo. Non solo per i risultati, ma per la continuità con cui ha saputo attraversare epoche diverse, mantenendo un’identità riconoscibile. È questo elemento, più ancora dei trofei, a definire il fascino esercitato dal club.
L’attaccante ha parlato con equilibrio, evitando di alimentare tensioni con la propria squadra attuale. Ha ribadito di essere “felice” nel Galatasaray, lasciando però aperta la porta a sviluppi futuri. Una dichiarazione che non sorprende: il calcio contemporaneo vive di traiettorie mobili, e i giocatori di primo piano sanno che la propria carriera può cambiare direzione in tempi rapidi.
Un futuro ancora da scrivere
Il passaggio più netto riguarda la percezione internazionale della Juventus. “Il novanta per cento dei calciatori vorrebbe giocare lì”, ha affermato Osimhen. Una frase che, al di là della percentuale, restituisce la misura dell’attrazione esercitata dal club. È un riconoscimento che arriva dall’esterno e che, proprio per questo, assume un valore particolare.
Resta da capire se queste parole avranno un seguito concreto. Per ora sono un frammento di verità personale, consegnato alla vigilia di una partita decisiva. Un modo per chiarire il passato e, forse, per lasciare aperto uno spiraglio sul domani. In un calcio che non concede certezze, Osimhen ha scelto di raccontare ciò che è stato. Il resto appartiene ancora all’incertezza del futuro.
