La Repubblica islamica senza Khamenei: otto candidati e nessun erede, il vuoto al vertice di Teheran

Con la morte dell’ottantacinquenne ayatollah, l’Assemblea degli Esperti è chiamata a un voto a porte chiuse senza precedenti nella storia recente. Almeno tre fazioni si contendono la scelta, mentre i Pasdaran avrebbero già avviato una selezione informale per orientare il risultato.

Hassan Rouhani

Hassan Rouhani

La morte di Ali Khamenei è confermata dalle stesse fonti iraniane. La Guida Suprema, ottantacinquenne, è stata uccisa in un raid israeliano, chiudendo trentasei anni di potere incontrastato sulla Repubblica islamica. Con lei si chiude un’epoca e si apre la crisi di successione più delicata dalla Rivoluzione del 1979. Non esiste un erede designato. La scelta spetta ora all’Assemblea degli Esperti, 88 religiosi chiamati a votare a porte chiuse, orientati da un equilibrio precario tra autorità teologica, fedeltà politica e sostegno dei Pasdaran. Almeno sei nomi circolano con consistenza. Nessuno garantisce stabilità.

I due Hassan e la partita della legittimità

La competizione più visibile oppone due figure che portano lo stesso nome. Hassan Rouhani, ex presidente e religioso di orientamento moderato, ha costruito negli ultimi anni un profilo critico verso la linea conservatrice dominante. Molti analisti leggono questa posizione non come convinzione ideologica ma come calcolo: Rouhani si propone come alternativa credibile nel momento in cui il sistema avesse bisogno di una svolta di immagine. Il suo curriculum parla da solo: ha guidato il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, ha presieduto la Repubblica, mantiene relazioni solide nei seminari sciiti di Qom e Najaf. Non è un outsider; è un apparatchik con patente di moderazione.

Hassan Khomeini, nipote del fondatore della Repubblica islamica, porta con sé una risorsa che nessun altro candidato può vantare: il cognome. La legittimità dinastica, in un sistema che si vuole teocratico e non monarchico, è un’arma a doppio taglio, ma in una fase di transizione può funzionare da collante simbolico. Khomeini unisce a questa rendita genealogica una formazione religiosa di alto livello, posizioni di vicinanza ai Pasdaran sui temi strategici e un’apertura dichiarata su libertà civili e diplomazia. Ha costruito un profilo trasversale: convince i conservatori sul piano della sicurezza, rassicura i pragmatici sul piano delle relazioni internazionali. È il candidato più difficile da attaccare.

Il figlio, l’ala dura e il peso dei Guardiani

L’ipotesi Mojtaba Khamenei, figlio della Guida Suprema appena uccisa, viene citata con una certa frequenza ma sconta un vizio di origine difficilmente superabile. Una successione ereditaria contrasterebbe con la tradizione sciita e con i principi anti-monarchici su cui la Rivoluzione del 1979 fondò la propria legittimità. In un sistema già fragile, una scelta percepita come dinastica potrebbe erodere la credibilità istituzionale anziché consolidarla.

Sul fronte opposto si collocano le figure più ideologicamente intransigenti. Mohammad Mehdi Mirbagheri, membro dell’Assemblea degli Esperti, è considerato esponente dell’ala più dura: porta una visione escatologica della politica, rigetta i modelli occidentali, invoca un controllo “massimo” del clero sulla società. Ha giustificato posizioni estreme sul conflitto in Medio Oriente. È il candidato della continuità più radicale, non del cambiamento.

Ahmad Hosseini Khorasani, nominato nel Consiglio dei Guardiani direttamente da Khamenei, è figura più defilata ma con radici solide nell’apparato. Difensore convinto dei Pasdaran, sostenitore dell’autosufficienza nazionale, scettico sui negoziati con l’Occidente: incarna la linea della chiusura sistemica. Mohammad Reza Modarresi Yazdi, membro a sua volta dell’Assemblea degli Esperti e vicino alla potente famiglia Larijani, ha radicalizzato le proprie posizioni contro l’Occidente e le minoranze religiose. Rappresenta le reti clericali più consolidate, quelle che nei momenti di crisi tendono a fare blocco.

Il ruolo dei Pasdaran attraversa tutti questi profili. L’apparato militare, secondo analisi di Amwaj.media e Iranwire, sarebbe già impegnato da tempo in una fase di orientamento informale: la selezione formale dell’Assemblea degli Esperti avrà luogo nelle aule, ma la selezione reale potrebbe essere già in corso altrove. La morte di Ebrahim Raisi, fino alla sua scomparsa il candidato preferito dei conservatori, ha lasciato un vuoto nel fronte più duro. Ha anche, paradossalmente, spostato l’attenzione su figure capaci di fare da ponte tra fazioni. È in questo spazio che si giocherà la partita più importante.