Inter eliminata senza attenuanti: il Bodo/Glimt riscrive la storia della Champions

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(foto x.com/Inter)

Al 57° minuto, Akanji perde palla al limite della propria area. Blomberg si ritrova solo davanti a Sommer, viene ipnotizzato, ma sulla respinta Hauge insacca a porta vuota. In quel momento, San Siro capisce che la rimonta non arriverà. Che la Champions è finita. Che il Bodo/Glimt, club di una città di quarantamila abitanti sul Circolo Polare Artico, volerà agli ottavi di finale al posto dell’Inter. Il risultato finale — 2-1 per i norvegesi — fotografa con precisione crudele una serata senza attenuanti per la squadra di Cristian Chivu.

Non c’è questa volta il campo sintetico di Bodø a fare da alibi, né il freddo della Norvegia. Sul prato del Meazza, davanti al proprio pubblico, i nerazzurri vengono superati da una formazione che gioca con ordine, sfrutta le occasioni e non regala nulla. Al contrario di quanto fa l’Inter, che spreca, si distrae e subisce con una passività che fa riflettere.

Il peso di una prestazione vuota

La partita dice tutto, o quasi. L’Inter parte con intenzioni offensive: dopo due minuti Esposito sfiora il vantaggio di testa, e per un quarto d’ora i ritmi sembrano quelli giusti. Ma i ritmi compassati che seguono, uniti a una catena di errori tecnici banali, tolgono pericolosità alla manovra e lasciano spazio al Bodo per sistemarsi con grande ordine difensivo.

Dimarco prova il mancino da posizione defilata, impegnando Haikin. Sul corner successivo, il colpo di testa di Akanji viene toccato da un difensore che anticipa Bisseck già pronto a insaccare. Thuram accende un timido lampo con un destro a giro, respinto dalla testa di un avversario: è l’ennesima apparizione a corrente alternata del francese in questa competizione. Zielinski tenta la giocata ad effetto con un destro dalla distanza dopo due dribbling, ma la conclusione si spegne a lato.

Il Bodo, però, non si limita a difendersi: Evjen impegna Sommer di testa, e il portiere deve tuffarsi per bloccare. È il segnale che la partita è più aperta di quanto non sembri, e che i nerazzurri non controllano davvero nulla.

L’errore che decide la serata

Nella ripresa ci si aspetta una reazione. Non arriva. Anzi, una leggerezza individuale di Akanji consegna il vantaggio agli ospiti: il difensore perde palla al limite dell’area, Blomberg si trova davanti a Sommer e viene ipnotizzato, ma sulla respinta Hauge insacca a porta vuota. Un gol costruito sul nulla, regalato con una distrazione che in Europa si paga sempre.

I nerazzurri provano a reagire: la girata di Esposito si spegne a lato, Chivu opta per il tridente inserendo Bonny accanto a Esposito e Thuram. Akanji ha anche l’occasione di riscattarsi, colpendo il palo con un destro su sviluppo di corner — il terzo legno in due gare — a portiere già battuto. Ma è il copione di una serata storta, dove anche il buono si trasforma in beffa.

Il raddoppio del Bodo arriva puntuale, ancora su ripartenza: Evjen, servito in contropiede, non perdona con il destro. San Siro comincia a svuotarsi. Bastoni accorcia di testa nel finale, ma è un gol che non ha alcun peso sportivo. Nel recupero, l’Inter non dà nemmeno l’impressione di volerci provare davvero.

I big che non si vedono

C’è una questione che va oltre il risultato e riguarda il rendimento dei protagonisti. Barella e Thuram, su tutti, consegnano un’altra serata sottotono in ambito europeo. Viene da chiedersi se la pesante sconfitta con il Paris Saint-Germain abbia lasciato una traccia psicologica nei titolari, una sorta di blocco che si manifesta con regolarità ogni volta che si tratta di alzare il livello nella competizione continentale.

La doppia eliminazione per mano del Bodo — una squadra in grande forma, certo, ma oggettivamente inferiore sulla carta — non è un incidente di percorso. È il risultato di una squadra che in campionato viaggia con dieci punti di vantaggio sulle inseguitrici, ma che in Europa non ha trovato la continuità né la concentrazione necessarie.

Resta ora il compito di concludere l’opera in Serie A. Si riparte sabato con il Genoa, una sfida che non ammette cali di tensione. Il margine accumulato è ampio, ma l’uscita dall’Europa lascia una domanda aperta: questa Inter sa essere grande quando deve esserlo davvero?