Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha confermato che Nidal Hasan, l’ex psichiatra dell’esercito autore della strage di Fort Hood del 2009, sarà fucilato in Texas alle 13 di giovedì 3 dicembre, con esecuzione trasmessa in diretta.
L’Associated Press ha riferito che le autorità hanno chiarito in un secondo momento che l’esecuzione sarà trasmessa in diretta streaming e che seguiranno ulteriori dettagli. Una fonte ufficiale che ha chiesto l’anonimato ha confermato la diretta all’Afp, aggiungendo: “Seguiranno dettagli”.

Le modalità indicate dal Pentagono
Hegseth ha parlato a bordo della portaerei USS Abraham Lincoln, in un’intervista esclusiva diffusa da Real America’s Voice e condotta da Jack Posobiec, influencer di estrema destra. Ha indicato il metodo come scelta già fatta: “È una scelta ovvia: esecuzione mediante plotone d’esecuzione”, ha dichiarato.
Il segretario ha precisato che la condanna sarà eseguita a Fort Hood, di giovedì, all’una del pomeriggio, ora che ha indicato come quella in cui Hasan compì la strage. Ha aggiunto che a sparare saranno soldati armati di fucile e che la procedura non veniva adottata dalla Seconda guerra mondiale.
Sulla pubblicità dell’atto, Hegseth ha spiegato la logica dell’iniziativa: “Faremo in modo che la gente possa assistervi, che sia un evento pubblico, perché le persone devono capire che ci sono gravi conseguenze per questo genere di cose”. Non sono ancora stati resi noti il canale di diffusione, il numero dei testimoni ammessi e le regole di accesso.
Il via libera di Trump
L’autorizzazione è arrivata martedì. Donald Trump ha dato il via libera all’esecuzione con il plotone su raccomandazione dello stesso Hegseth. La firma presidenziale è un passaggio richiesto dall’ordinamento militare statunitense: una condanna a morte pronunciata da una corte marziale non può essere eseguita senza l’approvazione del presidente.
Hegseth aveva già anticipato nelle ore precedenti che la sentenza sarebbe stata eseguita entro la fine dell’anno e che l’esecuzione sarebbe stata un evento pubblico. Non sono ancora stati resi noti i dettagli sullo stato di eventuali ricorsi dei legali di Hasan.
L’attacco al centro medico
Hasan, musulmano nato negli Stati Uniti e di origine palestinese, aprì il fuoco il 5 novembre 2009 in un centro medico dell’enorme base di Fort Hood. Voleva impedire ai soldati di partecipare a una guerra che considerava “illegale” in Afghanistan e in Iraq. Uccise 13 persone, tra cui 12 soldati, e ne ferì decine.
Colpito da un proiettile durante l’attacco, l’ex psichiatra è oggi parzialmente paralizzato e si sposta su una sedia a rotelle. È stato descritto come un “lupo solitario” legato ad Al-Qaeda. Nel 2013 un tribunale militare lo ha condannato a morte.
Da allora la pena non è stata eseguita. Le esecuzioni militari sono rare: l’ultimo soldato fucilato dall’esercito americano fu Eddie Slovik, nel 1945, per diserzione, mentre l’ultima esecuzione militare in assoluto risale al 1961 e avvenne per impiccagione. Nel sistema militare i condannati a morte sono detenuti a Fort Leavenworth, in Kansas; non è stato chiarito come e quando Hasan sarà trasferito a Fort Hood.
La contestazione delle Nazioni Unite
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha reagito con un messaggio all’Agence France-Presse. L’Ufficio ha richiamato le posizioni già espresse sulle esecuzioni pubbliche in Afghanistan e in Iran, definite una forma di trattamento o punizione crudele, inumana o degradante.
L’Ufficio ha applicato lo stesso criterio al caso statunitense: “La trasmissione in diretta di un’esecuzione equivale a un’esecuzione pubblica e violerebbe il divieto assoluto di tortura”, ha dichiarato. Washington non ha finora risposto pubblicamente a questa posizione.
I nodi ancora aperti
La data del 3 dicembre è indicata da Hegseth e riportata da Guardian, Afp e Associated Press, ma i dettagli operativi sono rimasti a una fase successiva. Restano da chiarire il fondamento regolamentare della diretta, le modalità di accesso del pubblico e la sede materiale dell’esecuzione.
Sul piano giudiziario, i legali di Hasan e le organizzazioni per i diritti civili possono contestare davanti ai tribunali il metodo scelto e la sua trasmissione, con effetti possibili sul calendario annunciato. Sul piano diplomatico, la presa di posizione delle Nazioni Unite apre un confronto con l’amministrazione sulla compatibilità della diretta con gli obblighi internazionali in materia di trattamenti crudeli e degradanti.

