Commissione banche, si parte con le venete. Nodo maxi-stipendi

Commissione banche, si parte con le venete. Nodo maxi-stipendi
Il presidente della Commissione bicamerale d'inchiesta sulle banche, Pier Ferdinando Casini e la sottosegretario alla Presidenza, Maria Elena Boschi
12 ottobre 2017

Dopo diversi rinvii e ritardi un primo dato certo è che le audizioni della commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche cominceranno la prossima settimana, martedì, con il sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione, Luigi Orsi, e mercoledì con il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, Francesco Greco. Poi si proseguirà con i testimoni delle crisi degli istituti bancari, a partire da Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca e a ritroso nel tempo, Mps e le quattro banche in risoluzione (Banca Etruria, CariChieri, Banca Marche e Cariferrara). Altro elemento: i lavori “si svolgeranno in modo sincronico, ascoltando contemporaneamente i responsabili governativi e i vertici delle autorità di controllo”. A comunicare la decisione il presidente della commissione, Pier Ferdinando Casini, dopo la riunione dell’ufficio di presidenza allargata ai rappresentanti dei gruppi che era sembrata l’ennesima falsa partenza con lo slittamento della definizione del cronoprogramma. Con Casini che aveva invitato a sentire la prima settimana degli esperti in materia e aveva suggerito di adottare la proposta del Pd di proseguire con le banche venete cioè, aveva subito commentato Giovanni Paglia (Si), “dal caso più facile per il partito di Renzi”. I contatti informali seguiti all’incontro hanno costretto Casini a fissare le prime date e i primi nomi per le audizioni. “Grazie alla nostra pressione – ha rivendicato Carlo Sibilia di M5S – abbiamo ottenuto da Casini” l’avvio delle audizioni martedì e l’inserimento di Orsi e Greco. Deve ancora arrivare il cronoprogramma completo e solo lì si capirà davvero che strada prenderà un’inchiesta che comunque verrà interrotta con lo scioglimento delle Camere e le elezioni quasi imminenti.

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Per esempio non si sa ancora quando verranno trattati il delicato tema dei maxi-stipendi di chi ha guidato le banche che hanno poi fatto ricorso ai soldi pubblici e che hanno lasciato a terra centinaia di migliaia di risparmiatori, né la questione dei controversi conflitti di interesse dei prestiti a favore di soci degli stessi istituti. Durante la sua relazione in ufficio di presidenza, Casini ha dato solo un’indicazione: dovranno essere trattati “separatamente” e dunque si può ipotizzare che se non in coda, non saranno una priorità in ordine di tempo. La commissione avrà gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. Nel corso della seduta la commissione potrà disporre che i lavori procedano “in forma segreta” e “qualora lo ritenga opportuno” si potrà decidere di “riunirsi in seduta segreta, su richiesta del presidente”. Casini ha puntualizzato in ufficio di presidenza che la commissione d’inchiesta sulle banche “intende fare chiarezza” in un “percorso che dovrà consentire di far luce su episodi gravissimi e di individuare le responsabilità” senza “inutili sovrapposizioni con le attività investigative poste in essere dall’autorità giudiziaria”. Il presidente sconta la diffidenza dei partiti di opposizione che hanno protestato contro la decisione del Pd e di Ap di eleggerlo. I grillini lo considerano un “uomo di sistema e amico di molti grandi banchieri” che “significa aver già deciso di affossare e insabbiare quel poco di verità che il minimo tempo residuo potrebbe concederci di tirar fuori”. Da lì le nette critiche ad un regolamento che consente al presidente di valutare l’ammissibilità delle domande rivolte ai testimoni e il passaggio che concede al solo ufficio di presidenza composto, oltre che dal presidente, da due vice Presidenti (uno del Pd e l’altro di Fi) e da due Segretari (uno della Lega e l’altro delle autonomie), il ruolo di stabilire se classificare o meno come segreti gli atti e i documenti che arriveranno. Un regolamento sulle cui votazioni Fi si è mossa insieme alla maggioranza.

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M5S aveva proposto di iniziare da Mps e nella lista delle audizioni spiccava la richiesta di ascoltare le autorità di vigilanza, i vertici e i principali azionisti del gruppo ma anche il premier Matteo Renzi e la sottosegretario Maria Elena Boschi con suo padre, Pier Luigi Boschi, che, insieme agli ex consiglieri e sindaci di Banca Etruria, ha visto arrivare davanti al tribunale civile di Roma la richiesta del liquidatore di un risarcimento di oltre 400 milioni di euro. Nella lista anche il nuovo presidente di Rothschild Italia Federico Ghizzoni il quale, su Banca etruria qualche mese fa ha detto: “se mi convocheranno parlerò alla commissione d’inchiesta: in Parlamento, non sui giornali, risponderò ovviamente a tutte le domande che mi faranno”. Paglia di Sinistra italiana, ha insistito perché si cominciasse “senza perdere tempo dalle autorità di vigilanza: Bce, commissione europea, Eba, Bankitalia, Consob, Antitrust. Questo sarebbe indispensabile per costruire il quadro in cui muoversi, dati i molti omissis che hanno caratterizzato gli anni che abbiamo alle spalle”. Fdi ha ribadito di ritenere di “estrema importanza” acquisire “da subito i documenti relativi alle posizioni dei crediti incagliati, dettagliati per importo e denominazione, relativamente alla banche oggetto di aiuti di Stato Montepaschi, Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara Cassa di Risparmio di Chieti, Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca, nonché l’elenco dei primi cento maggiori debitori insolventi del sistema bancario nazionale”. I mesi sono pochi e tanti gli interrogativi. Mesi complicati in cui a tenere banco sono la legge di Bilancio per il 2018 e la legge elettorale. Tutto questo per uno spettro molto ampio di indagine che deve occuparsi delle quattro macro-aree indicate dalla legge istitutiva della commissione d’inchiesta (la crisi finanziaria globale e le ricadute sul debito sovrano; la gestione degli istituti che hanno fatto ricorso ai soldi pubblici dalle quattro banche sottoposte a risoluzione ad Mps e le banche venete; l’efficacia della vigilanza sul sistema bancario; l’adeguatezza delle norme a livello nazionale o europeo per prevenire le crisi).

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