Bufera procure, si è dimesso dal Csm il togato Paolo Criscuoli

Bufera procure, si è dimesso dal Csm il togato Paolo Criscuoli
Paolo Criscuoli
19 settembre 2019

Si e’ dimesso dal Csm il togato di Magistratura Indipendente Paolo Criscuoli, che si era autosospeso a giugno. Il vicepresidente di Palazzo dei Marescialli, David Ermini, ha ricevuto stasera la lettera del presidente della Repubblica Sergio Mattarella con cui sono state trasmesse le dimissioni del consigliere Criscuoli da componente del Consiglio superiore. Il Capo dello Stato, si legge in una nota del Csm, ha ravvisato nella lettera di dimissioni presentata da Criscuoli “senso di responsabilita’ e rispetto delle istituzioni”. Criscuoli era l’unico dei 5 togati coinvolti nello scandalo emerso dall’inchiesta di Perugia che non si era ancora dimesso dal Consiglio.

Parla di “interferenze” Criscuoli nella lettera aperta agli iscritti dell’Anm in cui spiega la sua decisione di dimettersi dal Csm: “Quando ho comunicato la mia intenzione di riprendere l’attivita’ consiliare – racconta – ho dovuto constatare che alcuni consiglieri togati avevano rappresentato all’ufficio di Presidenza, che evidentemente ne ha preso atto, l’intenzione di abbandonare i lavori del plenum ovvero di non parteciparvi facendo mancare il numero legale, qualora l’avessi fatto. Tale fatto – aggiunge – di evidente e non dissimulata conculcazione delle mie prerogative di componente in carica del Csm, e’ stato seguito da ulteriori ed indebite iniziative anche da parte di alcuni componenti dell’Anm”.

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Criscuoli, quindi sottolinea che “e’ la legge a stabilire i presupposti per la sospensione o per la decadenza dalla carica di un consigliere, il quale, al di fuori di tali ipotesi, ha il diritto di espletare il suo mandato; a cio’ si aggiunge solo la coscienza individuale che non puo’ essere coartata da indebite interferenze esterne o comportamenti scomposti. Del resto – ricorda – gia’ in passato si e’ verificato che un consigliere, sottoposto a procedimento disciplinare, continuasse a svolgere il proprio mandato in attesa dell’esito del procedimento, senza che cio’ abbia avuto alcun impatto sulla funzionalita’ dell’organo. Cio’ nonostante, in modo del tutto arbitrario, perche’ al di fuori di qualsiasi perimetro normativo, con le predette condotte, per come riportate dalla stampa e non smentite, certamente non connotate da correttezza istituzionale, si e’ ritenuto di poter interferire sull’esercizio della funzione e sull’attivita’ del Consiglio”.

Dunque, “a ciascuno il giudizio sui motivi, intenzioni e finalita’ di tali condotte”, scrive ancora Criscuoli, secondo il quale “certo si ha la percezione di una magistratura percorsa da inquietudini, che guarda al ‘particulare’ e sensibile piu’ alle pulsioni di uno stato etico che alla applicazione dei precetti di uno stato di diritto. Non mi sono mai riconosciuto in un simile modo di essere – conclude nella sua lettera aperta – riconoscendomi, invece, nella magistratura che, quotidianamente e in modo silente, si impegna ad applicare la legge ed a tutelare l’esercizio dei diritti di ciascuno, con coscienza. A questa magistratura, oggi, ritengo giusto tornare, non perche’ influenzato da simili eventi, ma per mettere al riparo l’Istituzione da condotte che avrebbero creato una situazione di ‘muro contro muro’ e che, certamente, avrebbero leso l’immagine di tutta la magistratura”.

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Criscuoli non si era ancora dimesso dall’incarico nonostante gli inviti a ‘risolvere’ la sua situazione, dato che l’autosospensione non e’ un istituto previsto dalla legge. In luglio, l’esponente di Magistratura Indipendente aveva chiesto al Csm di poter usufruire di un periodo di aspettativa per motivi familiari ma questa istanza non era stata accolta. Alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, Criscuoli era stato visto al Csm ma non ha mai partecipato al plenum: anche dell’Anm, venerdi’ scorso, era stato rinnovata la sollecitazione nei suoi confronti a lasciare il Consiglio. Ora il candidato a prendere il suo posto sarebbe Bruno Giangiacomo, esponente di Area e giudice non eletto al voto del luglio 2018, sul quale, pero’, pende un’azione disciplinare che potrebbe far venir meno, sempre per ragioni di opportunita’, la sua entrata in Consiglio. Di fronte a una simile evenienza, dovrebbero quindi svolgersi altre elezioni suppletive – oltre a quelle convocate per il 6-7 ottobre per eleggere due togati in rappresentanza dei pm – per nominare un togato rappresentante dei giudici.

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