Sicilia, Galvagno chiede il giudizio immediato: “Voglio dimostrare la mia innocenza”

Gaetano Galvagno

Gaetano Galvagno

Il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, ha scelto la via del giudizio immediato per affrontare le accuse di corruzione, peculato e falso ideologico mosse dalla procura di Palermo guidata da Maurizio de Lucia. L’uomo forte di Fratelli d’Italia in Sicilia, pupillo del presidente del Senato Ignazio La Russa, ha annunciato la decisione già il 2 dicembre scorso, lo stesso giorno in cui è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio. Una mossa che consente di saltare l’udienza preliminare e passare direttamente al dibattimento.

L’istanza è stata presentata dal collegio difensivo – composto dal professore Vittorio Manes, dall’avvocato Ninni Reina e dall’avvocato Antonia Lo Presti – già prima di Natale e così il 21 gennaio Galvagno comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari per un passaggio formale: il magistrato non potrà che accogliere la richiesta e a quel punto il processo verrà rinviato davanti al tribunale per seguire il giudizio ordinario. La scelta del rito immediato, ha spiegato lo stesso presidente dell’Ars, risponde alla volontà di “fare chiarezza il prima possibile” e dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati.

L’autista al fianco del presidente nel rito abbreviato

Anche l’autista di Galvagno, Roberto Marino, accusato di peculato e truffa, ha chiesto di essere giudicato con il rito immediato. Per gli altri cinque coinvolti nell’inchiesta – tra cui l’ex portavoce Sabrina De Capitani e l’imprenditrice Marcella Cannariato – è invece fissata per il 21 gennaio l’udienza preliminare davanti al giudice dell’udienza preliminare.

Secondo la ricostruzione dei magistrati palermitani, Galvagno e De Capitani avrebbero piegato gli interessi pubblici a quelli privati della Cannariato, rappresentante in Sicilia della Fondazione Marisa Bellisario e vicepresidente della Fondazione Tommaso Dragotto. Il meccanismo contestato prevedeva il finanziamento da parte della presidenza dell’Assemblea regionale di una serie di eventi promossi dalle fondazioni legate all’imprenditrice.

Gli eventi finanziati con soldi pubblici dell’Ars

Tra le contestazioni spicca il finanziamento di un’apericena da 11mila euro per l’evento “Donna, Economia e Potere”, svoltosi a Palermo nell’ottobre 2023 e organizzato dalla Fondazione Bellisario. Galvagno avrebbe poi fatto erogare dalla presidenza dell’Ars un contributo di 15mila euro e dalla Fondazione Federico II altri 12.200 euro per l’iniziativa “La Sicilia per le donne”, tenutasi a Palermo e Catania il 25 novembre 2023, destinata alla Fondazione Tommaso Dragotto.

Ma le cifre più consistenti riguardano l’evento “Un Magico Natale”. Nella legge di bilancio del 2023, durante una seduta da lui presieduta, Galvagno avrebbe fatto inserire 100mila euro destinati all’edizione 2023 della manifestazione, sempre in favore della Fondazione Dragotto. L’anno successivo, nella manovra finanziaria del 2024, sarebbe stato inserito un ulteriore contributo di 98mila euro per l’edizione 2024 dello stesso evento.

I favori all’imprenditrice: incarichi a familiari e amici

In cambio di questi finanziamenti pubblici, secondo l’accusa, Galvagno avrebbe ottenuto vantaggi personali. La cugina Martina Galvagno avrebbe ricevuto un incarico di consulenza legale da parte della A&C Broker srl, società legalmente rappresentata dalla Cannariato. Franco Ricci, compagno dell’ex portavoce De Capitani, sarebbe stato nominato nel consiglio di amministrazione di Sicily By Car spa, società della famiglia dell’imprenditrice.

Il quadro accusatorio si completa con le contestazioni di peculato relative all’uso dell’auto di servizio, un’Audi A6. Il veicolo, secondo i pm, sarebbe stato utilizzato per almeno 60 volte dal presidente, dall’autista, dalla segreteria e dall’ufficio di gabinetto per scopi personali e non istituzionali.

Rimborsi gonfiati: 19mila euro per missioni mai fatte

L’ex autista Marino e lo stesso Galvagno rispondono inoltre di truffa e falso ideologico. Marino avrebbe dichiarato decine di missioni mai effettuate, vidimate dal presidente dell’Ars, intascando circa 19mila euro tra rimborsi spese e diarie. Un sistema che, nell’ipotesi accusatoria, avrebbe funzionato grazie alla complicità di Galvagno, che avrebbe apposto la propria firma su documenti attestanti trasferte mai avvenute.

Il presidente dell’Assemblea regionale siciliana confida ora nel dibattimento e nel contraddittorio tra le parti per dimostrare, come ha sempre sostenuto, “la correttezza nell’espletamento delle sue funzioni”. Una linea difensiva già tracciata in occasione della seduta parlamentare sulla mozione di sfiducia al governatore, quando Galvagno annunciò di voler affrontare “seriamente” l’indagine a suo carico. La data del processo non è ancora stata fissata, ma la scelta del giudizio immediato accelererà i tempi della giustizia.