Salvini gioca subito nuovo ruolo: taglio tasse, Tav e autonomia

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27 maggio 2019

Ha aspettato meno di due ore dalla chiusura dei seggi, poi Matteo Salvini ha subito calato sul tavolo del governo tutto il peso che il voto delle Europee gli ha consegnato. Perché se da un lato giura che non vuole usare il 30% abbondante di cui le proiezioni lo accreditano “per un regolamento di conti interno al governo”, dall’altro lato detta la nuova agenda che “da domani” vorrà sia fatta propria dall’esecutivo: “Taglio delle tasse, autonomia, sblocco delle grandi opere, decreto sicurezza, sostegno alle famiglie”. Tutti i provvedimenti cari alla Lega e finora in stand by. Anche se per la prima volta manda un messaggio di preoccupazione agli italiani: “Sarà un periodo economico complicato, lo dico agli italiani, siamo consapevoli delle difficoltà che ci aspettano”, ammette. A partire dalla “letterina” di Bruxelles che Salvini dà per certa “nelle prossime settimane”. Ma l’intenzione del leader leghista è rispondere “con coraggio”, convinto della possibilità di un cambiamento di clima in Europa con la prossima Commissione: “Il voto di oggi ci dice che cambiano le regole in Europa. I parametri, i vincoli, l’austerità vanno cambiati”.

A via Bellerio l’euforia è palpabile, lo stesso Salvini arriva su di giri in sala stampa, per quella che sarà solo una lunga dichiarazione, senza spazio per le domande. Prima i festeggiamenti goliardici nell’ufficio del segretario, poi davanti alle telecamere il bacio al rosario: “Non ho affidato al cuore di Maria un voto, ma il futuro e il destino di un Paese e di un continente”, dice enfatico. “Nasce una nuova Europa”, dice citando i risultati di Marine Le Pen in Francia e di Nigel Farage in Gran Bretagna, che dall’Europa vuole uscire. E poi cita un lungo elenco di Paesi, che a suo dire dovrebbero contribuire a cambiare il clima in Europa, e con il clima “vincoli, parametri, austerità”. Nessun accenno al fatto che già si lavora per una maggioranza a Strasburgo che tagli fuori propri i sovranisti. Ma la preoccupazione principale è rassicurare sulla tenuta del governo: “Non cambia nulla, non userò questi voti per un regolamento di conti interno al governo o per chiedere mezza poltrona in più”. Perché “il mio avversario non ce l’avevo in casa, il mio avversario è il Pd”. E “gli amici del M5s sono alleati, non saranno mai avversari”.

Tuttavia, subito dopo mette in cima alle priorità del governo tutti i temi cari alla Lega, presenti nel contratto di governo, ma finora in un modo o nell’altro bloccati dal confronto con il M5s. Il taglio delle tasse, il decreto sicurezza, l’autonomia regionale, lo sblocco delle grandi opere e dei cantieri. E in particolare la Tav, grazie alla vittoria del centrodestra alle Regionali in Piemonte dove “abbiamo chiesto il voto per il sì” all’alta velocità. Il leader leghista ha buon gioco nel ripararsi dietro il contratto di governo, che quei temi in qualche modo conteneva: “Chiedo una accelerazione del contratto di governo”, dice Salvini. Consapevole però delle difficoltà che potrebbe creargli un tracollo del M5s: “Spero che la somma dei due partiti al governo superi ancora il 50%”.

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E consapevole, per la prima volta ammettendolo pubblicamente, delle tensioni sul bilancio italiano che arriveranno al pettine già nelle prossime settimane: “Sarà un periodo economico complicato, lo dico agli italiani: siamo consapevoli delle difficoltà che ci aspettano”. Tanto che nella conferenza stampa si limita a parlare di generico taglio delle tasse, senza citare la flat tax. Mentre in un collegamento tv spiega che la ‘tassa piatta’ potrà arrivare ma “non per tutti e subito”. Il fatto è che Salvini già si prepara allo scontro con Bruxelles: “Scommetto che arriverà nelle prossime settimane la letterina dei maestrini da Bruxelles…”, lettera “ormai fuori dal tempo”, è la convinzione di Salvini. Cui “possiamo rispondere in due modi: o ci disperiamo e aumentiamo l’Iva e tassiamo anche l’aria, oppure garabatamente, senza spaventare i mercati, rispondere con coraggio: anche perché i mercati vogliono un’Italia che cresce, e per crescere serve detassare”. Ed è evidente che al governo Salvini vorrà imporre la seconda strada.

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