Vannacci registra il simbolo “Futuro Nazionale”. E la Lega trema

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Roberto Vannacci

Roberto Vannacci ha depositato all’Ufficio brevetti europei il simbolo “Futuro Nazionale”. Un cerchio blu con una fiamma-ala tricolore, la scritta bianca “Futuro Nazionale” e, in giallo in basso, il suo cognome. L’eurodeputato e vicesegretario della Lega minimizza: “È un simbolo, come quello del Mondo al Contrario o di Generazione Decima”.

Alla domanda se sia l’embrione di un nuovo partito, risponde con un laconico: “Un simbolo”. Ma i dettagli della registrazione, avvenuta il 24 gennaio scorso, raccontano un’operazione a tutto campo. E gettano un’ombra di ambiguità sul futuro del generale all’interno del Carroccio, mentre dal quartier generale di via Bellerio smentiscono con forza tensioni e ipotesi di espulsione.

Un marchio per manifesti, libri e servizi politici

La domanda per il marchio, come risulta dal sito dello European Union Intellectual Property Network, è “in fase di esame”. L’oggetto della richiesta di Vannacci non lascia spazio a dubbi sull’ambito di utilizzo previsto. Si parla, infatti, di “manifesti pubblicitari; dépliant; libri manifesto; adesivi; brochure; insegne pubblicitarie”.

Ma anche di “abbigliamento”, “servizi di pubblicità politica”, “organizzazione di conferenze relative ad attività culturali” e, in modo esplicito, “servizi nell’ambito della politica” e “organizzazione di manifestazioni politiche”. Un ventaglio di utilizzi che va ben oltre la semplice creazione di un logo per un’associazione o un comitato personale. Il deposito è avvenuto sabato scorso, in piena tre giorni della Lega a Rivisondoli, in Abruzzo, dedicata alle “Idee in movimento”. Un timing che non sembra casuale.

Le parole di Salvini a Rivisondoli e le smentite da Milano

Proprio in quell’occasione, domenica, il segretario Matteo Salvini ha tenuto un discorso che molti, a posteriori, leggono come un monito. “La Lega è una famiglia, è una comunità. Non siamo una caserma”, ha detto il vicepremier. “Qualcuno mi chiama capitano. Ci sono capitani, generali, colonnelli, marescialli. La forza della Lega è la truppa, è il popolo”. Poi, gli strali: “Non abbiamo bisogno di pesi improduttivi. Qualcuno ritiene che sia più garantito il suo seggio da altre parti. Vai, anche perché, sciocco, la storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla”.

Parole generiche, ma che risuonano oggi con un’eco particolare. Intanto, dalla sede nazionale del partito è arrivata una replica piccata a un articolo che parlava di “tensioni su Vannacci” e di una presunta telefonata del governatore del Veneto, Luca Zaia, a Salvini per chiederne l’espulsione. “Nessuna telefonata su dinamiche interne alla Lega, nessuna preoccupazione su Vannacci, nessuna richiesta di espulsione”, recita la nota. Secondo la segreteria, Salvini e Zaia si sono visti a Cortina “e di tutto hanno parlato fuorché di provvedimenti disciplinari”. La telefonata “in realtà non è mai avvenuta”.

Il ruolo ambiguo del generale e le sue relazioni interne

L’operazione “Futuro Nazionale” alimenta le voci che da mesi circolano sul futuro politico del generale, entrato in Lega solo nell’aprile dello scorso anno, al congresso di Firenze, e nominato immediatamente vicesegretario. Una meteora che ha diviso l’opinione pubblica e, in misura più sotterranea, anche il partito.

Vannacci gode di un consenso trasversale in una parte dell’elettorato di destra, ma la sua figura è scomoda per l’ala più governista e per chi teme un’eccessiva radicalizzazione del messaggio. Allo stesso tempo, è molto vicino ad alcuni parlamentari leghisti, come Edoardo Ziello, Rossano Sasso e Domenico Furgiuele, che ne apprezzano lo stile diretto e la rottura con il politicamente corretto. Il suo libro, “Il mondo al contrario”, è stato un caso editoriale. Ora, con questo marchio, Vannacci si dà una struttura autonoma, un’identità visiva e potenziale operativa. Un “simbolo” che può trasformarsi in un contenitore.

Cosa si nasconde dietro il cerchio blu e tricolore

La domanda che attraversa i corridoi di via Bellerio è semplice: a cosa serve realmente “Futuro Nazionale”? Una mossa per rafforzare il proprio peso interno, creando una sorta di corrente organizzata? Un piano B, un’assicurazione per il futuro in caso di rottura? O semplicemente un’operazione di branding personale, per sfruttare commercialmente e politicamente la propria notorietà?

Le categorie scelte per la registrazione del marchio suggeriscono un’attività politica a tutto tondo. L’uso del proprio cognome in evidenza sul simbolo punta chiaramente alla personalizzazione. In un momento di calo nei sondaggi per la Lega, l’iniziativa di Vannacci rischia di essere percepita come un distanziamento, o come la creazione di un’avanguardia che fa ombra al partito-madre. Salvini, che ha sempre fatto della fedeltà e dell’unità di “banda” un caposaldo, non può guardare con indifferenza a questa operazione.

La partita si gioca tra fedeltà e autonomia

La vera partita, ora, si sposta sul piano dei rapporti di forza. Vannacci ha ricevuto una legittimazione popolare schiacciante alle europee, dove è stato il candidato più votato in assoluto in Italia, superando i 900mila preferenze. Questo dato gli conferisce un’autorevolezza enorme all’interno del movimento. Espellerlo sarebbe un azzardo, un’ammissione di fallimento nel gestire il suo consenso. Tenerlo a bada, però, diventa ogni giorno più complicato se il generale inizia a giocare una partita con regole e simboli propri.

La smentita su Zaia serve a calmare le acque, ma non cancella la sostanza del problema. “Futuro Nazionale” è un segnale chiarissimo: Vannacci si sta strutturando. Non è più solo un personaggio controverso, ma un attore politico che si dota di strumenti propri. Il messaggio di Salvini a Rivisondoli, con il richiamo alla famiglia e il disprezzo per chi “esce”, era rivolto a tutti, ma aveva un destinatario privilegiato. La risposta di questo destinatario, per ora, è silenziosa ma tangibile: un file depositato a Lussemburgo, un cerchio blu, una fiamma e un nome. Quello di Vannacci, appunto.