All’Ariston la storia si riscrive: Ramazzotti e Keys uniscono il mondo in una sola canzone

Due giganti della musica, separati da oceani e generazioni, si incontrano sul palco del Festival per la prima serata del duetto “L’aurora” — omaggio alle radici siciliane di una star globale.

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Eros Ramazzotti e Alicia Keys

La terza serata del Festival di Sanremo, giovedì 26 febbraio, ha offerto al pubblico dell’Ariston — e a quello ben più vasto dei telespettatori — uno di quegli episodi che raramente si programmano e ancor più raramente riescono. Sul palco che ha scritto decenni di storia della canzone italiana si sono incontrati due mondi: Eros Ramazzotti, figlio di Cinecittà e da quarant’anni voce italiana più riconoscibile all’estero, e Alicia Keys, newyorkese di ascendenza siciliana, pianista e compositrice di statura internazionale indiscussa.

Il duetto su “L’aurora” — presentato come anteprima mondiale dal direttore artistico Carlo Conti — non era soltanto un numero di spettacolo. Era, nella sua costruzione simbolica, qualcosa di più: la dimostrazione che la canzone popolare italiana possiede ancora la capacità di varcare i propri confini senza snaturarsi.

L’avvio non è stato privo di intoppi. Keys si era già seduta al pianoforte quando un problema tecnico ha interrotto l’esibizione sul nascere. Conti ha gestito l’imprevisto con la disinvoltura di chi conosce il mestiere, inviando il programma in pausa pubblicitaria. Il teatro ha atteso. Quando la musica è ricominciata, l’atmosfera era, se possibile, più carica di prima. La standing ovation finale e le richieste di bis dal parterre hanno confermato che il pubblico aveva percepito esattamente il peso del momento.

Radici siciliane e lingua ritrovata

Ciò che ha conferito all’esibizione una dimensione ulteriore rispetto al semplice incontro tra star è stata la scelta di Keys di cantare in italiano. Non si è trattato di un esercizio di stile né di una concessione al gusto del contesto. Keys ha dichiarato dal palco: “Sono felicissima di essere per la prima volta su questo palco: le mie radici sono italiane”. I nonni siciliani non sono un dettaglio biografico marginale ma il filo che ricollega una carriera costruita interamente in lingua inglese a una tradizione musicale e affettiva più antica. Cantare “L’aurora” in italiano, davanti a milioni di spettatori, ha significato rendere pubblica e sonora questa appartenenza sommersa.

La nuova versione del brano, pubblicata a novembre nell’ultimo disco di Ramazzotti — “Una storia importante” — unisce le due voci in un arrangiamento che rispetta l’impianto melodico dell’originale senza limitarsi a replicarlo. Dopo il duetto, Keys si è esibita al pianoforte con “Empire State of Mind”, accolta da un’acclamazione che ha confermato quanto il suo nome sia capace di catalizzare attenzione anche al di fuori del pubblico anglosassone.

Quarant’anni su quel palco

Per comprendere il peso specifico della serata è necessario ripercorrere, almeno per grandi linee, il percorso che ha riportato Ramazzotti all’Ariston. Nato a Roma il 28 ottobre 1963 e cresciuto nel quartiere di Cinecittà, Ramazzotti appartiene a quella generazione di artisti che ha costruito la propria carriera senza rete, abbandonando gli studi di ragioneria per inseguire la musica dopo un primo tentativo al Festival di Castrocaro nel 1981.

La svolta arriva nel 1984, quando vince la sezione Nuove Proposte con “Terra promessa”. L’anno successivo gareggia tra i Campioni con “Una storia importante”; nel 1986 trionfa con “Adesso tu” e conquista anche il Festivalbar. È su quel brano — e su quella vittoria, esattamente quarant’anni fa — che si fonda il cerchio simbolico che la serata di giovedì ha idealmente chiuso.

Gli anni Novanta trasformano il successo nazionale in fenomeno planetario. Ramazzotti riempie il Radio City Music Hall, incide duetti con Andrea Bocelli e Tina Turner, collabora con Cher e Ricky Martin. Con oltre cinquantacinque milioni di dischi venduti, il suo nome è oggi uno dei pochi marchi italiani nel campo della musica di intrattenimento che non richiede traduzione né spiegazione in nessun continente.

Un disco come bilancio e rilancio

L’ultimo progetto discografico — “Una storia importante”, titolo che riprende quello del brano del 1985 — si presenta come un doppio movimento: bilancio di una carriera e rilancio verso nuove collaborazioni. Quindici inediti e alcune delle sue canzoni più note, riarrangiate con nomi di primo piano della musica italiana e internazionale. Tra gli italiani figurano Ultimo, Jovanotti, Max Pezzali, Giorgia ed Elisa; tra gli internazionali, Carín León, Kany García e Lali.

Il duetto con Keys su “L’aurora” è il contributo più atteso e, alla luce della serata sanremese, il più riuscito sul piano dell’impatto pubblico. Non a caso Ramazzotti non nasconde il passo successivo nel proprio immaginario: un duetto con Lady Gaga, che ha definito “straordinaria”. Sul piano privato, la biografia di Ramazzotti è nota nelle sue linee essenziali: la storia con Michelle Hunziker, dalla quale nel 1996 è nata la figlia Aurora — nome che risuona con particolare evidenza nelle circostanze della serata —, il matrimonio con Marica Pellegrinelli da cui sono nati Raffaela Maria e Gabrio Tullio. Oggi risulta solo.

Resta, al termine di una serata che ha saputo trasformare un intoppo tecnico in attesa e l’attesa in emozione, l’immagine di due artisti in smoking e tuta di pelle nera che condividono un microfono e, con esso, una genealogia musicale più intrecciata di quanto la geografia lascerebbe supporre.