Politica

Zingaretti riparte dalla Tav: va fatta. Liste europee e nuovi alleati i nodi del neo segretario Pd

Nicola Zingaretti ha scelto la Tav come primo atto da segretario Pd. E così è andato a Torino per parlare di infrastrutture, blocco dei cantieri, indotto, imprese, posti di lavoro. “La Tav è un simbolo nazionale di come non ci si deve comportare rispetto alle aspettative di futuro di un grande paese come l’Italia”, ha detto il neosegretario dando subito seguito alle parole di ieri, dopo la vittoria ai gazebo. “Siamo convinti di poter mettere in campo idee migliori per gli italiani rispetto a questo governo illiberale e pericoloso”. Per Zingaretti, “l’Italia deve ripartire, abbiamo alle nostre spalle nove mesi di propaganda, parole, confronto, selfie ma questo paese è di nuovo in ginocchio, la produzione industria è crollata il fatturato delle aziende è fermo e i cantieri del paese sono fermi”.

Zingaretti dovrebbe stare, almeno per un po’, lontano dal Nazareno. Probabilmente aspetterà la nomina ufficiale a segretario in assemblea nazionale il 17 marzo. Ma la sua tabella di marcia non permette pause: entro il 15 aprile, Zingaretti dovra’ depositare le liste per le elezioni europee del 26 maggio, decidendo se il Pd correra’ da solo o con altri partiti e movimenti, e con quali di essi. Una decisione che potrebbe prefigurare il futuro centrosinistra con cui affrontare eventuali elezioni anticipate. Di certo, il Governatore del Lazio ha firmato “Siamo Europei” di Carlo Calenda, che Paolo Gentiloni ha declinato in modo ancora piu’ accattivante: presentare una lista di europeisti in grado di contendere il primato “alla Lega di Salvini”; quindi, ha sottolineato oggi Calenda, con l’ambizione di puntare al 30%.

Nei prossimi giorni Zingaretti incontrera’ gli interlocutori, cioe’ Benedetto della Vedova di +Europa, Federico Pizzarotti di Italia in Comune e i Verdi. Poi c’e’ Mdp che ha tra le sue fila alcuni eurodeputati usciti si’ dal Pd ma tuttora nel gruppo del Pse. Intanto, nell’attesa dei dati definitivi delle primarie, dai primi calcoli sulle percentuali, Zingaretti avrebbe una maggioranza ‘renziana’ in assemblea: circa 660 delegati. A spartirsi i restanti 340 sono la mozione di Maurizio Martina con 220 delegati e Roberto Giachetti con 120. Anche se dal comitato Giachetti-Ascani si fa sapere che, dai loro calcoli, i delegati non sarebbero meno di 150. Una puntualizzazione che fa uscire in chiaro la tensione che avrebbe caratterizzato, a quanto viene riferito, il dietro le quinte di tutta la giornata di oggi con un braccio di ferro tra le mozioni sui numeri dei delegati. Il presidente dell’assemblea, e quindi del partito, dovrebbe essere Paolo Gentiloni. Mentre Antonio Misiani potrebbe tornare all’incarico di tesoriere.

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