Vertice di Versailles, ambizioni e divisioni fra i 27 Paesi Ue

Vertice di Versailles, ambizioni e divisioni fra i 27 Paesi Ue
10 marzo 2022

E’ un vertice informale dei leader europei ancora molto “aperto”, quello che si svolge oggi pomeriggio e domani mattina a Versailles, ospitato dalla presidenza semestrale di turno francese del Consiglio Ue, mentre in Ucraina continuano a cadere le bombe russe. La riunione, già prevista da mesi, avrebbe dovuto originariamente essere dedicata al “nuovo modello di crescita economica e investimenti” per l’Europa, con particolare attenzione al concetto, fortemente sponsorizzato dalla Francia, della “autonomia strategica”.

Ma gli eventi in Ucraina hanno stravolto il programma, mettendo al centro delle discussioni fra i leader tre questioni diventate improvvisamente urgenti e fondamentali, addirittura “esistenziali”: 1) come rispondere alla richiesta dell’Ucraina di adesione all’Ue; 2) come affrancare l’Unione, e alcuni suoi Stati membri in particolare (Italia e Germania comprese) dalla pesante dipendenza energetica dalla Russia, e come accelerare al massimo i tempi di questo processo; 3) come realizzare finalmente, e a breve termine, il progetto dell’Europa della Difesa comune, previsto dai Trattati Ue ma rimasto finora sulla carta. Un progetto che ha trovato a sorpresa una sua prima concretizzazione nella decisione d’emergenza di utilizzare il “Fondo europeo per la Pace” per finanziare l’invio di “armi letali” alla resistenza ucraina. 

“Negli ultimi anni, di fronte a molteplici crisi e sfide – ha scritto il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, nella sua lettera di invito ai leader – ci siamo impegnati insieme per un’ambiziosa agenda strategica. Alla luce degli eventi recenti è più che mai urgente compiere passi decisivi per costruire la nostra sovranità, ridurre le nostre dipendenze e progettare un nuovo modello di crescita e di investimenti”. Michel ha previsto che le discussioni siano concentrate su “tre questioni in particolare, vale a dire: rafforzare le nostre capacità di difesa; ridurre la nostra dipendenza energetica, in particolare da gas, petrolio e carbone russi; e costruire una base economica più solida”.

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Si parlerà, naturalmente, anche delle sanzioni contro la Russia e la Bielorussia, che sono state effettivamente “massicce” come l’Ue aveva annunciato in caso di aggressione militare all’Ucraina. In particolare la discussione riguarderà l’eventuale allargamento delle sanzioni (con l’aggiunta di nuovi individui e nuove entità nelle varie “liste nere”), legato all’evoluzione della guerra, e i meccanismi per evitare che le misure di restrizione siano aggirate. La discussione di oggi, che riguarderà la situazione in Ucraina e i temi collegati della difesa e dell’energia, rischia di andare avanti fino a tardi nella notte. Su tutti questi temi, le posizioni degli Stati membri non sono affatto compatte, come afferma invece la narrazione ufficiale dell’Ue, che sottolinea proprio l’unità e la determinazione dei Ventisette di fronte alla sfida senza precedenti lanciata dalla Russia.

Le divergenze sono chiare, in particolare, sulla richiesta di adesione dell’Ucraina all’Ue, dove i paesi dell’Est e i baltici premono per una risposta politica che salti in un colpo tutti i numerosi ostacoli giuridici e burocratici che impediscono un ingresso rapido nell’Unione di un paese candidato, mentre gli altri Stati membri, con Olanda e Germania in testa, frenano vistosamente. Uno sforzo importante i Ventisette lo hanno già fatto, chiedendo alla Commissione di rispondere rapidamente alla richiesta di adesione chiarendo tutte le condizioni che l’Ucraina dovrebbe soddisfare o impegnarsi a rispettare, per ottenere lo status di candidato. Un processo, dalla richiesta di adesione alla lettera della Commissione, che in passato ha richiesto in genere sei-otto mesi, e che questa volta è stato bruciato in una settimana.

Il “fast track”, la corsia privilegiata che aveva chiesto l’Ucraina, tuttavia, si ferma qui. Dalla riposta della Commissione in poi, la verifica del rispetto delle condizioni (i “criteri di Copenaghen” su democrazia, diritti fondamentali e stato di diritto, la stabilità delle istituzioni, l’economia di mercato aperta, le capacità delle amministrazioni etc.) richiederà tutto il tempo che sarà necessario, tappa per tappa.
Nel frattempo, i Ventisette riconosceranno “l’appartenenza dell’Ucraina alla famiglia europea”, e potranno offrire a Kiev la possibilità di partecipare a una serie di programmi dell’Ue, e di sfruttare al massimo gli accordi già esistenti di associazione e di libero scambio.

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Anche sull’energia, i Ventisette hanno posizioni diverse. Molto dipende dal diverso grado di vulnerabilità di ciascun paese a una eventuale chiusura dei rubinetti del gas russo. Per esempio, Finlandia e Lettonia dipendono dal gas russo per oltre il 90% dei loro consumi, la Bulgaria oltre il 75%, la Germania quasi al 50%, l’Italia al 45%, la Polonia al 40%. Per tutti questi paesi, è già una grande sfida riuscire a ridurre questa dipendenza energetica di due terzi entro la fine dell’anno, come prevede il piano predisposto dalla Commissione europea, per poi azzerarla “ben prima del 2030”. Alcuni paesi chiedono di fissare il 2027 come data della fine della dipendenza energetica dalla Russia, altri vorrebbero arrivarci anche subito, nonostante i grandi sacrifici che questo richiederebbe per le imprese e le famiglie nei paesi più dipendenti.

E anche sull’estensione delle sanzioni – che comunque hanno visto finora una risposta unitaria, con misure durissime da parte dell’Ue – ci sono posizioni diverse: ad esempio, l’esclusione della prima e della terza banca russe (Sberbank e Gazprombank) dal sistema Swift per le transazioni finanziarie non è ancora stata approvata (a causa dei problemi che creerebbe proprio ai paesi più dipendenti energeticamente dalla Russia); e non è stata decisa neanche la messa al bando delle navi russe dai porti europei, a causa dell’opposizione di alcuni Stati membri che temono conseguenze negative per settori importanti della propria economia, come l’Olanda preoccupata per il porto di Rotterdam. La seconda giornata del vertice, domani, sarà dedicata ai temi che ne costituivano l’agenda in origine. “La nostra sessione mattutina e il nostro pranzo di lavoro – ha annunciato Michel – saranno dedicati al nostro nuovo modello di crescita e investimenti, alla presenza della presidente della Banca centrale europea”, Christine Lagarde, “e del presidente dell’Eurogruppo”, Paschal Donohoe.

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Secondo una possibile agenda non esaustiva, le discussioni dovrebbero riguardare, oltre alla questione energetica, la cosiddetta ‘”autonomia strategica”, con l’ambizione dell’Ue di riprendere il controllo delle catene del valore globalizzate, e i problemi di approvvigionamento, i nuovi rischi riguardanti oggi anche le importazioni di derrate alimentari da Russia e Ucraina, i rincari dei prezzi dell’energia e la minaccia dell’inflazione, e probabilmente anche la riforma del Patto di Stabilità e i progressi (pochi) dell’Unione bancaria. Non è chiaro se vi sarà spazio anche per lanciare un dibattito sul progetto francese di ricorrere a strumenti di emissione di debito comune europeo, del tipo di quelli adottati per il Recovery Plan, per finanziare gli ingenti investimenti ora necessari per la difesa comune e per sbarazzarsi della dipendenza energetica dalla Russia. L’Olanda, ad esempio, ha già messo le mani avanti, mentre la Commissione ha negato di essere dietro a questi progetto, apparso finora solo in alcuni articoli di stampa.

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