Una mostra di robot che ci osservano: Geumhyung Jeong a Modena

12 agosto 2020

Si attraversa la mostra e si osservano questi trani robot che a poco a poco prendono forma e vita. E a un certo punto però si capisce che siamo noi a guardare loro, ma è vero anche il contrario: i robot ci osservano, come se fossimo noi a essere in esposizione. E’ una delle possibili chiavi di accesso a “Upgrade in Progess” dell’artista coreana Geumhyung Jeong, presentata dalla Fondazione Modena Arti Visive fino al 17 settembre. La mostra aveva inaugurato lo scorso 6 marzo, ma – causa emergenza sanitaria – era stata chiusa al pubblico appena due giorni dopo. Riaperta il 18 maggio 2020, l’esposizione, a cura di Diana Baldon, presenta una nuova installazione site-specific commissionata dalla FMAV, incentrata sul progetto più recente di Geumhyung Jeong.

“Upgrade in Progess” è la prima personale dell’artista coreana in un’istituzione d’arte contemporanea italiana. Come suggerisce il titolo della mostra, questo nuovo gruppo di opere è la continuazione della narrativa intrapresa lo scorso anno dall’artista. Combinando diversi mezzi espressivi – danza, teatro, film e scultura – l’artista realizza le sue opere con una varietà di dispositivi protesici, strumenti hardware meccanici e tecnologici, cosmetici, manichini medici, inserendo performance dal vivo che “dimostrano” come i suoi oggetti possano essere utilizzati. I robot meccanici a controllo remoto di “Upgrade in Progess” sono costruiti con caratteristiche visive e strutturali simili a quelle dei “modelli” precedenti, ma possiedono una maggiore varietà di movimenti grazie a una progettazione che, oltre ad aumentarne la flessibilità, controlla anche lo strano aspetto di alcune parti del loro corpo.

Le sculture sono collocate su una serie di piani di lavoro modulari che trasformano le sale della Palazzina dei Giardini in un unico palcoscenico. Grazie a questa specifica ambientazione spaziale, l’opera non è solo una statica rappresentazione del luogo in cui Jeong svolge test ed esperimenti sui propri “giocattoli”, ma si trasferisce, tramite l’azione dell’artista, in una serie di video che agiscono come tutorial, appositamente prodotti e disposti lungo il percorso espositivo. L’indagine compiuta dall’artista sul legame tra il nostro corpo e la tecno-sfera contemporanea, ovvero il modello dominante attraverso cui facciamo esperienza della nostra quotidianità, mette in discussione la falsa convinzione secondo cui saremmo in grado di controllare la realtà, mostrando le inafferrabili e mutevoli sfumature dello sviluppo tecnologico, che modellano la nostra percezione, condizionano le nostre scelte e ci fanno fare esperienza del tempo e dello spazio.

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