Wuhan, un anno dopo: come si vive fuori dall’incubo Covid 19

1 dicembre 2020

Cartoline da Wuhan, un anno dopo: ecco come si vive fuori dall’incubo del Covid 19. Attorno a loro, la vita è praticamente tornata alla normalità, ma restano storie dolorose mentre la Cina esulta per aver dominato l’epidemia. A un anno dai primi contagi, i parenti delle vittime del coronavirus stanno lottando per superare la tragedia in città, dove l’epidemia è comparsa per la prima volta alla fine dello scorso anno. C’è chi si converte al buddismo per trovare un significato nella morte del proprio padre. E chi ancora fatica a mangiare e dormire dal decesso del figlio lo scorso febbraio.

Era il primo dicembre 2019 quando nella città cinese di Wuhan un uomo mostrava i sintomi di quella che allora era una polmonite misteriosa e senza nome. Così l’origine della pandemia di Covid-19 che finora nel mondo ha provocato più di 63 milioni di casi e quasi un milione e mezzo di vittime. In Italia i casi sono stati complessivamente oltre 1,6 milioni e oltre 55.000 le vittime. La data del primo dicembre, riferita alla comparsa dei sintomi, è stata individuata il 24 gennaio 2020 in uno studio retrospettivo pubblicato dalla rivista The Lancet.

Intanto, la Cina insiste: “Non è partito da Wuahn”. Nonostante i recenti studi negli ultimi giorni la stampa cinese ha assicurato che il Coronavirus non è partito dalla Cina. Il Quotidiano del Popolo sostiene che ogni prova disponibile induce a sospettare che il Coronavirus sia solo emerso e non partito da Wuhan. Sarebbe dunque arrivato con le derrate alimentari surgelate importate dall’estero. Secondo l’ultima ipotesi degli esperti cinesi, il salto del Coronavirus da un animale all’uomo e poi la trasmissione tra persone si sarebbe verificata nel subcontinente indiano. Così, in base a questa idea, il mercato di Wuhan sarebbe stato solo un amplificatore del contagio arrivato da fuori.

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