Vannacci rompe con la Lega e sfida Salvini: “La mia destra va oltre”
Roberto Vannacci
La rottura arriva con un post sui social e produce un’onda lunga che investe Roma e Bruxelles. Roberto Vannacci lascia la Lega, chiude l’esperienza nel partito che lo ha portato al Parlamento europeo e lancia “Futuro Nazionale”, un nuovo progetto politico costruito attorno a una visione identitaria, dichiaratamente alternativa alla destra di governo. Una scelta che segna uno strappo personale e politico con Matteo Salvini e apre una faglia nel centrodestra italiano.
L’annuncio è affidato a Instagram, ma il tono è quello di un manifesto. “Proseguo la mia strada da solo e vado lontano”, scrive l’ex generale, rivendicando una traiettoria autonoma e una missione che definisce senza mediazioni: cambiare l’Italia, renderla “sovrana, sicura, libera, prospera”. Parole che certificano l’addio definitivo al Carroccio e la volontà di parlare a un elettorato che, secondo Vannacci, non si riconosce più nelle formule politiche esistenti.
Una rottura politica senza ritorno
Vannacci rivendica la scelta come atto di coerenza. Nessun compromesso, nessuna alleanza di convenienza. Nel testo pubblicato sui social insiste sul concetto di purezza politica, contrapponendo la propria idea di destra a quella che definisce “moderata”, adattabile, piegata alle geometrie variabili del potere. “Nessun pugile vince tirando ganci moderati”, scrive, usando una metafora che chiarisce l’impostazione conflittuale del nuovo progetto.
L’ex vicesegretario leghista descrive un Paese carico di tensioni irrisolte, “una polveriera pronta a deflagrare”. Un’Italia in cui, sostiene, il merito è mortificato, il talento compresso e l’orgoglio nazionale smorzato. È su questo disagio che Vannacci intende costruire Futuro Nazionale, presentandolo come la casa politica di una destra che non vuole più mediazioni né linguaggi prudenti.
Il manifesto e l’identità di Futuro Nazionale
Il cuore del nuovo soggetto politico è il manifesto che accompagna l’annuncio. I punti programmatici sono netti e privi di sfumature: difesa dei confini, remigrazione per chi non si integra, tradizioni definite “non negoziabili”, centralità della famiglia fondata sull’unione tra uomo e donna, legittima difesa sempre garantita. A questi si aggiungono la tutela dell’impresa, della proprietà privata, del made in Italy e del merito.
Vannacci parla di una destra “vitale”, spiegando il termine come acronimo: Virtù, Identità, Tradizioni, Amore, Libertà, Eccellenza ed Entusiasmo. Una costruzione simbolica che richiama un immaginario valoriale forte, in cui la politica viene presentata come missione e non come amministrazione dell’esistente.
Tradizioni, confini e radici cristiane
Ampio spazio è dedicato al tema delle tradizioni e dell’identità culturale. Per Vannacci non sono negoziabili né diluibili. L’immigrazione di massa viene descritta come un fattore di destabilizzazione che “frantuma la solidarietà sociale” e “annacqua l’identità di un popolo”. Il riferimento è esplicito alle radici cristiane dell’Italia e dell’Europa, considerate l’ossatura storica della Nazione.
Alla lettera I di Identità, l’ex generale colloca l’Italia come Patria da difendere, “ben delimitata da confini che devono essere protetti”. Una visione che antepone la Nazione allo Stato e alle istituzioni, richiamando l’eredità dell’Impero romano e della cultura medievale e rinascimentale come elementi fondanti dell’identità nazionale.
Famiglia, lavoro e libertà secondo Vannacci
Nel manifesto, l’Amore coincide soprattutto con la famiglia e con il popolo. La famiglia viene definita “l’unica, insostituibile, conforme alla natura”, fondata sulla complementarietà tra uomo e donna. Una posizione che esclude ogni apertura a modelli alternativi e che viene giustificata con argomentazioni biologiche e demografiche.
La Libertà è declinata come libertà di essere, di fare, di possedere e di esprimersi, ma sempre accompagnata da sicurezza e ordine. Centrale anche il lavoro, visto come fondamento della Repubblica e strumento primario di creazione della ricchezza. Da qui la difesa dell’impresa, della proprietà privata e del frutto del lavoro onesto.
Le ricadute a Bruxelles e lo status di non iscritto
L’addio alla Lega ha effetti immediati al Parlamento europeo. Vannacci non fa più parte del Gruppo dei Patrioti: la sua uscita dal partito ha reso incompatibile la permanenza nel gruppo. Ora siede tra i non iscritti, una condizione che comporta minori diritti politici, esclusione dai principali negoziati e assenza di fondi di gruppo. Un isolamento che pesa sulla sua capacità di incidere a Strasburgo.
Sul piano giuridico, Vannacci può candidarsi alle elezioni politiche del 2027 senza dimettersi da europarlamentare. La legge prevede però l’incompatibilità tra le due cariche: in caso di elezione alla Camera o al Senato, dovrebbe lasciare il seggio europeo. Un passaggio che diventa centrale nella costruzione del nuovo progetto politico.
La reazione della Lega: porte chiuse
La risposta del Carroccio è durissima. Fonti leghiste liquidano l’operazione Futuro Nazionale come un favore alla sinistra. Matteo Salvini, intervenendo al Consiglio federale, parla di tradimento e richiama il precedente di Gianfranco Fini. “Deluso e amareggiato”, si definisce il leader della Lega, ricordando il sostegno offerto a Vannacci nei momenti di maggiore isolamento.
In un lungo post, Salvini elenca candidature, incarichi e ruoli concessi all’ex generale, rivendicando i valori di lealtà e disciplina. “Un soldato non abbandona mai il proprio posto”, scrive, sottolineando come molti, in passato, abbiano cambiato partito senza rinunciare al seggio parlamentare.
Una frattura che pesa sul centrodestra
La nascita di Futuro Nazionale apre una fase di incertezza nel campo della destra. Vannacci sceglie la via della radicalità identitaria e della sfida diretta, mentre la Lega chiude ogni possibilità di dialogo. Resta da capire se il nuovo soggetto saprà intercettare un consenso reale o se lo strappo finirà per isolare ulteriormente il suo fondatore. Di certo, la rottura segna un passaggio politico destinato a lasciare traccia negli equilibri del centrodestra italiano.
