Sergio Mattarella ha accolto a Ciampino le salme dei quattro militari morti giovedì scorso in Bosnia, arrivate alle 12.13 con un C130J dell’Aeronautica: il capo dello Stato ha sfiorato le bare una a una.
I feretri di Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci, avvolti nel tricolore, sono stati benedetti dal cappellano militare sulla pista del 31° Stormo. Il velivolo era decollato da Tuzla. Ad attendere i caduti c’erano la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto e i vertici delle Forze Armate. Un picchetto d’onore interforze di cento unità ha reso gli onori.
Un Falcon ha portato a Ciampino i familiari delle vittime, che hanno atteso nell’edificio dell’Ufficio attività protocollare per incontrare in forma privata le autorità e salutare i propri cari. Ruggia e Marchesi erano sergenti, in servizio nei reggimenti Antares e Reos. Zecchillo, tenente, e Procacci, sergente, appartenevano al Corpo militare volontario della Croce Rossa italiana.
Camera ardente e funerali di Stato
Alle 13.17 i mezzi funebri hanno lasciato l’aeroporto. Le salme di Ruggia, Marchesi e Zecchillo sono state portate al Policlinico militare del Celio, dove è allestita la camera ardente. Quella di Procacci è stata trasferita al Policlinico Tor Vergata per l’autopsia. Al Celio sono arrivati i commilitani degli Antares e dei Reos, che si sono stretti in un abbraccio con i colleghi in attesa all’esterno prima di entrare, seguiti dai familiari.
I funerali solenni si svolgono domani alle 10 nella basilica di Santa Maria degli Angeli, in piazza Esedra, a Roma. Alla cerimonia di Stato seguiranno le esequie nei luoghi d’origine delle vittime.
Tre fascicoli sulle cause
Le indagini sono tre, compresa quella delle autorità bosniache. A Roma risultano aperti due procedimenti contro ignoti. La Procura ordinaria, con il pm Francesco Saverio Musolino, procede per disastro colposo, omicidio colposo e lesioni. La Procura militare procede per perdita colposa di aeromobile.
L’autopsia sul corpo di Procacci si svolge oggi al Policlinico Tor Vergata. Sugli altri tre militari è stato eseguito in Bosnia un esame esterno, da cui è emerso che la morte è riconducibile a un violento schiacciamento. I magistrati hanno già raccolto, tramite le forze dell’ordine inviate sul posto, le testimonianze dei tre piloti e dei sopravvissuti, che potrebbero essere sentiti di nuovo appena le condizioni lo consentiranno.
Gli accertamenti si concentrano sui rottami del Chinook e sull’analisi della scatola nera, ritenuti decisivi per ricostruire gli istanti precedenti all’impatto. Gli uffici giudiziari italiani lavorano insieme alla commissione di esperti inviata dalla Difesa in Bosnia per i rilievi tecnici e per l’audizione dei testimoni. Non sono ancora stati resi noti i tempi della consulenza tecnica che verrà affidata.
La dinamica e la missione
Gli inquirenti hanno escluso un’azione esterna o un atto terroristico. Restano aperte due ipotesi: un’improvvisa avaria tecnica e un errore umano. Al momento la pista ritenuta più accreditata è l’avaria del mezzo, ma solo le consulenze potranno stabilirlo.
Il Chinook era impegnato in una missione di evacuazione medica nell’ambito dell’operazione Eufor Althea. Era partito da Viterbo e aveva fatto una sosta tecnica a Pratica di Mare prima di raggiungere la Bosnia. A bordo c’erano quindici militari. L’elicottero è caduto in un campo nel villaggio di Gorice, nel comune di Brcko: quattro i morti, undici i feriti. Tra gli elementi esaminati c’è un filmato in cui il mezzo tenta di riguadagnare quota prima dello schianto. La manovra non sarebbe riuscita e l’elicottero, a circa cinquanta metri dal suolo, si sarebbe avvitato.
Dall’ospedale di Tuzla, dove è ricoverato, il tenente colonnello medico Flavio Favari, terzo componente del team Medevac della Cri e unico superstite della squadra sanitaria, ha dichiarato: “È un miracolo che io sia ancora vivo. Ricordo solo che è stata questione di un secondo, di un impatto violentissimo”. Alcuni tra i feriti meno gravi, in grado di affrontare il viaggio, sono rientrati in Italia sullo stesso C130J.
Cerimonie nei luoghi d’origine
La salma di Laura Procacci, 32 anni, di Andria, arriva domani nel pomeriggio a Montegrosso, il borgo dove ha trascorso l’infanzia. Il feretro sarà vegliato da parenti e amici nella chiesa di Santa Maria Assunta, subito dopo i funerali di Stato a Roma. Mercoledì sono previste le esequie, con ogni probabilità nel santuario della Madonna dei Miracoli di Andria. La sindaca Giovanna Bruno ha annunciato la proclamazione del lutto cittadino.
A Roma, nella cappellina della caserma “Luigi Pierantoni”, è stato allestito uno spazio commemorativo dedicato ai due appartenenti al Corpo militare volontario della Croce Rossa. A Barletta, lunedì, il sindaco Cosimo Cannito deporrà con i rappresentanti del comando del Corpo una corona ai piedi dell’aereo-monumento dedicato agli aviatori caduti nelle operazioni di pace.
(foto copertina governo.it)

