Air Italy, licenziamento collettivo per 1450 dipendenti

Air Italy, licenziamento collettivo per 1450 dipendenti
15 febbraio 2020

Potrebbero arrivare da un giorno all’altro, le 1.450 lettere di licenziamento ad altrettanti lavoratori della compagnia Air Italy. L’annuncio arriva al termine del primo confronto, in conferenza telefonica, tra i liquidatori incaricati e i dipendenti di Air Italy, di base a Malpensa e a Olbia. I liquidatori hanno illustrato ai dipendenti la possibile evoluzione della procedura di liquidazione, confermando l’intenzione di adottare tutte le misure possibili di sostegno al reddito, compatibili a norma di legge con la procedura di liquidazione stessa. Verranno inoltre prese in considerazione tutte le possibilità di cessione di rami d’azienda, che comprendano il possibile mantenimento di tutti o di parte dei posti di lavoro.

“Al momento non è partita alcuna lettera di licenziamento”, riporta uan nota della compagnia aerea, confermando la procedura di liquidazione in bonis, un iter che secondo il codice civile prevede 75 giorni di tempo, quindi entro maggio, per dare corso al licenziamento collettivo. In sostanza, sta prendendo la peggiore delle pieghe possibili la crisi che coinvolge la compagnia aerea Air Italy. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha convocato per giovedì della prossima settimana i sindacati e le Regioni Sardegna e Lombardia. La ministra Paola De Micheli ha scritto ai liquidatori per formalizzare l’urgente richiesta di cambio della procedura, dal momento che la liquidazione danneggia pesantemente i lavoratori e la possibilità di garantire il trasporto aereo sulla Sardegna. Sempre per la prossima settimana sono in fase di preparazione incontri con la proprietà.

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I SINDACATI

USB “In certi frangenti sarebbe meglio calibrare le parole dopo aver preso decisioni così gravi come il grounding di Airitaly: parlare di tutela del lavoro attraverso la vendita a pezzi o pezzetti della compagnia dopo averne danneggiato irreparabilmente il marchio, scegliendo di non prendere la strada della continuità, appare senza senso e rischia in ogni caso di essere pagato a caro prezzo un’altra volta dai lavoratori”, commenta Francesco Staccioli di USB Lavoro Privato. “La storia dell’ingresso Qatar in Airitaly – aggiunge il sindacalista USB – è analoga a quella fatta da Etihad in Alitalia: stesse modalità, stessi licenziamenti, stessi tagli salariali e identici risultati con l’unica differenza che la prima viene liquidata e la seconda è commissariata, entrambi in situazione fortemente precaria”.

“Adesso – aggiunge Staccioli – serve una soluzione di sistema perché ci chiediamo come sia possibile che in un mercato di 193 milioni di passeggeri (dati provvisori 2019 assaeroporti) non ci possa essere lo spazio per un vettore nazionale che assicuri tutta l’attuale occupazione e il reddito, faccia da volano per le lavorazioni collegate e l’indotto, assicurando i collegamenti, la mobilità e la connettività intercontinentale, tutti fattori che stanno per scomparire. E’ sotto gli occhi di tutti l’evidente fallimento dal 2008 del mito delle privatizzazioni e dei regali alle compagnie straniere: oggi non è più tabù la parola nazionalizzazione. Sollecitiamo una convocazione a brevissimo da parte del Governo ai massimi livelli affinché si affrontino anche quei nodi legati alla strategicità del settore del trasporto aereo, la definizione di un quadro di regole valido per tutti gli operatori e il recupero di tutti gli evidenti squilibri che condizionano il lavoro nell’intero trasporto aereo”, conclude il sindacalista USB.

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FIT-CISL “Bene la convocazione della Ministra De Micheli su Air Italy – dichiara la Fit-Cisl -. Ci aspettiamo ora una convocazione del Commissario di Alitalia. Il tempo stringe; i problemi si accumulano: il trasporto aereo italiano non può più aspettare. Alla Ministra il 20 febbraio – prosegue la Federazione dei trasporti cislina – diremo quello che sosteniamo da tempo, e cioè che bisogna costruire nuove regole comuni per un settore, quello del trasporto aereo, in cui le aziende italiane sono penalizzate dalla concorrenza di quelle straniere e ciò perché, a seguito dei processi di liberalizzazione del settore, la legislazione italiana non ha previsto coerenti norme di tutela per le lavoratrici e per i lavoratori italiani”.

“Non comprendiamo – aggiunge la Fit-Cisl – come mai invece Leogrande tardi a convocare i sindacati, diversamente da quanto si era impegnato a fare appena 20 giorni fa. Il tema è: ci sono degli sprechi in Alitalia, che non si annidano tra il personale, come ha dichiarato in Parlamento il Ministro Patuanelli. E allora dove sono? A quanto ammontano? Occorre liberare la compagnia di bandiera da tutte le zavorre e rilanciarla perché con essa si svilupperà tutto il settore. Non ci stanchiamo di ripetere che un grande Paese come è il nostro, membro del G7, ha bisogno di un trasporto aereo adeguato alle proprie legittime aspirazioni di crescita economica e sociale”.

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