Il Pentagono ha chiesto a Lituania, Lettonia ed Estonia di abbassare i toni sulla minaccia russa, perché le dichiarazioni di leader e funzionari europei rischiano di indebolire la sicurezza del continente e di ridurre lo spazio per la diplomazia. La richiesta, riportata da Reuters con quattro fonti informate, è stata consegnata nelle ultime settimane in incontri bilaterali.

Secondo l’agenzia, tra i destinatari dei messaggi ci sono i tre Paesi baltici. A portare il messaggio è stato, tra gli altri, Elbridge Colby, capo della politica del Pentagono e figura chiave della revisione in corso sulla presenza di truppe americane in Europa. Colby avrebbe detto a un funzionario baltico che non devono esserci “provocazioni” nei confronti dei russi, citando come esempio chi parla di una Russia “braccata come un topo”.
Il riferimento non è confermato e potrebbe riguardare il premier estone Kristen Michal, che a fine settembre aveva definito Putin un “topo in trappola”. Secondo Reuters, alcuni funzionari europei hanno espresso sorpresa per il consiglio, sostenendo che le loro valutazioni della minaccia russa erano già misurate.
Canale diretto da Helsinki e Oslo
L’Independent ha ricostruito che Stubb e Støre hanno avuto martedì scorso un colloquio telefonico di circa 90 minuti con Putin. I due hanno collegato l’iniziativa ai negoziati previsti il mese prossimo ad Abu Dhabi tra funzionari russi, ucraini e americani, i primi dal mese di febbraio.
Stubb e Støre hanno poi parlato con Volodymyr Zelensky. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha confermato che la telefonata era stata coordinata con Kiev e l’ha definita “l’approccio giusto”, accogliendo con favore il sostegno attivo agli sforzi diplomatici ucraini.
Stubb ha spiegato la logica dell’iniziativa: “Siamo Paesi confinanti con la Russia. L’esito di questa guerra avrà un impatto diretto sulla nostra sicurezza e su quella europea. Per porre fine alla guerra servono discussioni dirette”. Støre ha aggiunto di aver sottolineato con Stubb l’importanza della de-escalation, ribadendo il forte sostegno all’Ucraina.
La reazione dei partner europei è stata critica. La premier danese Mette Frederiksen ha dichiarato di non vedere alcun segnale che la Russia voglia la pace e che l’Europa dovrebbe “restare unita piuttosto che muoversi in solitaria”. Il primo ministro svedese Ulf Kristersson ha lamentato che altri leader non fossero stati informati e ha detto al quotidiano Dn di avere “aspettative molto basse” per questo tipo di colloqui. Il polacco Donald Tusk ha riferito di aver detto a Stubb e Støre che in contatti simili servono “assoluta cautela e vigilanza”.
Il Financial Times ha scritto, citando tre fonti anonime, che la telefonata avrebbe dovuto durare meno di mezz’ora e si sarebbe trascinata per 90 minuti, con Putin impegnato per gran parte del tempo in una lezione sulla storia degli slavi nel Medioevo e con l’ipotesi di un cessate il fuoco immediato appena sfiorata. Stubb e Støre, secondo le fonti anonime, avrebbero scelto di non interrompere il monologo per capire quanto Mosca fosse seria.
Il primo ministro norvegese e la parte russa hanno smentito quel resoconto e hanno chiesto al quotidiano una correzione. Il Financial Times non ha modificato il testo. La versione a fonti anonime ha circolato in poche ore, mentre le smentite dei due diretti interessati non hanno ricevuto la stessa diffusione.
Abu Dhabi e la revisione americana
La richiesta del Pentagono e l’iniziativa di Helsinki e Oslo si intrecciano con la revisione della presenza militare americana in Europa e con il calendario negoziale di Abu Dhabi. Non sono ancora stati resi noti i dettagli sul formato e sui partecipanti effettivi del tavolo.
La telefonata è stata rivendicata come coordinata con Kiev, mentre alcuni partner hanno lamentato di non essere stati informati. La richiesta americana ai baltici riguarda la retorica pubblica sulla Russia, non una modifica delle posizioni sulla guerra.
La linea europea resta divisa tra chi chiede unità e chi apre canali diretti con Mosca. Il caso finlandese e norvegese mostra che i Paesi confinanti con la Russia rivendicano un ruolo negoziale legato alla propria sicurezza. La richiesta del Pentagono mostra che Washington considera la retorica degli alleati un fattore da gestire mentre cerca spazio diplomatico.

