Italia compatta su missioni estero, per Libia 102 milioni di euro

Italia compatta su missioni estero, per Libia 102 milioni di euro
11 luglio 2019

Il Pd attacca la Lega sulle accuse di avere ricevuto finanziamenti dalla Russia di Putin. Matteo Salvini minaccia querele e afferma di non avere mai incassato un rublo. La Francia si difende sui missili transalpini ritrovati in una base di Haftar: “Non li abbiamo dati noi alle milizie del generale”. Il vicepremier della Lega attacca: “Chiederemo spiegazioni”. In questo quadro apparentemente tumultuoso, permane, silenziosa e sotto traccia, un’Italia unita e compatta: quella che sostiene le missioni italiane all’estero. L’aula del Senato ha approvato la relazione 2019 con una maggioranza ‘kazaka’: 242 si’ e 10 no. Da Monti a Renzi, da Gentiloni a Conte ci sono poche differenze: le nostre missioni piu’ costose sono in Afghanistan, Libano, Libia, Balcani.

Terminata la guerra in Iraq, l’Italia torna a spendere di piu’ nel mar Mediterraneo: nel 2019 105,12 milioni per l’Unifil in Libano; 60,12 milioni per l’operazione Mare sicuro e il supporto alla Guardia costiera libica; 35 milioni per la missione di supporto e assistenza nel territorio libico (400 uomini e 130 mezzi terrestri per l’aiuto richiesto da Serraj); 6,92 milioni per l’assistenza della Guardia di Finanza alla Guardia costiera libica; 23,2 milioni per Eunavformed; 4,4 milioni per Sea Guardian nel Mediterraneo; 4,7 milioni per l’addestramento delle forze di sicurezza libanesi; 1,3 milioni per l’addestramento delle forze di sicurezza palestinesi; 12,7 milioni per la missione Nato in Turchia; 12,2 milioni per la sorveglianza navale Nato nell’area sud; 31,5 milioni per la missione bilaterale di supporto al Niger; 53,9 milioni per la missione Nato nei Balcani; 1,7 milioni per la missione Ue in Kosovo; 5,9 milioni per la cooperazione con la polizia albanese e nei Balcani; 6,4 milioni per la forza multinazionale nel Sinai; 2,38 milioni per la sorveglianza aerea Nato nell’area sudorientale.

Complessivamente nel 2019 l’Italia spendera’ per le missioni all’estero 1,018 miliardi di euro. In assoluto la missione piu’ costosa sara’ quella in Afghanistan: 113,2 milioni piu’ 120 milioni di contributo della Farnesina al sostegno delle forze di sicurezza afghane. Alla coalizione internazionale di contrasto all’Isis andranno 166,2 milioni. Alla missione Nato in Iraq 1,4 milioni. Alla missione Atalanta antipirateria 19,8 milioni. Alla missione in Somalia 9,3 milioni. Al potenziamento della Nato in Lettonia 16,1 milioni. Una delle poche voci critiche che si e’ levata nell’aula di palazzo Madama e’ quella di Emma Bonino: “Stiamo approvando le missioni internazionali 2019 a luglio invece che alla scadenza del 2018. Vuol dire che avete trasformato per sei mesi i nostri militari all’estero in turisti armati senza copertura giuridica e politica”.

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Bonino attacca sulla Libia: “Per come stanno andando le cose in Libia, in presenza di una vera e propria guerra civile (parere condiviso dal premier Conte ndr.), con l’aeroporto fuori uso e con il nostro ministro degli Esteri che dichiara pubblicamente che non e’ un posto sicuro, io credo che la proroga della missione, chiesta dal Governo, sia irresponsabile. Penso sia bene sospendere la missione e darci il tempo per riflettere su come coinvolgere gli altri Paesi europei”. La leader di +Europa incalza: “Voi sapete perfettamente che tutti coloro che rimandate indietro, attraverso la guardia costiera libica da noi supportata e armata, in prosecuzione di decisioni prese prima su cui io ero contraria, li rimandate in luoghi di tortura. E’ una violazione del diritto internazionale”. Sulla missione terrestre in Libia il Governo scrive nella relazione: “Fornisce assistenza e supporto al Governo di Accordo nazionale libico su loro richiesta con lettera di Al-Serraj del 30 maggio 2017”. Sull’assistenza alla Guardia costiera libica il Governo scrive: “Ha l’obiettivo di fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione clandestina e della tratta degli esseri umani”. Per l’esecutivo l’operazione Mare Sicuro (6 navi e 5 aerei) vuole “prevenire e contrastare il terrorismo e assicurare la tutela degli interessi nazionali”.

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