Ddl antisemitismo, partenza in salita al Senato: si moltiplicano i testi e cresce il dibattito sulla definizione Ihra

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Mercoledì l’incardinamento in commissione Affari costituzionali al Senato. Ma sul tavolo si accumulano le proposte di legge: Pd, Noi moderati e M5S preparano i loro testi. Si aggiungono a quelli già depositati da Lega, Forza Italia e Italia Viva. Il rischio paralisi è concreto. Il presidente Balboni frena sulle tempistiche: “Vogliamo lavorare, ma serve metodo”. Il 27 gennaio appare già un miraggio.

Il disegno di legge firmato da Graziano Delrio entra nel vivo dell’iter parlamentare, ma le spine non mancano. L’incardinamento di mercoledì scorso in commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama segna l’avvio formale dei lavori, eppure la strada verso l’approvazione è già in salita. Le proposte si moltiplicano: oltre al testo Delrio, arriveranno quelle del Partito democratico, di Noi moderati e probabilmente anche del Movimento 5 Stelle. A questi si sommano i disegni di legge presentati mesi fa da Massimiliano Romeo per la Lega, Maurizio Gasparri per Forza Italia e Ivan Scalfarotto per Italia Viva. Un ingorgo legislativo che complica tutto.

Balboni: “Nessuna decisione sul metodo”

Alberto Balboni, presidente della commissione e senatore di Fratelli d’Italia, non nasconde le difficoltà. “Non abbiamo ancora deciso se individuare un testo base oppure costituire un comitato ristretto”. Due opzioni, due strategie opposte. Il comitato ristretto garantisce un lavoro condiviso ma impone l’unanimità per il via libera finale. “E questo”, ammette Balboni, “potrebbe farci impantanare per mesi”. L’alternativa è il testo base: si vota a maggioranza, poi ciascun gruppo presenta emendamenti. Più rapido, ma meno inclusivo.

Il presidente però mette le mani avanti: “Il segnale di oggi è chiaro. La commissione intende lavorare seriamente. Non c’è tempo da perdere”. Parole che suonano come un auspicio più che come una certezza. Perché arrivare all’approvazione entro il 27 gennaio, Giornata della Memoria, appare obiettivo irrealistico. I tempi sono stretti, il dibattito incandescente. E il vero nodo politico è ancora tutto da sciogliere.

La definizione Ihra accende la polemica

Il cuore della controversia sta nella definizione di antisemitismo che il ddl Delrio intende recepire. Non una qualunque, ma quella elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance, l’Ihra. Si tratta di un’organizzazione intergovernativa nata nel 1998 con la missione di diffondere la memoria dell’Olocausto attraverso educazione e ricerca. Nel 2016 l’Ihra ha adottato una “definizione operativa non legalmente vincolante” di antisemitismo, corredata da 11 esempi concreti per aiutare i governi a riconoscere e combattere l’odio antiebraico.

Tra gli esempi figurano manifestazioni evidenti di antisemitismo: invocare l’uccisione degli ebrei, negare la Shoah, usare stereotipi classici. Fin qui, consenso unanime. Ma c’è un punto che spacca il dibattito: l’Ihra considera antisemite anche le critiche a Israele quando “travalicano in pregiudizio”. Una formulazione vaga, secondo i critici. Pericolosa, secondo altri.

Libertà di espressione o bavaglio al dissenso?

Ed è proprio qui che si consuma la frattura. Molti parlamentari, anche dentro il Partito democratico, temono che gli esempi allegati alla definizione Ihra creino una sovrapposizione indebita tra antisemitismo e critica politica allo Stato di Israele. Il rischio paventato è quello di imbavagliare il dibattito sulla questione palestinese, di restringere gli spazi della libertà di espressione.

Una preoccupazione trasversale che non risparmia neppure la maggioranza. Il percorso del ddl Delrio, insomma, si annuncia accidentato. Tra definizioni controverse, proposte concorrenti e calendari impossibili, la legge sull’antisemitismo rischia di impantanarsi prima ancora di decollare. E il 27 gennaio si avvicina.