Politica

Alla fine ce l’ha fatta, Carlo Cottarelli corona il suo sogno

Alla fine ce l’ha fatta. Carlo Cottarelli conquista il suo “posto al sole”. Il popolare economista sarà capolista al Senato a Milano per il Pd e +Europa. Per dirla con Enrico Letta, sarà una delle principali “punte di diamante” della campagna elettorale. Nel 2013, il “padre” della spending review aveva ottenuto grande notorietà in Italia dopo che l’allora presidente del Consiglio, Letta, lo aveva nominato commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica, per l’appunto. Si parlò molto di lui anche dopo le elezioni del 4 marzo 2018, quando il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli conferì un mandato esplorativo da presidente del Consiglio per cercare una maggioranza di governo. Dopo pochi giorni, però, Cottarelli rimise il mandato quando Lega e Movimento 5 Stelle annunciarono di avere raggiunto un accordo per la formazione di un governo politico guidato da Giuseppe Conte, il cosiddetto esecutivo giallo-verde. Esperienze che gli hanno permesso di annusare la vita politica ma non di esserne protagonista in prima persona. Ora, invece, ce l’ha fatta. Per l’economista è arrivata l’occasione per entrare in politica dalla porta principale, in questo caso, quella di Palazzo Madama.

Dovrà vedersela, probabilmente, con il candidato del centrodestra, l’altro economista, Giulio Tremonti, ministro delle Finanze nei governi Berlusconi I, II, III e IV. E’ un draghiamo, Cottarelli, come dimostra nell’intervento in cui l’economista ha spiegato le ragioni del suo nuovo impegno. Per il candidato PD, in sostanza, “l’Italia è a un bivio economico. Il Pnrr è stato portato avanti con energia dal governo Draghi. Questo, insieme a un uso oculato delle risorse messe a disposizione dall’Unione europea e dalla Bce ha consentito una forte ripresa”, ha osservato. Invece, nell’ultimo suo post, sostiene che “il presidenzialismo non mi piace” perché “accentuerebbe ulteriormente la personalizzazione della politica”. E “i partiti sono già anche troppo personalizzati”. Il suo pensionamento a 59 anni, dopo 25 di lavoro al Fondo monetario internazionale (Fmi), è già divenuto “arma” d’attacco per i suoi gli avversari politici. I più ideologici gli ricorderanno che il Fondo monetario internazionale ha svolto un ruolo da protagonista nella crisi economica della Grecia nel 2010.

Gli rammenteranno che nell’occasione il Fmi ha dato vita alla troika, ente di controllo costituito dallo stesso Fmi, Bce ed Ue. Troika accusata di intrusione nella sovranità del dissestato stato greco. Contestato da premi Nobel, intellettuali e no global, il Fondo monetario internazionale viene spesso incluso tra gli strumenti operativi del potere economico mondiale. Ma questa è un’altra storia. Cottarelli, 67 anni, dopo essersi laureato in Economia a Siena e aver conseguito il Master presso la London School of Economics, ha lavorato nel dipartimento ricerca della Banca d’Italia e poi all’Eni. Dal 1988 al 2013, come detto, ha lavora per il Fondo Monetario Internazionale, per cui ha ricoperto vari incarichi in diversi dipartimenti, tra cui quello di direttore del Dipartimento Affari Fiscali. Dal 2013 al 2014 è stato Commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica, nominato dal governo Letta, come abbiamo ricordato. Dal 2014 al 2017, invece, ritorna al FMI con l’incarico di direttore esecutivo. Dal 2017, infine, è direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’università Cattolica di Milano e visiting professor presso l’università Bocconi.

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