Shutdown da record, il più lungo della storia. E i sindacati fanno causa al governo

Shutdown da record, il più lungo della storia. E i sindacati fanno causa al governo
Il Campidoglio, sede dei due rami del Congresso degli Stati Uniti d'America, Washington DC
13 gennaio 2019

Lo ‘shutdown’ che paralizza parzialmente da tre settimane il governo federale degli Stati Uniti e’ diventato il piu’ lungo nella storia: il record e’ stato battuto a mezzanotte di ieri (le 6 in Italia) superando i 21 giorni raggiunti nel 1995 sotto la presidenza di Bill Clinton (che non si metteva d’accordo con i Repubblicani, che per la prima volta da 40 anni avevano il controllo di entrambe le Camere, sulla legge di bilancio). E intanto non c’e’ alcuna soluzione in vista con Donald Trump e i democratici sempre piu’ ai ferri corti.

“Ci vorrebbero 15 minuti per risolvere tutto”, ha twittato il presidente americano, invitando bruscamente i democratici a rientrare a Washington dalle loro “vacanze” e mettersi a lavorare per porre fine allo Shutdown e alla “crisi umanitaria al confine”. “Sono alla Casa Bianca, vi aspetto”, ha esortato Trump. A pagare nell’immediato il prezzo salato dello scontro sul muro sono gli 800.000 dipendenti federali, tutti senza stipendio, anche quelli che devono occuparsi della sicurezza al confine con il Messico.

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E così i sindacati dei dipendenti federali fanno causa al governo americano. Nel ricorso di 19 pagine lo si accusa di violare le leggi sul lavoro non dando ai dipendenti neppure la paga minima. In altri termini, l’amministrazione Trump viola le leggi sul lavoro richiedendo ai dipendenti ritenuti ”essenziali ” di continuare a lavorare senza stipendio. L’azione legale – riportano i media americani – e’ stata depositata dai sindacati che rappresentano i lavoratori federali, ovvero la National Federation of Federal Employees, la National Association of Government Employees SEIU e la National Weather Service Employees Organization.

Dunque, al momento non c’e’ alcuna una via d’uscita: nessun compromesso tra il presidente, che vuole i 5,7 miliardi per costruire il suo Muro anti-migranti al confine con il Messico; e i Democratici ferocemente contrari al progetto perche’ considerato “immorale”, costoso e inefficiente per la lotta contro l’immigrazione clandestina. “La soluzione facile per me e’ quella di dichiarare l’emergenza nazionale”, ma “non lo faro’ cosi’ in fretta, perche’ e’ il Congresso che dovrebbe farlo”, ha detto il presidente nel corso di una tavola rotonda sulla sicurezza delle frontiere. Al Congresso, non c’e’ nessun compromesso all’orizzonte e il Senato ha sospeso la seduta in anticipo nel pomeriggio e non si riunira’ di nuovo fino a lunedi’.

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Intanto l’agenzia Standard & Poor’s ha fatto sapere che la chiusura delle attivita’ di governo e’ gia’ costata 3,6 miliardi e, che se si sommeranno altre due settimane, si arrivera’ a 6 miliardi. Ovvero ancora di piu’ di quello che la Casa Bianca chiede per costruire il Muro. Ma Trump non cede: ha gia’ cancellato la sua presenza al Forum economico di Davos e, secondo fonti del Wall Street Jounal, i ‘ghost writer’ che lavorano al discorso sullo Stato dell’Unione, stanno contemplando anche l’ipotesi che per quella data, il 29 gennaio, lo ‘shutdown’ sia ancora in piedi.

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