Venetico, “friggitoria a cielo aperto”. Vittima pure la ‘Via Crucis’

Un altro paese dove il ‘Sorgente Rizziconi ‘potrebbe incidere parecchio, devastando il territorio è Venetico Superiore, Comune della zona tirrenica del messinese. Qui il comitato di cittadini, è guidato da un veneziano, il professore Maurizio Scarpari, sinologo di fama internazionale, che da anni passa le sue vacanze nel borgo da fiaba.”Siamo indignati – dice Scarpari – la Comunità Europea ha investito diversi  milioni di euro per l’abbellimento e  il recupero dei monumenti storici e artistici di questo paese e favorire lo sviluppo turistico di un’area che potrebbe essere abbandonata. Si sono fornite delle autorizzazioni per un elettrodotto che svetterà dietro un castello del ‘500, una cosa incredibile”. Secondo il professore, dai documenti “è emerso che era stata fatta una variante dalla precedente giunta comunale in quanto prima il pilone non passava dal centro abitato, quindi non dava nessun fastidio”.  Perché allora la modifica alla variante? “Secondo alcune voci – osserva – la modifica pare che sia stata fatta per tutelare qualcuno”. Per essere più chiari, il professore racconta che “l’ex sindaco di Rocca Valdina aveva chiesto la modifica del ‘vecchio’ tracciato in quanto troppo vicino al suo Comune. Modifica ottenuta grazie l’approvazione dell’ex primo cittadino di Venetico”. Uno scenario che, ancora secondo Scarpari, “alimenta sospetti e rabbia e ora, grazie a tutto ciò, qui ci sarà una ‘friggitoria’ a cielo aperto, da non trascurare il fatto che la struttura sarà vicina anche ad un campo giochi per ragazzi, e molti temono anche per la salute della popolazione”.
L’elettrodotto, tra l’altro, sarà realizzato nel percorso di solito utilizzato per la ‘Via Crucis’, una tradizione che si ripete dal 1930. Per protesta, i residenti hanno realizzato un filmato dove uno degli esponenti del comitato si auto crocifigge al traliccio, ancora non in funzione. L’iniziativa punta a sollecitare ancora una volta Terna al fine di spostare dietro la collina il pilone, affinché, soprattutto, non sia vicino alle abitazioni. Scarpari non si da pace: “Ci chiediamo come sia stato possibile che i ministeri dei Beni Culturali, dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico abbiano concesso l’autorizzazione alla variante”.  Da qui un ulteriore appello: “ Siamo ancora in tempo per correggere gli errori, senza ricorrere a tribunali speciali e a consigli di Stato – sottolinea il professore -. Basterebbe solo usare rispetto e senso civico. Noi comunque abbiamo già presentato degli esposti e una richiesta al ministero dell’Ambiente e speriamo che nelle prossime settimane accada qualcosa di positivo”.

I cantieri della ‘Grande opera’

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