Politica

Abe stravince, plop per governatrice di Tokyo salutata l’anti-premier

Il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha stravinto la sua scommessa elettorale. Nel voto anticipato per il rinnovo della Camera dei rappresentanti, la più importante nel sistema bicamerale della Dieta nipponica, non solo ha confermato il suo mandato ottenendo un’ampia maggioranza, ma è anche riuscito a superare l’asticella dei 310 seggi (in coalizione) su 465, pari ai due terzi, necessari per procedere sulla via di una riforma della Costituzione pacifista. Per il capo del governo è una vittoria schiacciante, che si accompagna al flop del Partito della Speranza (Kibo no to), la sfida lanciata dalla governatrice di Tokyo Yuriko Koike, che non solo subisce una pesante sconfitta, ma non è detto neanche che riesca a diventare il secondo partito perché, con pochi seggi ancora da assegnare, appare in svantaggio nei confronti del neonato Partito democratico costituzionale (Rikken Minshuto), la formazione che ha raccolto quello che rimaneva del Partito democratico (Minshuto) dopo il tifone Koike. Un tifone vero, in arrivo sull’Arcipelago, ha rallentato le operazioni di voto. Ma, se si confermerà la stima fornita dall’agenzia di stampa Kyodo di un’affluenza al 53,7 per cento, il livello di disillusione che si paventava alla vigilia non sembra essere maggiore di quella delle precedenti elezioni. Infatti avrebbero votato più elettori. “Come ho promesso durante le elezioni, il mio primo compito sarà quello di agire con fermezza nei confronti della Corea del Nord. Per questo, una diplomazia forte è necessaria. Voglio rafforzare la nostra potenza diplomatica dopo questa fiducia che abbiamo ottenuto”, ha dichiarato a caldo Abe quando si è capito che la vittoria sarebbe stata netta.

Quando Abe parla di rafforzare la potenza diplomatica, si riferisce al fatto di fornire alla diplomazia la solidità che viene da una sicurezza anche di natura militare. Uno dei motivi per i quali, infatti, ha convocato le elezioni è quello di consolidare una maggioranza che consenta l’approvazione di emendamenti alla Costituzione pacifista, in particolare all’Articolo 9, riconoscendo il ruolo delle Forze di autodifesa e consentendo loro una maggiore operatività. Abe ha ribadito, parlando alla Tv pubblica Nhk, che verrà presentata una proposta. Perché la modifica della Costituzione entri tuttavia in vigore, oltre all’approvazione con i due terzi nelle due camere, è necessaria anche la vittoria in un referendum nazionale. E i sondaggi non danno per scontato un sì dei giapponesi a una revisione della natura pacifista della Carta. Per la sfida lanciata da Koike è stata una doccia fredda. La governatrice di Tokyo, che in primavera aveva dato uno schiaffone ad Abe vincendo le elezioni per la capitale, non si era candidata direttamente e oggi non era neanche in Giappone, ma a Parigi. “Si prospetta un esito molto difficile” per il Partito della Speranza, ha ammesso Koike, la quale ha dato la colpa alla scarsa affluenza alla pioggia torrenziale portata dal supertifone Lan sul Giappone. “Penso – ha continuato – che si tratti di un risultato particolarmente pesante, che dovremo analizzare in maniera molto attenta. Io mi voglio scusare se con le mie parole e comportamenti ho dato una sensazione sgradevole”.

Invece è una vittoria per il Partito democratico costituzionale. La formazione di Yukio Edano e dell’ex primo ministro Naoto Kan (rieletto, dopo l’esperienza sfortunata da capo del governo che dové affrontare il drammatico tsunami del 2011 e la crisi nucleare di Fukushima) ottiene più di 50 seggi e se la gioca come principale partito dell’opposizione con la formazione della Koike. Ma i suoi seggi sono più pesanti: mentre Koike è favorevole alla riforma costituzionale, il Rikken Minshuto ha iscritto nel suo stesso nome la difesa della Costituzione e potrebbe avere un ruolo importante nel momento in cui l’opinione pubblica si polarizzerà in un probabile referendum sulla riforma costituzionale. E non è affatto detto che i giapponesi diano via libera alla riforma di Abe. Un sondaggio della Nhk di fine settembre dava la percentuale di coloro che ritengono necessario un cambiamento dell’Articolo 9 attorno al 25 per cento. Abe aveva convocato le elezioni anticipate a sorpresa a settembre, in parte per anticipare la formazione di un’opposizione più solida attorno a Koike, in parte per cogliere l’occasione di sfruttare la preoccupazione attorno alla minaccia nordcoreana, che dava respiro a un sostegno nei confronti del governo nei mesi precedenti era entrato in sofferenza per alcuni scandali. Aveva detto di voler chiedere un mandato per una politica decisa nei confronti della Corea del Nord e per utilizzare l’aumento dall’8 al 10 per cento della tassa di valore aggiunto, previsto per ottobre 2019, in politiche per contrastare l’invecchiamento, aumentando la spesa pubblica per scuola e sostegno alle famiglie. Koike, dal canto suo, si era detta contraria all’aumento già deciso dell’imposta indiretta.

 

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