Valeria Fedeli
Si è spenta a 76 anni Valeria Fedeli, figura di primo piano della sinistra italiana, ex ministra dell’Istruzione nel governo Gentiloni, vicepresidente del Senato e storica dirigente della Cgil. La notizia della sua morte, dopo una lunga malattia affrontata con riserbo, ha suscitato un coro di cordoglio bipartisan, unanime nel riconoscere la passione e la coerenza di una vita spesa tra sindacato, politica e battaglie civili. La scomparsa avviene nella sua Milano, città alla quale era profondamente legata.
Fedeli era un pezzo di storia recente del Paese. Nata a Pinerolo nel 1949, si era formata nel sindacato, diventando una delle voci più autorevoli della Cgil, di cui è stata segretaria confederale. Il salto in politica attiva era arrivato con la candidatura al Senato nel 2013, nelle liste del Partito Democratico. In Parlamento era stata subito eletta vicepresidente di Palazzo Madama, ruolo che ricoprì con grande equilibrio. Il culmine della sua carriera istituzionale fu la nomina a ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca nel governo guidato da Paolo Gentiloni, dal dicembre 2016 al giugno 2018.
Al ministero dell’Istruzione portò la sua esperienza di sindacalista e la sua visione di una scuola come motore di uguaglianza. Tra le sue battaglie più note, quella per l’introduzione dell’educazione al rispetto e alla parità di genere nei programmi scolastici, una linea che suscitò aspri dibattiti ma che lei difese con tenacia, coerentemente con un lifelong commitment femminista. Sostenitrice della “Buona Scuola” varata dal governo Renzi, cercò di implementarla accentuandone gli aspetti legati all’inclusione e alla lotta alle disuguaglianze. Da ministra, affrontò anche il delicato dossier del rinnovo dei contratti del personale scolastico, terreno nel quale la sua doppia anima di ex sindacalista e rappresentante del governo fu messa a dura prova.
Il cordoglio per la sua scomparsa ha travalicato gli schieramenti, a testimonianza del rispetto personale di cui godeva. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha scritto su X: “Ha sempre vissuto con convinzione e passione il suo impegno in politica, nel mondo della scuola e del sindacalismo”. Parole di stima sono arrivate anche dal presidente della Camera, Lorenzo Fontana. Ma è nel suo partito che il dolore è più profondo e carico di memoria politica.
La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha dipinto il ritratto di una compagna di percorso fondamentale. “La scomparsa di Valeria Fedeli è un grande dolore e un’enorme perdita per tutta la comunità democratica”, ha dichiarato, sottolineando come nel suo ruolo di “ministra dell’Istruzione, sindacalista e femminista, ci ha dato un contributo insostituibile di impegno, di rara profondità e di grande intelligenza”. Schlein ne ha ricordato le battaglie cardine: “Si è battuta fino all’ultimo per l’eguaglianza, per la dignità del lavoro e per la piena parità di genere, per i principi costituzionali”. Un’eredità, ha aggiunto, che continuerà a ispirare il cammino del partito.
Il ricordo della Fedeli si intreccia indissolubilmente con la sua cifra stilistica: una signora dal piglio risoluto ma mai arrogante, elegante nella forma e determinata nella sostanza. Una donna di sinistra della vecchia scuola, che credeva nel dialogo sociale, nel valore delle istituzioni e nella forza delle idee. Anche dopo la fine dell’esperienza di governo, non aveva abbandonato l’impegno pubblico, continuando a intervenire sui temi a lei cari, dall’istruzione ai diritti delle donne, con lucidità e senza mai scontare la retorica.
La sua ultima battaglia, quella contro la malattia, l’ha combattuta con lo stesso riserbo e la stessa dignità che hanno caratterizzato la sua vita pubblica. Le esequie, di carattere privato, si svolgeranno nei prossimi giorni a Milano. La scomparsa di Valeria Fedeli lascia un vuoto non solo nel Partito Democratico, ma in quel pezzo di società civile che vede nella scuola pubblica, nel lavoro dignitoso e nell’emancipazione femminile i pilastri di una Repubblica più giusta. La “signora Fedeli”, come spesso veniva chiamata con un misto di rispetto e familiarità, se ne va in un momento di grandi fratture nel dibattito pubblico. La sua figura rimane a ricordare l’importanza di un impegno politico fondato sui contenuti, sulla conoscenza e su una passione civile mai urlata, ma sempre tenacemente perseguita.