La Chiesa scende in campo: “Non voto indebolirebbe democrazia”

La Chiesa scende in campo: “Non voto indebolirebbe democrazia”
Il cardinale, Sergio da Rocha e papa Bergoglio
27 settembre 2018

“Astenersi o votare scheda bianca” alle elezioni presidenziali del 7 ottobre in Brasile “significherebbe indebolire la democrazia e mettere a repentaglio la possibilità di purificare la politica”. In un messaggio pubblicato il 7 settembre scorso, giorno di festa nazionale, la Conferenza episcopale brasiliana ha esortato tutti cattolici del Paese e i brasiliani in generale a non cedere alla tentazione dello “scoramento” e a prendere sul serio le prossime elezioni presidenziali. Appello che – riferisce Le Croix – sarebbe stato raccolto prontamente dalla comunità cattolica e dai fedeli del movimento evangelico.

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Questa cruciale data elettorale in un Paese in crisi è in effetti al centro delle preoccupazioni dei vescovi locali che sperano – senza aver dato alcuna istruzione di voto – di potere imprimere una svolta nella soluzione di problemi atavici in Brasile, come la corruzione e l’elevato tasso di povertà. In Brasile, il Paese con più cattolici al mondo, il numero di cristiani evangelici è balzato dal 15 al 22% della popolazione tra il 2000 e il 2010, secondo l’Istituto brasiliano di geografia e statistica (IBGE). Alla fine del 2016, quasi un terzo dei brasiliani (29%) erano evangelici, secondo Datafolha. “Il popolo brasiliano ha bisogno di politici onesti e di servi del bene comune, specialmente dei poveri e dei più fragili”, ha detto il cardinale Sergio da Rocha, arcivescovo di Brasilia e presidente della Conferenza episcopale, intervistato da un giornale brasiliano sul profilo del “candidato ideale”.

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Inoltre, “l’impegno per la difesa della vita, della giustizia sociale e della costruzione della pace è fondamentale”, ha commentato il cardinale. E sul sito web della Conferenza episcopale del Brasile, diversi vescovi hanno parlato delle prossime elezioni. La maggior parte si è detta preoccupata per il clima di divisione esacerbata attualmente prevalente nel paese. Il pensiero non può che andare ad esempio al parlamentare dell’estrema destra, Jair Bolsonaro, favorito al primo turno, accoltellato da un ex militante della sinistra e impossibilitato a proseguire attivamente la sua campagna elettorale. Intanto, allo scopo di avere un peso sull’esito del voto, la Conferenza episcopale brasiliana ha organizzato, il 20 settembre scorso, un dibattito tra i principali candidati – Bolsonaro, in ospedale, era assente – al santuario mariano di Aparecida. “I vescovi, attenti alla realtà brasiliana, hanno sollevato questioni che non sono solo nell’interesse della Chiesa, ma dell’intera popolazione”, ha affermato il cardinale Da Rocha.

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E se i cattolici brasiliani sono stati mobilitati, gli evangelici, il cui numero continua a crescere – sono circa il 25% della popolazione – non vengono lasciati indietro. Per il candidato dell’estrema destra Bolsonaro sono addirittura un possibile bacino da cui attingere voti. Non è un caso che lo slogan di Bolsonaro sia “Brasile soprattutto, Dio soprattutto”. Lui stesso cattolico, non perde occasione per avvicinarsi ai più conservatori tra i cattolici. Per esempio, ha accolto favorevolmente la decisione di Donald Trump di trasferire l’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme, una decisione sostenuta dagli evangelici, ferventi sostenitori di Israele, ed ha preso una posizione molto dura contro l’aborto.

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Secondo l’ultimo sondaggio dell’istituto Datafolha, Bolsonaro potrebbe ottenere il 36% delle preferenze degli elettori evangelici, contro il 12% del suo principale rivale Fernando Haddad e l’8% dell’ambientalista Marina Silva, a sua volta evangelica. Il deputato evangelico Cabo Daciolo, che ha assicurato di non essere un “politico” ma un “messaggero di Dio”, è accreditato invece solo dell’1% dei voti all’interno del movimento. Un dato cruciale anche alla luce degli ultimi rilevamenti che segnalano un’avanzata di Haddad presso l’elettorato complessivo: Bolsonaro resta il favorito al primo turno, dov’è accreditato del 28% delle preferenze, ma Haddad ha accorciato le distanze ed ora è accreditato del 22% dei voti.

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“Mi chiedono: ‘Pastore, potete darmi qualche indicazione?’, ha raccontato Josimar da Silva, presidente del Consiglio dei Pastori evangelici di Brasilia. “Io dico loro che il voto è segreto. Ma se volete conoscere una direzione, la tendenza tra i leader della chiesa è questa”, ha precisato, alludendo a Jair Bolsonaro, che lui definisce “il nostro candidato”. Se andrà così è difficile dirlo: secondo il Datafolha Institute, il 35% degli evangelici – contro il 46% dei cattolici – esclude un voto al candidato della destra estrema. askanews

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