Roberto Vannacci
L’ex generale respinge le accuse di tradimento e attacca: “Hanno votato armi a Kiev e Mercosur dopo averli osteggiati”. Salvini prova ad archiviare, ma i leghisti temono altre uscite. Zaia: “Investimento sbagliato, la nostra è una destra liberale”
Roberto Vannacci ha scelto Modena per presentare ufficialmente Futuro Nazionale, il suo nuovo partito che punta a incarnare “la destra vera: non estrema ma forte, convinta, determinata”. E alla prima uscita pubblica dopo lo strappo con la Lega, l’eurodeputato ribalta le accuse che gli vengono mosse dal Carroccio e in particolare quella più dolorosa: il tradimento per la poltrona. “Lealtà non è obbedienza cieca”, scandisce davanti ai giornalisti, respingendo anche la richiesta di dimissioni da Bruxelles: “Non conoscono la Costituzione, il mandato è in capo all’eletto, non in capo al partito”.
Ma è sul piano politico che Vannacci passa al contrattacco. “Io sono rimasto fedele ai miei principi, ai miei valori e a tutto quello che ho rappresentato dall’inizio, ancora prima della mia vita politica”, spiega l’ex generale. E poi l’affondo: “È la Lega che dice stop alle armi a Kiev ma poi vota il decreto, che dice no al Mercosur ma sta in un governo che lo promuove, che prometteva di abolire la Fornero e poi taglia le pensioni”. Insomma, secondo Vannacci gli incoerenti sarebbero gli altri.
Sul progetto politico di Futuro Nazionale, Vannacci non si sottrae alle domande. “Un partito come quello che mi approccio a fondare è interlocutore naturale del centrodestra”, dice senza mezzi termini. E quando gli chiedono dei sondaggi che lo danno al 4 per cento risponde con una battuta: “Youtrend presentava qualcosa che non esiste al 4%, mica male per qualcosa che non esiste”. Quanto al programma, la remigrazione resta uno dei punti cardine, ma “l’identità del popolo e la conservazione dell’identità occidentale è il fulcro” della proposta politica. E più che a Gianfranco Fini, Vannacci dice di sentirsi “come Meloni quando lasciò il Pdl”. Un paragone che suona come una dichiarazione di intenti: costruire un movimento di destra alternativo capace di conquistare spazio elettorale.
Dal canto suo, Matteo Salvini cerca di voltare pagina il prima possibile. “Finito, capitolo chiuso. Ho altro a cui pensare, per fortuna”, taglia corto il segretario leghista. Ma in via Bellerio la preoccupazione non manca, anche se pubblicamente i dirigenti del Carroccio provano a minimizzare. “Alle prossime politiche manca tantissimo, ora vivrà di notorietà ancora per qualche settimana, ma poi dovrà riempire la sua proposta di qualche contenuto. Se è in grado”, ragiona un deputato. Un altro aggiunge: “Ha commesso un errore a strappare adesso, prima che sia stata definita la soglia di sbarramento della legge elettorale”.
La Lega però deve fare i conti con il rischio di ulteriori defezioni. Secondo le previsioni interne, “usciranno Ziello e Sasso, probabilmente settimana prossima quando si voterà il decreto Ucraina alla Camera. Forse Furgiuele li seguirà. Ma poi basta, non uscirà nessun altro”. Una rassicurazione che però non nasconde la tensione all’interno del gruppo parlamentare, dove l’operazione Vannacci continua a dividere.
Intanto, all’interno della Lega si cerca un nuovo equilibrio. Luca Zaia, tra i più critici dell’operazione Vannacci fin dall’inizio, evita di affondare il colpo contro Salvini. “No, non mette in discussione la segreteria”, risponde quando gli chiedono se l’addio dell’ex generale possa avere ripercussioni sulla leadership. “È stato un investimento sbagliato, si gira pagina e si va avanti”, aggiunge il governatore veneto. Che però chiede un cambio di passo: “La sua è l’idea di una destra liberticida, di certo noi non siamo d’accordo. La nostra è una destra liberale”.
Nonostante le speculazioni, Zaia non prenderà il posto di Vannacci come vice segretario. Lo impedisce lo statuto del Carroccio, che prevede quattro vice segretari scelti dal segretario tra i soci ordinari militanti appartenenti a quattro articolazioni territoriali regionali diverse. Per nominare Zaia servirebbe quindi le dimissioni di Alberto Stefani, l’attuale vice segretario espresso dal Veneto. In linea teorica, a sostituire Vannacci potrebbe invece essere Massimiliano Fedriga.
Ma l’ipotesi di un cambiamento radicale nella linea politica della Lega lascia scettici i salviniani. “Forse c’era un problema nei toni usati da Vannacci, ma ormai quelli appartengono al passato”, ragiona un dirigente del partito. “Per il resto, sui punti concreti cos’è che Zaia vorrebbe? Sull’eutanasia abbiamo sempre lasciato libertà di coscienza, e a nessuno è stato mai impedito di parlare di Nord o di difendere i propri territori, anzi”. Insomma, la partita interna alla Lega è appena cominciata.