Addio all’indipendenza di Piazzetta Cuccia: il Monte completa la conquista di Mediobanca
Approvato oggi dal consiglio di amministrazione di Siena il progetto definitivo di incorporazione della storica banca d’affari milanese, con un concambio azionario di 2,45 a uno che supera l’offerta iniziale dello scorso anno e punta a generare sinergie per 700 milioni di euro entro il 2030.
Il Monte dei Paschi di Siena divora Mediobanca. Con l’approvazione del progetto di fusione per incorporazione, il gruppo senese ridisegna la mappa del capitalismo finanziario italiano: un concambio superiore alle attese degli analisti, una holding non quotata che erediterà il brand di Piazzetta Cuccia e la partecipazione in Generali, e un nuovo assetto proprietario che consegna a Delfin e Caltagirone oltre un quarto del capitale del gruppo combinato.
Il concambio supera le attese del mercato
Il rapporto di cambio è stato fissato a 2,45 azioni Mps per ciascuna azione Mediobanca. La cifra tiene conto della distribuzione dei dividendi relativi all’esercizio 2025 di entrambi gli istituti ed è superiore alle attese degli analisti. Supera anche, in modo significativo, l’offerta iniziale avanzata dal Monte lo scorso anno nell’ambito dell’Ops, allora ferma a 2,3 azioni, poi rivista al rialzo con l’aggiunta di una componente cash. L’operazione dovrà ora superare l’esame delle assemblee straordinarie degli azionisti delle due banche e ottenere le necessarie autorizzazioni regolamentari. La data di efficacia è prevista entro la fine del 2026.
Mps sottolinea che la fusione “è coerente” con gli indirizzi del piano industriale 2026-2030, approvato a fine febbraio. L’operazione, insieme alle connesse manovre di riorganizzazione interna, consentirà di dare piena attuazione agli obiettivi finanziari e industriali già comunicati al mercato, con sinergie stimate in circa 700 milioni di euro, destinate a massimizzare la creazione di valore per tutti gli azionisti.
Nasce una holding non quotata per il brand Mediobanca
Il cuore dell’architettura societaria è confermato. Le attività di corporate & investment banking e di private banking — rivolte alla clientela di fascia alta — saranno concentrate in una società non quotata, posseduta al 100% da Mps, che assumerà la denominazione di Mediobanca Spa. A questa newco sarà trasferita anche la partecipazione in Assicurazioni Generali: una posta di bilancio di peso strategico, che vale l’ingresso del gruppo senese al cuore del sistema assicurativo italiano.
Sul versante retail, è prevista l’integrazione delle reti di consulenti finanziari e delle attività di wealth management di Mediobanca Premier e Banca Widiba. Quest’ultima adotterà una nuova denominazione sociale che includerà il brand Mediobanca, segnalando la volontà del gruppo di capitalizzare il valore reputazionale di Piazzetta Cuccia anche sul segmento affluent. Le operazioni di riorganizzazione saranno definite nei dettagli e sottoposte all’approvazione degli organi sociali competenti.
Il nuovo azionariato: Delfin primo socio, il Tesoro al 4,5%
Assumendo che l’attuale assetto proprietario di Mps e di Mediobanca rimanga invariato fino alla data di efficacia della fusione, il nuovo capitale sociale del gruppo combinato si distribuirà come segue: Delfin al 16,1%, gruppo Francesco Gaetano Caltagirone al 9,4%, BlackRock al 4,6%, Ministero dell’Economia al 4,5%, Banco Bpm al 3,4%. La somma delle quote di Delfin e Caltagirone sfiora il 26%: una soglia che, pur non configurando un controllo formale, consegna ai due soci un peso determinante nella governance del nuovo polo bancario. Il Tesoro, azionista di riferimento storico di Mps, si trova ridimensionato a una posizione di minoranza tecnica.
