Von der Leyen apre all’Italia sul caro energia: consultazioni dal lunedì e revisione dell’Ets
La presidente della Commissione europea annuncia, al termine del Consiglio di Bruxelles, l’avvio di un dialogo bilaterale con Roma sul decreto che riduce i costi in bolletta, nel quadro di una risposta calibrata sulle specificità nazionali.
Ursula von der Leyen
La Commissione europea aprirà da lunedì prossimo le consultazioni con le autorità italiane sul cosiddetto “Decreto bollette”. Lo ha annunciato Ursula von der Leyen nella conferenza stampa notturna al termine del Consiglio europeo di Bruxelles, rispondendo alle domande dei giornalisti. L’obiettivo dichiarato è “affrontare i problemi specifici di breve termine” che l’Italia affronta a causa dei rincari energetici. Nel medio termine, la revisione del mercato dei permessi di emissione di CO2 — l’Ets, Emissions Trading System — dovrà occuparsi di questioni più strutturali: il rinvio della fine delle quote gratuite per le industrie ad alta intensità energetica e la volatilità dei prezzi del sistema stesso, che si ripercuote direttamente sulle bollette.
Il messaggio politico è preciso. “A causa del mix energetico molto diverso nei vari Stati membri, non è possibile adottare un approccio valido per tutti”, ha detto von der Leyen. Ogni intervento deve essere “mirato, adattato alla situazione dei singoli Stati membri e temporaneo”. La Commissione si impegna a lavorare “seguendo le linee guida delle conclusioni dell’Ue”, che prevedono misure circoscritte per alleggerire i costi in bolletta. “Siamo fiduciosi di poter fare progressi”, ha aggiunto la presidente.
Il nodo strutturale del “merit order”
Il punto tecnico di fondo è il meccanismo del “merit order”: il sistema marginale di formazione del prezzo che, in particolare in Italia, porta quasi sempre a pagare l’elettricità al costo della fonte più cara, ovvero il gas. Quando il prezzo del gas sale — per effetto di crisi geopolitiche o tensioni sui mercati globali — il prezzo all’ingrosso dell’elettricità segue, indipendentemente dalla quota di energia prodotta da fonti più economiche. È questo meccanismo che rende l’Italia particolarmente esposta.
Von der Leyen ha ricordato che il sistema Ets, in vigore da circa vent’anni, ha finora centrato il suo obiettivo principale: ridurre le emissioni mentre l’economia cresceva. Ma soprattutto, ha sottolineato, ha “rappresentato un forte incentivo agli investimenti nelle tecnologie pulite”, cioè nelle fonti a basse emissioni di carbonio come il nucleare e le rinnovabili. La correlazione è diretta: maggiore è la quota di queste fonti nel mix energetico di un Paese, minori sono i prezzi e minore è la volatilità, perché prodotte localmente e non soggette alle oscillazioni dei mercati internazionali dei combustibili. Vale anche il contrario: dove il gas pesa di più, i prezzi sono più alti e l’instabilità è maggiore.
Costa: accelerare la transizione, unica via
Sul piano più strategico si è espresso il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, che ha collegato esplicitamente la crisi attuale alle lezioni non apprese dalla guerra in Ucraina. “Quello che abbiamo vissuto dopo l’invasione russa e quello che stiamo vivendo con la crisi in Medio Oriente ci dice che dobbiamo accelerare la transizione energetica”, ha dichiarato. È “l’unico modo per ridurre le nostre dipendenze, per diventare più autonomi, più indipendenti e più sicuri.”
Costa ha ribadito che l’approccio europeo alla produzione di energia è “tecnologicamente neutrale”: nucleare e rinnovabili sono entrambi percorsi legittimi, purché contribuiscano ad aumentare la quota di energia prodotta internamente. La sicurezza energetica, ha concluso, si costruisce investendo nella produzione domestica. Non esistono scorciatoie che passino per i mercati dei combustibili fossili.
