Ondata di arresti a Hong Kong, la tensione cresce ancora. Altri due deputati in manette

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31 agosto 2019

Una sequenza di arresti di attivisti, manifestazioni annunciate e poi annullate ma che forse alla fine si faranno lo stesso, sfidando l’ira delle autorita’ dell’ex colonia e il crescente nervosismo di Pechino: la tensione e’ sempre piu’ alta a Hong Kong, dove altri due deputati pro-democrazia sono finiti in manette, portando a tre i membri del Parlamento colpiti dalla repressione. A quanto si apprende dal profilo Facebook del Civic Party, Au Nok-hin e Jeremy Tam sono finiti in manette in base ad un presunto sospetto di ostruzione alle operazioni di polizia. Per Au c’e’ anche l’accusa di aggressione a pubblico ufficiale. Ma e’ oggi che la giornata rischia di essere calda, appena due giorni dopo l’annuncio di Pechino di ulteriori movimenti di truppe in aree vicine alla metropoli. Il fatto e’ che alcuni attivisti potrebbero sfidare il divieto della polizia di organizzare nuovi cortei di protesta (“troppo rischiosi”), proprio sull’onda della serie di arresti eseguiti nelle ultime ore, e decidere di scendere comunque in piazza, in quello che sarebbe il 13esimo fine settimana di proteste nella ex colonia inglese.

Gli arresti compiuti oggi dalla polizia hanno portato il Fronte civile per i diritti umani (Civil Human Rights Front) ad annullare la manifestazione convocata per oggi, con l’obiettivo di “proteggere i manifestanti ed evitare loro conseguenze legali”. Ma, come sottolinea il South China Morning Post, si pensa che alcuni dei manifestanti possano ricorrere ad uno stratagemma non nuovo da queste parti, come quello di marciare dietro simboli religiosi. Un gruppo cristiano, alla luce del bando alla manifestazione, infatti ha organizzato per oggi una processione da Wan Chai a Central. L’evento, proprio perche’ di natura religiosa, non ha bisogno dell’autorizzazione, necessaria invece per tenere eventi politici. Altri attivisti hanno proposto via Internet di uscire di casa semplicemente facendo finta di andare a fare shopping o passeggiare e Causeway Bay: anche questo e’ un trucco gia’ sperimentato.

I fermi che avevano fatto piu’ scalpore nelle ultime 48 ore erano stati quelli degli attivisti-icona della protesta di Hong Kong, ossia il segretario e fondatore del partito democratico Demosisto, Joshua Wong, e della 22enne Agnes Chow: i due sono pero’ stati rimessi in liberta’ su cauzione. Ma non e’ certo bastato per placare le acque: tra gli arresti successivi c’e’ quello del parlamentare e leader del partito Passione civica Cheng Chung-tai, 35 anni, sospettato di “cospirazione per danni perseguibili penalmente” nell’assalto al Consiglio legislativo dell’1 luglio, e quello di Andy Chan, capo di un altro partito indipendentista, fermato giovedi’ all’aeroporto. Tra gli altri, sono stati arrestati il consigliere distrettuale Sha Tin Rick Hui e l’ex presidente del sindacato studentesco Althea Suen. Temendo nuove proteste, i vertici della polizia regionale hanno avvertito che la legge sara’ applicata in ogni caso, non importa con quale scusa la gente scendera’ in strada. I rischi legali di sfidare il bando, anche solo unendosi alla processione religiosa, sono alti. Da quando sono iniziate le proteste all’inizio di giugno, sono finite in carcere oltre 800 persone.

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