Pd sempre nel caos, su data congresso giochi ancora aperti, segreteria non decide

Pd sempre nel caos, su data congresso giochi ancora aperti, segreteria non decide
I renziani propensi al rinvio, Martina non lascia prima del forum
10 ottobre 2018

In teoria, il congresso Pd si fa prima delle elezioni, Maurizio Martina si era impegnato su questo anche pubblicamente, arrivando ad ipotizzare la data del 27 gennaio per le primarie. Quella data, però, è saltata, dal momento che coincide con la ‘giornata della memoria’, e al momento un nuovo giorno non è stato ancora fissato. Nemmeno dalla segreteria che si è riunita ieri pomeriggio, guidata proprio da Martina.

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Anzi, raccontano che durante la riunione almeno un paio di interventi, tra i quali quelli del coordinatore Matteo Mauri e del responsabile organizzazione Gianni Dal Moro, abbiano rafforzato in più di uno dei presenti la sensazione che la strada verso il congresso non sia affatto già tracciata. Informalmente, si parla di inizio febbraio, ma tutto sembra ancora in movimento. Mauri, raccontano, non ha mai posto il tema di rinviare le assise. Ma da coordinatore della segreteria avrebbe svolto un puntuale elenco dei tanti passaggi previsti dalla complessa macchina congressuale Pd, ricordando poi che in primavera non ci saranno solo le europee, ma anche amministrative importanti in parecchie regioni e città.

Senza contare che i renziani stanno facendo notare, nelle chiacchierate al Nazareno, che la folla di piazza del Popolo ha chiesto “unità” al partito e che i sondaggi dopo la manifestazione fanno registrare qualche timido segnale di ripresa del Pd. Insomma, un quadro che spinge molti a chiedersi “come conciliare tutte le priorità che abbiamo”. Tradotto: è davvero saggio lanciare il partito in una conta congressuale mentre l’Italia rischia una nuova crisi dello spread e alla vigilia di una tornata elettorale complicata?

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Come spiega uno dei componenti della segreteria, che pure è per tenere il congresso “in tempo utile per consentire al nuovo segretario di gestire gli appuntamenti della primavera”, i tempi sono piuttosto stretti: “E’ stata fatta una disamina di tutti gli aspetti procedurale, che sono complicati. Quindi ci siamo aggiornati alla prossima settimana: oggettivamente il percorso è complicato. Martina non si dimette prima del forum programmatico di fine ottobre”.

Dimissioni che devono essere formalizzate in assemblea nazionale, realisticamente per inizio-metà novembre. Di fatto, ci sarebbero si e no due mesi, compreso il periodo delle feste di Natale-Capodanno, per presentare formalmente le candidature (con relative raccolte di firme) organizzare i congressi dei circoli, tra gli iscritti, tenere la convenzione nazionale e, poi, andare alle primarie tra i tre candidati che ottengono i maggiori consensi. Senza contare che se nessuno supera il 50% alle primarie, si deve andare al ballottaggio in assemblea tra i primi due. Ipotesi tutt’altro che remota se davvero ci saranno tutte le candidature di cui si parla in questi giorni.

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Tutti argomenti che i renziani provano ad usare per guadagnare tempo, convinti che la conta in questa fase finisca solo per distogliere il Pd dall’opposizione al governo. L’ala che sostiene Zingaretti, che ormai comprende oltre ad Andrea Orlando anche Dario Franceschini e Paolo Gentiloni, chiede di non perdere tempo. Martina, raccontano, si è limitato in segreteria a chiedere una riflessione comune, senza tornare indietro dalla data di gennaio-febbraio indicata nelle scorse settimane. Ma lo spread e l’eventuale crisi del debito potrebbero spingere tutti ad un supplemento di riflessione.

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