Addio a Enrica Bonaccorti, voce e intelligenza di una televisione che sapeva ancora osare
La conduttrice e autrice si è spenta a 76 anni, stroncata da un carcinoma al pancreas che aveva scelto di comunicare apertamente in un’intervista rilasciata lo scorso autunno.
Enrica Bonaccorti
Nel 1983 il telefono squillò per l’ennesima volta. Cercavano qualcuno disposto a raccogliere l’eredità di Raffaella Carrà a “Pronto, chi gioca?”. Prima di Enrica Bonaccorti avevano già detto no Raimondo Vianello, Sandra Mondaini, Ugo Tognazzi, Virna Lisi e Nino Manfredi. Lei disse sì. Portò il programma a quattro milioni di spettatori a mezzogiorno e inventò il “gioco dei fagioli”.
Quella vicenda riassume un metodo: accettare ciò che spaventa gli altri, poi trasformarlo in qualcosa di proprio. Giovedì 12 marzo Enrica Bonaccorti è morta. Aveva 76 anni. Lascia una figlia, Verdiana, e oltre cinquant’anni di mestiere che attraversano teatro, televisione pubblica e commerciale, canzone d’autore e narrativa.
La notizia della scomparsa è stata data da Clemente Mimun, direttore del TG5, con un post su X. Savonese, nata il 18 novembre 1949, Bonaccorti aveva rivelato lo scorso settembre la diagnosi di tumore al pancreas. Lo aveva fatto senza cercare commozione. “Mi sono come congelata, non ho provato paura né tristezza, ma un’assenza, come un lungo letargo a occhi aperti”, aveva detto.
Quella frase, rilasciata in un’intervista, era già un congedo lucido e consapevole. Nell’ultima intervista al Corriere della Sera aveva ripercorso la sua carriera con la stessa misura: aneddoti televisivi e privati alternati senza gerarchia, come chi ha già sistemato i conti con il proprio passato.
Gli esordi: dal teatro alla Rai degli anni Ottanta
La carriera di Bonaccorti cominciò lontano dal video. Negli anni Settanta si formò tra teatro e cinema, costruendo una base tecnica che avrebbe sorretto tutto il resto. La televisione arrivò dopo, e arrivò dalla porta della cronaca e dell’approfondimento. Con “Italia Sera”, condotto tra il 1983 e il 1985 prima accanto a Mino Damato poi con Piero Badaloni, Bonaccorti trovò il registro che sentiva suo.
“È la trasmissione giornalistica di cui sono più orgogliosa”, ripeteva spesso. Era un programma esigente, lontano dall’intrattenimento puro, e fu proprio quel banco di prova a prepararla per la sfida successiva. Quando arrivò “Pronto, chi gioca?” — il programma del mezzogiorno Rai costruito attorno alla popolarità di Raffaella Carrà — Bonaccorti era già una professionista riconoscibile. Ma la posta era alta. Tutti gli altri nomi interpellati avevano declinato. Lei accettò, inventò il “gioco dei fagioli”, tenne i quattro milioni di spettatori e rese il programma qualcosa di diverso da ciò che era stato.
Poi, in diretta, annunciò di essere incinta. Seguì una polemica feroce. La accusarono di aver usato il servizio pubblico per fini privati. Quella vicenda la segnò profondamente. Poco dopo lasciò la Rai e passò alle reti di Silvio Berlusconi, senza rimpianti dichiarati e senza rese dei conti pubbliche.
“Non è la Rai” e il culto televisivo degli anni Novanta
Nel 1991 approdò a “Non è la Rai”. Il programma, prodotto da Gianni Boncompagni per Fininvest, era pensato come contenitore giovanile. Diventò di culto. Bonaccorti vi portò il suo stile — ironia tagliente, tempi precisi, capacità di tenere la scena anche quando la scena sfuggiva di mano. Celebre rimase l’episodio del “Cruciverbone”: una telespettatrice a casa pronunciò la risposta prima ancora che la domanda fosse terminata. Bonaccorti interruppe tutto con una frase entrata nella memoria collettiva della televisione italiana: “Fermate la musica, datemi una mitragliatrice!”.
Era il suo stile: reazione immediata, nessuna paura del gesto teatrale, umorismo usato come strumento di controllo e non come fuga. Antonella Elia, che con lei condivise quella prima edizione, giovedì l’ha salutata scrivendo: “La mia dolce Enrica è volata in cielo”. Yvonne Sciò, anche lei presente in quella stagione, ha ricordato con la voce spezzata “la gentilezza e l’anima pulita” di una donna che lavorava “in un mondo in cui c’è sempre qualcuno che vuole farti le scarpe”, senza mai lamentarsi, crescendo da sola la figlia Verdiana.
L’ultimo incontro tra le due era avvenuto pochi mesi fa, in una casa al mare. “Le avevo preparato un picnic sull’erba. Prima di andare via mi ha abbracciata e mi ha detto “Speriamo di rivederci””, ha raccontato Sciò. L’insegnamento che Bonaccorti le aveva lasciato — “Sii sempre te stessa”, ripetuto “continuamente” — è la sintesi più precisa che chiunque l’abbia conosciuta abbia saputo offrire di lei.
Autrice, scrittrice, interprete di un’epoca
La carriera di Bonaccorti non si esaurì nel video. Aveva firmato testi di canzoni diventati standard: “La lontananza” e “Amara terra mia”, portate al successo da Domenico Modugno, appartengono al repertorio della canzone italiana del Novecento, indipendentemente dal nome di chi le scrisse. Pubblicò libri. Condusse “I Fatti Vostri” su Rai2 nella stagione 1999-2000, in coppia con Massimo Giletti, allora all’inizio del suo percorso di conduttore. “Per me incarnava il fascino dell’esperienza”, ha ricordato Giletti giovedì.
“Aveva già attraversato quei mondi in cui io mi stavo affacciando. Mi fu molto utile per tutta una serie di consigli, di libri, di racconti”. Il tratto che Giletti dice di essersi portato via è rivelatore: “Mi diceva sempre che le emozioni vanno vissute, senza pensare al domani”. Nella vita privata, il legame più noto fu quello con Renato Zero, nato negli anni Settanta e trasformatosi nel tempo in un’amicizia lunga e solida. Un’amicizia, non un’altra storia da raccontare: anche in questo Bonaccorti era coerente con se stessa.
Il manager Andrea Quattrini, che la rappresentava da oltre trent’anni, ha tracciato giovedì un ritratto che vale più di molte biografie: “Non l’ho sentita mai parlare male di nessuno. Ogni suo intervento è sempre stato una dimostrazione di buon senso”. Scherzava con lui sull’opportunità di fondare “il partito del buon senso”. In un panorama televisivo popolato da urlatori, era rimasta se stessa.
I colleghi: “Una grammatica televisiva”
Le reazioni alla morte di Bonaccorti hanno attraversato televisione e social network con insolita coralità, e con una qualità che raramente si riscontra nei necrologi di circostanza. Bruno Vespa, interpellato da “Storie Italiane”, ha definito il suo modo di affrontare la malattia “una vera lezione di vita”, ricordando “una bellissima voce e un carattere forte”. Andrea Roncato ha descritto lo choc della mattina: “C’era chi diceva che fosse una fake news e mi ero quasi rilassato. Poi purtroppo la verità”.
Caterina Balivo, su Instagram, ha evocato l’ultima apparizione in studio — meno di un mese prima della morte — in occasione della reunion di “Non è la Rai”: “Ti ho sempre ammirata per la tua ironia, intelligenza e raffinatezza”. Antonella Clerici l’ha chiamata “donna dai mille talenti e regina del mezzogiorno”. Simona Ventura ha scritto: “Il tuo coraggio resterà un esempio”.
Il conduttore Pierluigi Diaco ha scelto le parole più dense: “Enrica si è distinta per passione, educazione, regalità d’animo ed eleganza. Ingredienti che è riuscita a trasformare in grammatica televisiva”. Rai2 ha trasmesso giovedì pomeriggio, a “BellaMa’”, uno speciale con la sua ultima intervista in studio. Mara Venier — che l’aveva ospitata più volte a “Domenica In” e con cui condivideva un’amicizia genuina — ha chiuso con sette parole: “Enrica mia, sarai sempre con me”.
Massimo Boldi ha scritto di “momenti di gioia, di grande amicizia e di divertimento”. La ministra del Turismo Daniela Santanchè ha affidato a un post il suo congedo: “Hai vissuto da protagonista”. È una frase che, a scorrere l’intera traiettoria di Enrica Bonaccorti, regge.
