Borsellino, scortato la mattina ma posso essere ucciso la sera

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17 luglio 2019

Dopo aver deliberato la declassificazione di atti e documenti, in occasione del 27esimo anniversario della strage di via D’Amelio la Commissione parlamentare Antimafia ha pubblicato on line tutti gli interventi di Paolo Borsellino. Alcuni documenti audio erano liberi ma mai pubblicati, altri riservati o segreti e sono stati desecretati. In particolare, nel corso di una seduta dell’8 maggio 1984, Paolo Borsellino, ascoltato in qualità di giudice istruttore a Palermo, affronta anche il tema della sicurezza personale e della gestione dei dispositivi di scorta, evidenziando importanti criticità.

“Con riferimento al personale ausiliario – disse Borsellino – desidero precisare che non si tratta soltanto dei segretari e dei dattilografi, dei quali dovremmo avere garantita la presenza per tutto l’arco della giornata e non soltanto per la mattinata (perché non lavoriamo soltanto di mattina), ma anche degli autisti giudiziari, perché buona parte di noi non può essere accompagnata in ufficio di pomeriggio da macchine blindate – come avviene la mattina – perché di pomeriggio è disponibile solo una macchina blindata, che evidentemente non può andare a raccogliere quattro colleghi. Pertanto io, sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e ritorno a casa alle 21 o alle 22. Magari con ciò riacquisto la mia libertà utilizzando la mia automobile; però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per essere, poi, libero di essere ucciso la sera”.

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Un altro dei passaggi della deposizione di Paolo Borsellino, resa a Palermo nel 1984 contenuta tra gli atti desecretati dalla Commissione Antimafia riguarda connessioni tra magistrati e massoneria. “Le indagini fatte su questa Stella d’Oriente, in cui erano presenti anche massoni, non hanno consentito di portare all’accertamento di attivita’ criminali direttamente espletate attraverso la stessa – recita il documento – Pero’ la documentazione trovata e’ risultata utilissima in riferimento all’accertamento di determinati rapporti o collegamenti tra elementi di famiglie mafiose palermitane, marsalesi e campane”. Alla domanda di uno dei relatori se vi fossero evidenze anche di connessioni tra magistrati e massoneria, Borsellino replicava: “Non credo, quello che ho sentito e’ che qualche magistrato frequentasse il circolo, non pero’ che fosse aderente alla loggia. Vi aderivano comunque anche elementi mafiosi o sospetti di mafiosita’”.

Poco difuciosa è Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili. “Le relazioni finali di ogni commissione non hanno mai portato a conoscere la verita’ sulle stragi del 1993” e “non crediamo che la ‘desecretazione’ di quegli atti fara’ fare un solo passo avanti” ha chiosato Giovanna Maggiani Chelli. “Li riteniamo ancora trionfalismi politici – ha commentato – Da qui alla lotta alla mafia ce ne corre”, semmai “gli unici atti da desecretare sarebbero stati quelli resi dal procuratore Gabriele Chelazzi, se lo avessero risentito dopo una tragica audizione nella quale non fu fatto parlare”. “Risentire le rivelazioni e le parole del giudice Paolo Borsellino sicuramente sara’ interessante – ha concluso Maggiani Chelli -, ma fino ad oggi nessuna rivelazione ha concorso ha mandare in galera nessun ‘concorrente della mafia’ nelle stragi terroristiche eversive”.

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Per il presidente del Consiglio, la Commissione parlamentare Antimafia, desecretando “tutti gli atti dei suoi lavori fino al 2001 ha offerto un patrimonio prezioso all’intera collettività”. In questo modo, per Giuseppe Conte, “possiamo riascoltare le parole amare del giudice Paolo Borsellino e la sua denuncia in anni cruciali per la lotta alla mafia. Le sue parole potranno risuonare nelle coscienze di tutti noi”. In sostanza, per il premier “la decisione dell’Antimafia è un passo importante, utile a consolidare il rapporto di fiducia tra le istituzioni e i cittadini, a pochi giorni dall’anniversario della strage di via D’Amelio. È un bel segnale affinché nessuno sia lasciato solo nella lotta contro la mafia”.

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